Danni da fauna selvatica nei campi, Coldiretti chiede un nuovo intervento contro i cinghiali

Domenica 19 Settembre 2021 di Luca Telli
Danni da fauna selvatica nei campi, Coldiretti chiede un nuovo intervento contro i cinghiali

«Gli obiettivi del piano di abbattimento selettivo approvato dalla regione Lazio sono stati centrati, ma questo non significa che il problema dei cinghiali sia risolto». La soluzione, a pochi giorni dalla pubblicazione dei numeri da parte della ATC (ambito territoriale di caccia) VT 1 dell’azione di contrasto alla diffusione di cinghiali e ai danni provocati alle colture, per Mauro Pacifici, presidente di Coldiretti, è ancora lontana.

Il piano, nello specifico, ha portato all’abbattimento di 478 capi tra il 7 luglio 2020 e il 23 agosto 2021 «con una percentuale di realizzo del 100% in tutti e quattro i distretti di gestione»  spiega il presidente dell’ATC VT 1 Mauro Favero; abbattimenti che insieme a quelli delle squadre di braccata (3.763 cinghiali), in girata e in zone specificatamente individuate e assegnate alle squadre (51), e nelle zone bianche (142) tra novembre 2020 e gennaio 2021 ha raggiunto il totale di 4.434.

Numeri che saliranno ancora nella prossima stagione «Dal 24 agosto 2021 è iniziato il nuovo Piano di selezione che durerà fino a settembre 2022 – aggiunge Favero - e prevede l’abbattimento di 639 cinghiali». Non abbastanza, secondo Coldiretti, per riportare in equilibrio la situazione. «Sia chiaro, non stiamo chiedendo una mattanza – aggiunge Pacifici -. Nessuno ama la terra e ha in considerazioni gli animali come un agricoltore o un allevatore. Serve però un’azione più concertata. Già in estate Coldiretti ha fatto sentire la sua voce».

 I problemi generati dall’aumento del numero dei cinghiali, sempre più presenti anche oltre i margini della città, toccano anche il resto della fauna selvatica. «Sono spariti nidi a terra di quaglie e fagiani – continua Pacifici -. Non essendoci un antagonista naturale i cinghiali portano squilibrio all’interno del sistema naturale: è quindi urgente intervenire».

C’è poi la questione legata ai danni economici: «La prova migliore dell’effetto blando che le azioni di contrasto hanno portato sono nelle parole degli agricoltori – aggiunge Pacifici -. Provate a chiedere in quanti hanno registrato miglioramenti significativi. Le colture continuano ad essere danneggiate: porto il mio caso in proposito, in un campo coltivato a mais la resa è stata del 50% inferiore, responsabile è l’azione della fauna selvatica».

I risarcimenti, quando ci sono, del tutto inadeguati: «La Regione non potrebbe in alcun modo garantire il pieno indennizzo delle perdite, questo perché sull’intero territorio la conta dei danni è di diversi milioni di euro – conclude Pacifici -. A rispondere della compromissione dei raccolti sono le tasche degli agricoltori».

Dall’ATC VT 1 e dal coordinatore della commissione ungulati Claudio Valente arriva intanto un’altra spalla agli agricoltori: «Con l’intento di riportare entro valori di accettabilità sociale e di equilibrio agricolo ed ecologico la presenza della specie cinghiale – spiega -  il nostro Atc ha anche programmato l’acquisto di recinzioni elettrificate e catture in vivo per la difesa non cruenta delle coltivazioni».1

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