Gennaro Verolino, il napoletano che salvò 25.000 ebrei dalle camere a gas

C'è anche lui tra i Giusti tra le Nazioni, uomini e donne che non si voltarono dall'altra parte di fronte al cieco odio nazista

Gennaro Verolino, il napoletano che salvò 25.000 ebrei dalle camere a gas
di Antonio Folle
Mercoledì 23 Novembre 2022, 19:30 - Ultimo agg. 24 Novembre, 09:30
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Giorgio Perlasca, Oskar Schindler, Raoul Wallenberg, Carl Lutz, Gino Bartali, Angelo Rotta. Sono solo alcuni, tra i più noti, Giusti tra le Nazioni, uomini e donne che durante le fasi più oscure della Seconda Guerra Mondiale, quando la barbarie nazista scatenava la sua terribile scure su milioni di ebrei europei, a rischio della loro stessa vita hanno contribuito a salvare migliaia di persone dai campi di sterminio. Lo Stato d'Israele ha riconosciuto ufficialmente lo status di Giusto tra le Nazioni a circa 20.000 persone, ma si tratta di un numero in costante aggiornamento. Ad oggi, infatti, sono ancora moltissime le pratiche di riconoscimento degli atti di eroismo che condussero alla salvezza gli ebrei perseguitati nei paesi finiti nella morsa del Reich di Hitler. 

Nell'enorme lista di uomini e di donne che non si voltarono dall'altra parte di fronte al cieco odio nazista, da alcuni anni, grazie ai numerosi studi effettuati dopo la sua morte, è emerso il nome del napoletano Gennaro Verolino, all'epoca giovane segretario della Nunziatura Apostolica di Budapest che, in collaborazione con il Nunzio Angelo Rotta, contribuì a salvare, secondo le stime effettuate subito dopo la fine della guerra, dai 25.000 ai 30.000 ebrei ungheresi. Verolino, durante tutta la sua vita - è morto quasi centenario a Roma nel 2005 - ha mantenuto uno strettissimo riserbo sulle vicende di quegli anni, rilasciando pochissime interviste nelle quali ribadiva più volte di non aver fatto altro che il suo dovere. 

Nato a Napoli, cresciuto ad Acerra, Verolino ha percorso tutti i gradi della carriera diplomatica vaticana, arrivando a ricoprire il ruolo di arcivescovo di Corinto e Nunzio Apostolico in America Latina. La sua figura ancora oggi è amatissima - fino ad arrivare quasi alla venerazione - nella capitale ungherese, dove gli è stata intitolata una scuola dedicata ai bambini disabili. Ogni anno proprio i bambini della scuola di Budapest organizzano una festa e portano i loro omaggi - fiori, letterine e pensieri scritti su piccoli bigliettini - alla statua di Verolino che troneggia nel cortile della scuola, intonando canzoni che inneggiano alla pace tra i popoli. 

Le numerosissime testimonianze, che hanno contribuito a far riconoscere Verolino come Giusto tra le Nazioni, ricordano di come l'allora giovanissimo prelato sfidasse gli efferati nazisti ungheresi - le famigerate croci frecciate - consegnando agli ebrei, spesso casa per casa, passaporti vaticani febbrilmente prodotti a macchina ogni giorno all'interno della nunziatura apostolica di Budapest. Si narra che Verolino arrivò addirittura ad interporsi fisicamente tra un gruppo di nazisti ed alcuni bambini che stavano per essere portati via verso i campi di sterminio, salvandoli da morte certa. 

E fu proprio Verolino, in una delle sue rarissime interviste rilasciate poco tempo prima di morire, a raccontare gli orrori di quegli anni: «Nel marzo del '44 i tedeschi occuparono Budapest - raccontava l'alto prelato - e cominciarono subito le applicazioni delle terribili leggi razziali. Mandavano gli ebrei in Germania, ufficialmente con la scusa di lavorare, ma tutti capirono subito che era un pretesto che non reggeva visto che mandavano anche vecchi di ottant'anni e bambini. La nunziatura protestò con il governo ungherese e grazie a Dio riuscimmo ad ottenere qualcosa, parecchia gente fu salvata dai campi di concentramento che volevano dire la morte. Mi ricordo - continua il racconto di Verolino - che mandammo dei camion e molti ebrei furono salvati appena poco prima di raggiungere la frontiera. Distribuimmo migliaia di salvacondotti vaticani che in quel momento erano l'unico mezzo per sfuggire alla deportazione». 

Poi le difficoltà per dare ricovero a migliaia di persone in una città dove l'influenza dei nazisti e dei collaborazionisti ungheresi diventava sempre più forte: «Alcuni ebrei li sistemammo direttamente all'interno della Nunziatura - racconta ancora Gennaro Verolino - ma naturalmente non c'era posto per tutti. Così individuammo altre case sparse per la città all'interno delle quali venivano ospitati gli ebrei sfuggiti alla deportazione. Nella Nunziatura non si faceva altro tutto il giorno che preparare certificati e passaporti per gli ebrei di Budapest, migliaia e migliaia di copie battute a macchina ogni giorno. La Santa Sede fin dal principio ci aveva dato precise istruzioni per cercare di salvare quante più persone possibili, Roma non si è mai tirata indietro». 

Poi la chiosa finale sul perchè tali atti di eroismo non siano mai stati resi pubblici: «Un diplomatico ha il dovere di riferire circa le sue azioni alla Nazione che lo invia in missione. Raccontare fatti e verità storiche è compito dei giornalisti». 

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Gli atti eroici compiuti da monsignor Angelo Rotta - anch'egli nel novero dei Giusti tra le Nazioni - sono noti da anni a tutti. Meno noto, ma nondimeno magnifico, il lavoro compiuto da Verolino, vero animatore della stamperia vaticana che produceva ogni giorno i salvacondotti per gli ebrei.

Da diversi anni Acerra, la città dove Verolino ha vissuto da giovane ed ha compiuto i suoi primi studi, ricorda questa splendida figura con l'intitolazione di strade e piazze. Napoli, la città che gli ha dato i natali, ancora oggi si contraddistingue per la poca memoria verso un uomo che, specie nell'attuale periodo storico, con nazioni che tornano ad affrontarsi armi alla mano sui campi di battaglia, potrebbe e dovrebbe essere preso come esempio per le nuove generazioni.  

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