Tyson combatte a Los Angeles,
il cattivo torna sul ring a 54 anni

Sabato 28 Novembre 2020 di Gianluca Cordella

«Suonala ancora, Sam». Anzi, essendo Mike Tyson il Sam in questione, sarebbe più adatto un «suonale ancora». Il baddest man on the planet, l’uomo più cattivo del pianeta, secondo uno dei mille soprannomi affibbiatigli a inizio carriera, è tornato. Salirà ancora sul ring stanotte, allo Staples Center di Los Angeles, la casa dei Lakers. A 54 anni l’ex campione dei pesi massimi si rimette in gioco: in palio non ci sono titoli e cinture (se non quella celebrativa che la Wbc ha realizzato per entrambi i pugili), ma una buona dose di credibilità e tanta necessità di spettacolo, in un anno lacerato dalle brutture e dalle privazioni del Covid. Ed è stato proprio durante la primissima parte del lockdown che Iron Mike ha plasmato la pazza idea di tornare sul ring. A scopo benefico. A incrociare i guantoni con Tyson sarà Roy Jones Jr, a sua volta ex campione del mondo, che infila i guantoni con un piccolo vantaggio: ha tre anni di meno e si è ritirato ufficialmente solo due anni fa. Per Mike, al contrario, si tratta di un ritorno dopo ben 15 anni. Si combatterà su otto riprese di due minuti l’una e con guantoni più grandi di quelli usati normalmente: la salute di due signori di oltre 50 anni va tutelata. Nonostante i proclami di Mike, che ha detto di non essersi mai sentito così in forma e ha già lanciato la sfida, sempre a scopo benefico, alle glorie della boxe attuale. In fila Anthony Joshua, Tyson Fury e Deontay Wilder. Con buona pace di chi pensa che questi incontri non siano del tutto autentici. «Ma con me è sempre vera box», ha tagliato corto l’ex campione dei pesi massimi. 

 

Il ring dirà la sua, ma essendo la beneficenza la matrice di tutto, il giudizio sportivo potrà essere sospeso per una volta. Non come accadde, ad esempio, in occasione dei primi due rientri di Iron Mike. Il primo, dopo gli anni in carcere per i fatti di violenza legati a Desiree Washington, con gli applausi per i titoli mondiali Wba e Wbc riconquistati e la condanna per il morso all’orecchio di Holyfield che gli costò il ritiro della licenza. Il secondo, dopo aver riottenuto il permesso di combattere, segnato per lo più da figuracce. I ritorni sul ring non sono così inusuali e gli esiti più che mai alterni non hanno risparmiato nemmeno Muhammad Ali. Che, dopo oltre tre anni di stop per il ritiro della licenza seguito al rifiuto di arruolarsi per il Vietnam, tornò sul ring e scrisse l’epica della boxe riprendendosi le cinture mondiali perse sette anni prima nella Rumble in the jungle contro George Foreman. Provò un secondo ritorno nel 1980, dopo il ritiro di due anni prima, ma perse da Larry Holmes. Lo stesso Foreman, dopo l’addio nel 1977, tornò a combattere dieci anni dopo e addirittura nel 1994, a quasi 46 anni, rivinse il titolo mondiale battendo Moore. 

Ma di ritorni più o meno felici è piena la storia dello sport. Il migliore è senza dubbio quello di Michael Jordan che, dopo la biennale parentesi discutibile con il baseball, tornò in Nba nel 1995 e vinse tre anelli con i suoi Bulls, da sommare a quelli vinti prima del ritiro. Tra i peggiori c’è quello di Michael Schumacher, che dopo i fasti con Benetton e Ferrari, si ritirò nel 2006, salvo ritornare nel Circus con la Mercedes quattro anni dopo. Il bilancio? Un terzo posto in 58 Gp. E se il tennis ha celebrato Kim Clijsters, che ritiratasi nel 2007, ci ripensò due anni dopo, aggiungendo tre titoli Slam agli Us Open vinti nel 2005, l’operazione amarcord forse peggiore dello sport è stata quella di Bjorn Borg. L’ex numero uno del mondo, ritiratosi nel 1983, provò una improbabile rentrée nel 1991. Si presentò a Montecarlo con la racchetta di legno che aveva accompagnato i suoi successi e per due anni raccolse sconfitte in giro per il mondo contro giocatori modesti. Nel 1993 l’addio, questa volta e per fortuna, definitivo.

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