Il Genoa va oltre l'emergenza
e frena il Verona: 0-0

Lunedì 19 Ottobre 2020 di Matteo Sorio

VERONA Le versioni ridotte di Genoa e Verona. Grifone senza Destro, Criscito, Lerager, Sturaro, Zappacosta, Cassata, Brlek, Males. Hellas senza Barak, Gunter, Veloso, Benassi, Cetin, Dawidowicz, Magnani. Sarà vero che le difficoltà nascondono sempre un'opportunità, a volte però sono un disagio e basta. Né Juric né Maran, la cui squadra per una sera prova a dimenticare il Covid, trovano qualità d'esecuzioni o continuità, nella serata del Bentegodi. "La condizione fisica non c'è", diceva il ds del Genoa, Faggiano, prima di un match che ha visto i rossoblù raggiungere Verona su due pullman per non lasciare nulla d'intentato quanto a distanziamento. Calo alla distanza, per i suoi, assemblati secondo un 3-5-2 d'emergenza, traditi dalla poca mira di Rovella, prodotto di cantera, un 2001 dal piede pulito, e attirati solo a singhiozzo da Schomurodov, l'uzbeko pagato 8 milioni al Rostov, undici gol nella scorsa serie A russa. Nel Verona bene Colley, classe 2000 in prestito dall'Atalanta, e una conferma della personalità di Lovato, vent'anni, titolare stavolta in mezzo alla difesa. Sulla partita le unghie degli scaligeri, senza però mai graffiare, nemmeno con l'ingresso (esordio) di Kalinic, e il guantone di Perin su Zaccagni pesa assai. A pesarne il pregresso, per il Genoa è quasi un punto insperato: una partenza di stagione ad handicap come quella dei liguri raramente s'era vista. Può solo sperare, Maran, che, superata la buriana massima, dai prossimi tamponi arrivino ulteriori, confortanti notizie. Per il resto il vero Genoa, così come il vero Hellas, sono molto lontani dal film (generoso, per carità) visto in riva all'Adige.

Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre, 00:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA