Gli sms compiono 30 anni. E hanno un ruolo sempre più importante

«L’Sms compie 30 anni, ma non li dimostra: quest’anno ne saranno inviati 30 miliardi»

Il primo sms fu inviato dal programmatore britannico Neil Papworth
Il primo sms fu inviato dal programmatore britannico Neil Papworth
di Guglielmo Sbano
Sabato 3 Dicembre 2022, 14:44
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Oggi ricorre il suo trentesimo compleanno, ma l’Sms è ancora ampiamente apprezzato soprattutto in ambito professionale. Per quanto non sia più in voga per comunicare con amici e parenti, l’Sms è, infatti, utilizzatissimo in ambito business per inviare informazioni che devono arrivare rapidamente o con sicurezza a destinazione, come, ad esempio, password temporanee, promemoria di appuntamenti, conferme di turni di lavoro, risultati di test sanitari, comunicazioni d’emergenza e molto altro.

Il 3 dicembre ricorrono 30 anni dal giorno in cui venne inviato il primo Sms dall’ingegnere e programmatore britannico Neil Papworth per augurare Buon Natale a un collega. Anche se la parola Sms era già comparsa in vari documenti, è proprio questa la data in cui fu effettivamente mandato il messaggio e viene, quindi, considerata quella ufficiale della nascita dei vecchi messaggini.

In quegli anni era presente un certo scetticismo sull’utilità dei messaggi, quando si poteva più semplicemente telefonare, ma la storia dell’Sms ha dimostrato che queste perplessità non erano fondate. Già l’anno successivo, infatti, la stessa Nokia decise di aggiungere la funzione Sms ai suoi telefoni con un suono specifico quando se ne riceveva uno e successivamente la popolarità continuò a crescere a tal punto, che nel solo 1999 vennero inviati ben 17 miliardi di messaggi di testo. 

In poco tempo l’Sms fu largamente utilizzato per comunicare con familiari e amici e iniziò pian piano a interessare anche il mondo del business, proprio quello in cui oggi sta vivendo una seconda giovinezza. Nei primi anni 2000, infatti, nacque l’Sms marketing e le aziende cominciarono a scoprire i vantaggi rispetto ad altri mezzi di comunicazione, sia verso clienti e potenziali clienti, sia verso i propri dipendenti. 

A livello numerico la crescita fu a questo punto impressionante: nel solo 2002 vennero inviati 250 miliardi di messaggi e nel 2007 i messaggi mandati in un anno furono ben 4100 miliardi. Anche le banche iniziarono proprio in quegli anni a farne un uso massiccio per inviare password o altre informazioni che per motivi di sicurezza è preferibile non mandare via mail.

Il 2009 rappresenta un'altra tappa molto importante nel mondo della messaggistica perché nacque WhatsApp, mentre l’anno successivo si registrò il record assoluto di 6100 miliardi di Sms inviati in un anno. Ma fu proprio in quegli stessi anni che arrivano anche altri competitor, come Viber, Facebook Messenger e iMessage, e gli Sms cominciarono a perdere posizioni nelle comunicazioni tra privati, a vantaggio della messaggistica istantanea. Nel tempo è stato poi proprio WhatsApp ad affermarsi definitivamente come sistema di chat più diffuso al mondo e per il 2022 si stima che saranno 100 miliardi i messaggi inviati tramite WhatsApp. 

Se da una parte gli SMS hanno perso lo scettro a livello numerico, dall’altra hanno comunque conquistato la leadership nell’ambito delle comunicazioni business, sia di tipo transazionale che di marketing, e in quelle di emergenza 

«L’Sms compie 30 anni, ma non li dimostra. In determinati ambiti si sta, infatti, assistendo a un vero e proprio boom e quest’anno ci si aspetta che ne saranno inviati oltre 30 miliardi», ha affermato Domitilla Cortelletti, Marketing Manager di Skebby, che ha proseguito: «Trattandosi di una tecnologia oramai consolidata da molti anni, l’Sms è, infatti, ritenuto molto più affidabile della messaggistica istantanea, quindi, perfetto per comunicazioni di emergenza o comunque importanti come l’invio di password temporanee, avvisi di consegne, conferme di appuntamenti, comunicazione di turni di lavoro e molto altro. Ma questo non è l’unico vantaggio degli Sms, perché rispetto alla messaggistica sono ritenuti anche meno invasivi della sfera privata e raggiungono tutti i telefoni, non solo gli smartphone», ha concluso Cortelletti.

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