Ucraina, il dolore di Riccardo Muti a Chicago: «Non possiamo suonare senza pensare a Kiev»

Lunedì 28 Febbraio 2022 di Donatella Longobardi
Ucraina, il dolore di Riccardo Muti a Chicago: «Non possiamo suonare senza pensare a Kiev»

«Il palco non dovrebbe mai essere un posto per annunci politici, facciamo musica che significa gioia e pace, ma non possiamo suonare una sinfornia dedicata alla gioia e alla fratellanza senza pensare alle sofferenze del popolo dell'Ucraina». Prima di eseguire la Nona di Beethoven con il suo «Inno alla Gioia», che è anche inno dell'Europa unita, Riccardo Muti lancia il suo pensiero oltre la musica e oltre le note. «Siamo contro la guerra», ha detto il maestro napoletano dal podio del Symphony Center di Chicago dove ha concluso ieri un ciclo di eventi alla guida della sua grande orchestra americana, la Chicago Symphony Orchestra. Così, proprio mentre in Italia si polemizza sulla presenza di Gergiev alla Scala, Anna Netrebko fa il suo «coming out» contro l'amico Putin e al San Carlo si uniscono le voci di cantanti russe e ucraine, la musica tace sulle passerelle della moda milanse dove Giorgio Armani ha fatto sflilare la sua collezione, presente la senatrice Liliana Segre, nel silenzio più assoluto: «La mia decisione di non usare la musica nello show è stata presa in segno di rispetto per le persone coinvolte nella tragedia in corso in Ucraina», ha annunciato lo stilista. «Ho pesato che la cosa migliore era dare il segnale che non vogliamo festeggiare perché c'è qualcosa intorno a noi che ci disturba molto». 

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Intanto negli Stati Uniti, Muti ha affrontato così il dramma della guerra: «Vorrei che questo messaggio arrivi non solo in Ucraina, ma in tutto il mondo». E alla sua voce si aggiungono quelle di tanti artisti. Come la ballerina Lilia Chapis che dal 92 vive ad Arezzo dopo una carriera tra l'Opera Nazionale di Kiev e quella di Odessa. «Abbiamo parenti anziani che non riescono a raggiungere i bunker, sta finendo tutto, il carburante per poter fuggire e il cibo», dice. E racconta di un bombardamento vicino alla casa dell'ex marito, professore universitario e tenore Jevhenji Safroncik: «Hanno colpito un piccolo centro sanitario per bambini, un bimbo è morto». «Non basta essere contro la violenza, bisogna gridarlo, perché la gioia senza pace non esiste», insiste dal canto suo Muti. E, dovendo eseguire proprio il celebre testo beethoveniano col finale sui versi di Schiller che parlano dell'ideale società di uomini legati tra loro da vincoli di gioia e amicizia universali, si lascia andare all'emozione mentre i professori dell'orchestra e il pubblico applaudono. «Quello che si vede in tv è orribile», nota ancora il maestro. E ricorda che nel luglio del 2018 aveva tenuto proprio a Kiev uno dei suoi Concerti dell'Amicizia con il Ravenna Festival realizzati con la moglie Cristina fin da quando, nel 1997, la musica con il suo messaggio di pace valicò l'Adriatico per raggiungere Sarajevo distrutta dalle bombe. Un messaggio che, nonostante la pandemia, Muti ha continuato a testimoniare in luoghi simbolici. L'anno scorso a Erevan, quello prima tra i templi di Paestum con una speciale dedica alla Siria, e poi ancora Teheran, Atene, Nairobi, Damasco, Cairo, New York dopo l'attacco alle Torri Gemelle, Mosca, Gerusalemme. Quasi ovunque Muti vi ha diretto musica italiana e l'amato Verdi, quel musicista che con le sue opere «pianse ed amò per tutti». Lo stesso Verdi che aveva proposto in Ucraina, dove, ha ricordato con affetto, «trovai persone bellissime». In quella occasione diresse l'Orchestra Giovanile Cherubini da lui fondata, per dare formazione ai giovani italiani, unita all'Orchestra e al Coro dell'Opera Nazionale d'Ucraina intitolata al poeta Shevchenko. A loro si erano aggiunti artisti giunti da Mariupol, una città che allora sembrava un lontano teatro di guerra dove si combatteva dopo l'occupazione russa della Crimea del 2014 le cui tracce segnavano col sangue versato dai patrioti della capitale la centrale piazza Maidan e i suoi dintorni, una sorta di enorme sacrario realizzato con le fotografie dei caduti cui la gente portava fiori e lumini intorno alle bandiere giallo-celesti. «Quando canto il coro del Va' pensiero mi vengono le lacrime agli occhi e mi si stringe il cuore, penso agli ebrei schiavi e a Nabucodonosor, penso ai moti risorgimentali italiani e penso soprattutto alla mia patria anch'essa bella e perduta, alla guerra che si combatte a pochi chilometri dalle nostre case e che il mondo ha dimenticato», raccontava quattro anni fa Eugenji, un trentenne dell'Accademia di musica di Mariupol inserito nel grande concerto sulla piazza Santa Sofia, a poca distanza dalle antiche porte di Kiev che nel XIII secolo non avevano retto all'invasione dei mongoli. Proprio qui Muti aveva deciso di eseguire oltre a brani dal Nabucco anche il Lincoln Portrait di Aaron Copland con la voce recitante John Malkovich. Un testo oggi ancora più profetico, composto nel 1942 su testi del presidente americano che abolì la schiavitù. «Compatrioti non possiamo sfuggire alla storia.... Che questi morti non siano morti invano, che questa nazione guidata da dio, abbia una rinascita di libertà e che l'idea di un governo del popolo, dal popolo, non abbia a perire dalla terra». 

Ultimo aggiornamento: 1 Marzo, 09:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA