Il Patriarca spiazza Erdogan e chiede la par condicio, Santa Sofia sia metà moschea e metà chiesa

Giovedì 23 Luglio 2020 di Franca Giansoldati
credit: Patriarcato Ortodosso di Belgrado

Alla vigilia della cerimonia ufficiale (e in pompa magna) che prevede la riconversione in moschea della basilica bizantina di Santa Sofia a Istanbul – museo dal 1935 per volere di Ataturk – il patriarca di Belgrado, Irenei, spariglia le carte e chiede ad Erdogan la par condicio. Se l'ormai ex museo è destinato in futuro a tornare luogo di culto allora dovrebbe essere concesso in modo paritario sia ai musulmani che ai cattolici, ai quali dovrebbe essere garantito il diritto di celebrare le loro cerimonie liturgiche all'interno. Esattamente come ai musulmani. Una proposta ufficiale, serissima, contenuta in un comunicato ufficiale, che al momento però non ha avuto alcuna replica formale da parte di Ankara. 

«Noi consideriamo l'annullamento della decisione di Atatürk e la riconversione unilaterale di Hagia Sophia in moschea non solo un'ingiustizia storica, ma anche un movimento politico affrettato e inutile, dannoso sia per l'immagine internazionale della Turchia nel mondo, sia per le relazioni e la fiducia tra cristiani e musulmani nel mondo» tuona Irenei nella dichiarazione. 

«Ci auguriamo che sia chiaro a tutti che l'alternativa per il futuro non è un confronto indotto artificialmente da due grandi religioni mondiali, il cristianesimo e l'islam, ma la pace tra i loro credenti, o meglio: non solo la pace o solo la tolleranza, ma anche il rispetto reciproco, nonché il dialogo e la cooperazione in tutto ciò che serve al bene generale delle persone e dei popoli, senza mettere a repentaglio l'identità religiosa e culturale di nessuno».

Irenei ha così lanciato la sua proposta: «A nostro avviso, l'unica soluzione giusta, se si vuole modificare la decisione di Kemal Pasha, è quella di mantenere lo status di museo, e di dare il permesso di culto non solo ai musulmani ma anche ai cristiani. La chiesa è abbastanza spaziosa da offrire a tutti lo spazio per il culto senza ostacoli. Una soluzione del genere non sarebbe un precedente nel mondo moderno. Non solo a Gerusalemme o nel Sinai - e questi sono i luoghi santi per i credenti di entrambe le religioni - ma anche altrove, anche in Serbia e in alcune altre regioni in cui vive il popolo serbo, sia una chiesa che una moschea spesso stanno l'una accanto all'altra, a testimonianza della simbiosi storica, della tolleranza e della fiducia tra i vicini».

In questi giorni si sono fatti sentire tutti i patriarchi. Da quello di Mosca a quello di Costantinopoli, Bartolomeo. Il Papa all'Angelus ha espresso tutta la sua amarezza per questa decisione. Per tutta risposta il portavoce di Erdogan ha fatto sapere alla CNN turca che  il Papa era tra gli invitati alla cerimonia. Naturalmente dal Vaticano nessuno ha colto quella che sembra una provocazione.

La riconversione a moschea era stata oggetto di una dura reprimenda an che da parte dell'UNESCO. La ex basilica bizantina è posta sotto la sua tutela dal 1985 e ogni modifica al suo status necessitava di passaggi internazionalmente condivisi. Cosa che ovviamente non è avvenuta. Erdogan parlando alla nazione ha liquidato quelle che lui considera sterili polemiche affermando che si tratta di una semplice questione di politica interna, riguardante il suo territorio nazionale. Senza considerare che Santa Sofia è un simbolo indiscusso per milioni di cristiani ortodossi nel mondo. E che potrebbe segnare un punto di rottura per il dialogo inter religioso. 

 

Ultimo aggiornamento: 17:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA