La tela discreta dei cardinali per evitare le elezioni anticipate

Lunedì 18 Gennaio 2021 di Franca Giansoldati
La tela discreta dei cardinali per evitare le elezioni anticipate

Città del Vaticano - Per evitare il rischio di andare alle urne è partita da Santa Marta, dal cerchio magico di Papa Francesco e forse anche dal cardinale Parolin che conosce il premier da tempo per via di antichi legami con Villa Nazareth e con il defunto Silvestrini, il porporato che la fondò, una buona parola a sostegno del governo Conte.


MORAL SUASION


Per quanto possa essere esercitato da una Chiesa che pubblicamente è sempre più irrilevante, l'esercizio della moral suasion, avrebbe lo scopo di intralciare la strada al pericolo di elezioni. Molto meglio un rimpasto. Al di là del Tevere sanno che il responso delle urne non andrebbe di certo a convalidare la situazione politica attuale, dando invece vigore alle destre sovraniste che più volte sono state al centro di dure reprimende papali.
Sicché una buona parola, in tempi avari come questi di prove di attaccamento, equivale a qualcosa che va ben oltre la benedizione. E' come un viatico, una rassicurazione. Papa Francesco solo la scorsa settimana ha rilasciato una intervista a Mediaset dove, ad un certo punto, ha parlato della classe dirigente e del suo diritto ad avere punti di vista diversi benché in questo tempo segnato dalla pandemia e dalla crisi economica, «non vi è il diritto di allontanarsi dall'unità». E aggiungeva poi che i politici non devono rovinare tutto con l'interesse personale: «In questo momento la politica non ha diritto di dire io ma noi. L'egoismo non è la soluzione ai problemi. Con l'unità si perdono le elezioni? Non è questo il momento della raccolta, ma è quello della semina del bene comune. Perdi un'opportunità? Ne avrai un'altra. Ma non puoi fare i tuoi interessi sulla pelle degli altri». Più chiaro di così. Chi voleva intendere avrà certamente capito.


ORE DI INCERTEZZA


I francescani di Assisi, Sant'Egidio, i gesuiti hanno enfatizzato il messaggio che è stato ripreso anche dalla Cei. Più per obbedienza che non per convinzione il presidente cardinale Bassetti, dopo lo strappo di Renzi, ha rilasciato una dichiarazione nella quale ha espresso fiducia nel presidente Mattarella in queste «ore d'incertezza». Aggiungendo che non stiamo di certo vivendo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori». Attenzione alle parole: costruttori ha ripetuto Bassetti.
Naturalmente però non tutto fila liscio e non sempre la base cattolica coglie la visione e le percezioni dei vertici. Non è la prima volta che la via indicata dal Papa e dai consiglieri più stretti che gravitano a Santa Marta su questioni politiche registri un consenso immediato e partecipato. E' capitato, infatti, che tra gli oltre duecento vescovi vi siano voci discordanti anche se silenziate dall'obbedienza implicita. Per esempio, a maggio, è accaduto che i vescovi abbiano dovuto fare marcia indietro e digerire il boccone amaro delle misure anti pandemia decise dal governo sulle chiese dopo che il Papa aveva parlato con Conte e, di conseguenza, era intervenuto per sconfessare i suoi vescovi a sostegno della linea del governo. Persino recentemente tanti vescovi non hanno digerito altre iniziative: per esempio il ddl Zan oppure l'intesa con il Ministero della Istruzione relativa al concorso per gli insegnanti di religione, criticato apertamente da qualche vescovo.


VIDEO ANTI DI MAIO


Sicché in queste ore non ha sorpreso che il video di un parroco calabrese, tale don Pietro, al momento della predica, si sia lanciato in una specie di comizio (lo ha chiamato così proprio lui) denunciando la pochezza di un governo che ha affidato l'incarico di ministro degli Esteri a Di Maio. Un uomo, dice, che pur avendo solo la licenza superiore ma si è permesso di formulare giudizi su Draghi. Il video piuttosto buffo ha fatto tre volte il giro della curia ed è rimbalzato sui telefonini di vescovi e cardinali di mezza Italia. Il commento più registrato: «Eh don Pietro è uno che può parlare liberamente».

PRECISAZIONI

La Comunità di Sant'Egidio rassicura che da parte sua non vi è «alcun attivismo nella ricerca dei cosiddetti “responsabili”, disponibili a votare la fiducia al governo Conte, con l’altrettanto presunto coinvolgimento di “alti prelati" della stessa Comunità». In una nota viene liquidata come fantapolitica questa narrazione, ribadendo piuttosto che l'impegno della comunità lungi dall'essere di natura politica è concentrato alle aree di sofferenza che ci sono nel Paese.  «Com’è noto - e sotto gli occhi di tutti - l’impegno di Sant’Egidio si concentra con maggior forza in questo momento nell'alleviare gli effetti economici e sociali della pandemia che ha impoverito milioni di italiani».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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