L'addio choc di Rocco Hunt: «Mollo, è nu juorno brutto»

Mercoledì 17 Luglio 2019 di Federico Vacalebre

Sabato notte, nell'andare via da Castel Volturno, dove si era esibito davanti ai 35.000 del «beach party» duettando con il protagonista Jovanotti «'Nu juorno buono» e poi dividendo con lui, Enzo Avitabile e Clementino l'omaggio a Pino Daniele, mi aveva salutato così: «Fede, stai attento, che arriva una bomba».
 
«Il nuovo album? Ai primi di settembre?», gli avevo chiesto. «Anche prima, presto», aveva risposto lui prima di scappare sulla Domitiana prima di restare intrappolato nell'ingorgo di fine concerto.

Ieri una «bomba» Rocco Hunt l'ha mollata, ma probabilmente non era quella a cui pensava sabato notte, felicissimo dell'esibizione, sicuramente non era quella a cui pensavo io. «Mi hanno privato e ancora adesso mi stanno privando della mia libertà. Sono anni che continuamente vi prometto che l'album nuovo uscirà presto e per un motivo o per un altro non riesco a condividerlo con voi. Ho troppe pressioni e forse è arrivato il momento di mollare tutto e darla vinta a tutte le persone che vorrebbero la fine della mia musica», ha scritto il ventiquattrenne rapper salernitano, Pagliarulo all'anagrafe, sul suo profilo Instagram, lasciando nello sconforto i suoi fan.

Uno «sfogone» improvviso: «Siamo cresciuti insieme attraverso la mia musica e ci siamo emozionati durante i concerti ed io mi sono sempre sentito come se fossi stato nel pubblico con voi. Ovunque sono andato mi avete fatto sentire a casa (per questo vi ringrazio) e spero che per voi sia stato lo stesso. Ma adesso non me la sento più di continuare e credo sia meglio lasciarvi con il bel ricordo che avete di me. Ho creato tante aspettative che non riesco a mantenere. Ho sentito il bisogno di sfogarmi con voi e dirvi che per adesso mollo tutto. Purtroppo mi sembra la decisione più onesta da prendere», ha concluso a sottolineare «'nu juorno brutto».

Che cosa succede? In tanti commentano perplessi e, soprattutto, lo incoraggiano: Clementino posta dei punti interrogativi, Nino D'Angelo chiede «ma cosa è successo?», Gigi D'Alessio scrive «Nunn'è nu juorno bbuono... Parlammene dimane», i Boomdabash: «Fratello esci sta bomba! La musica è di tutti e tutti hanno bisogno della tua musica». A sorprendere di più sono i commenti di chi lavora con Rocco: Agostino Migliore, alias Chief, rapper e suo manager e produttore, posta: «Ma che sta succedendo bro? Non fare così, dai che si spacca tutto». E Francesco Facchinetti, che da poco lavora al management del rapper: «Rocco è da poco che ci conosciamo ma sei un grande. Prenditi il tuo tempo... ti vogliamo bene».

Il telefono di Hunt è spento, quello di sua moglie pure, o quando bussano nessuno risponde. Migliore si dice frastornato: «Stiamo cercando di capire anche noi che cosa è successo, non so proprio che cosa pensare». I fan incitano il «poeta urbano» che era da poco tornato discograficamente in pista: il suo ultimo album, «Mister Hunt», risale al 2015, al 2016 il bis a Sanremo con «Wake up», questa volta nono tra i big dopo la vittoria tra i giovani del 2014. Da allora si è concesso l'avventura cinematografica in «Arrivano i prof» di Ivan Silvestrini, molte collaborazioni con colleghi e molti live, il ritorno al dialetto con «Tutte e parole», il 17 maggio aveva fatto uscire l'ultimo singolo, «Benvenuti in Italy», scelto come inno per accompagnare gli azzurrini al campionato europeo di calcio under 21. Intervistandolo in quell'occasione, alla domanda «e il nuovo album?» mi aveva risposto: «Dopo l'estate, ormai è pronto». Poi...

A tarda sera ieri ha mandato un messaggino ad un amico, uno che chiama maestro, che si era preoccupato delle sue parole, che l'aveva visto da poco, che non si aspettava una tempesta simile: «State sereno, va tutto bene per me» le poche parole battute sul telefonino.

Solo uno sfogo? Una rottura discografica o manageriale? Una trovata promozionale? Arrivato al successo giovanissimo, Rocco Hunt ha affrontato finora le pressioni dello showbiz alla grande, rivendicando la sua appartenenza ad un quartiere povero di Salerno, la sua provenienza dalla strada, la sua voglia di tenere insieme le radici campane e le ali hip hop. Sabato sera, sul palco di Castel Volturno, ha detto davanti a 35.000 persone: «Ora, dopo aver avuto l'onore di duettare con Pino Daniele, ho cantato anche con Jovanotti, quasi non ci credo».

E allora? Che cosa è successo? Che cosa succederà? Rocco Hunt ha davvero fermato il mondo e vuole scendere? Era solo uno sfogo da social? Un disco, magari uno street single, ci spiegherà tutto con il suo inconfondibile flow? Forse stamattina Rocchino si sveglierà, ritroverà «'Nu juorno buono» e deciderà che, in fondo, non ha voglia di tirare i remi in barca, che rappare - nonostante i gatti e le volpi e i «magnager» che infestano questo mondo - lo diverte ancora. Che vale la pena di continuare a fare il suo mestiere anche per «mio zio che si sceta a mattina», per «Gennaro ca ha avuto o criaturo», per i «pisciaiuoli», i «fruttaioli», «pe' tutta a gente ro rione». Loro, quelli della Ciampa, quelli di Salerno che per una volta ha vinto a Sanremo, si chiedono più di tutti che cosa sia successo al «loro» Rocco Hunt.

Ultimo aggiornamento: 15:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA