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Dieta, carne sì o no? La denuncia: «Vegano fa male». Ecco i danni per il metabolismo per chi rinuncia alle proteine animali

Un libro denuncia: scarsi gli effetti contro infarti e tumori

Venerdì 10 Giugno 2022 di Graziella Melina
Vegano «fa male», un libro documenta i danni al fisico per chi rinuncia alle proteine animali. Scarsi gli effetti contro infarti e tumori

Se il destino del pianeta si decide anche a tavola, il menu esclusivamente a base di verdure forse non è la scelta più azzeccata. La partita non si gioca, infatti, sulla contrapposizione tra vegetariani e chi invece non può fare a meno di prelibatezze che derivano dal mondo animale. La strada più corretta per rispettare l’ambiente, evitare gli allevamenti intensivi e salvaguardare la salute di ciascuno è più articolata e sfumata. 

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Vegano «fa male»


La scrittrice e divulgatrice scientifica inglese Jayne Buxton, nel suo ultimo libro dedicato all’alimentazione, definisce addirittura bufala l’idea che nutrirsi soltanto di verdure possa salvare il pianeta. Basta dare un’occhiata ai dati e agli studi che, si sa, non sono mai assoluti. Se è vero che la carne è davvero responsabile dell’insorgenza di alcune patologie, non si conosce però in che misura contribuiscano anche le altre pietanze che consumiamo nello stesso pasto, a cominciare dall’alcool o anche dai contorni non proprio salutari. Viceversa, si è osservato che chi segue una dieta vegana con gli anni può manifestare sintomi di atrofia muscolare, malattie della pelle e altri disturbi. Difficile quindi affermare che la rinuncia alle proteine animali sia la scelta migliore per la salute.

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IL RAPPORTO
Il dubbio, in realtà, ce l’hanno anche gli italiani. Secondo il Rapporto Italia 2022 di Eurispes, il numero di vegetariani e vegani dal 2014 mostra un andamento altalenante. Il 5,4% degli italiani dichiara di aver intrapreso la scelta vegetariana, dunque in lieve calo rispetto all’anno precedente. Ci sono poi i cosiddetti “pentiti” (9,7%), ossia quelli che dopo aver trascorso un periodo da vegetariani hanno deciso di tornare alle vecchie abitudini alimentari a base di carne. Non sono da sottovalutare poi i più ligi, gli italiani cioè che non vogliono saperne neanche di bere un po’ di latte o di mangiare le uova: circa l’1,3% degli intervistati si dichiarano infatti vegani. La stragrande maggioranza (83,6%) del campione Eurispes afferma invece di non essere vegetariana e di optare per una dieta tradizionale. Ma non finisce qui. Perché, che si tratti di una moda o di una scelta consapevole, non mancano quelli che tentano di convincere anche amici e parenti: il 51,8% ha provato a persuadere il partner, il 43,1% si è fatto promotore dei benefici dei prodotti vegetali coinvolgendo gli amici e c’è persino un 29,2% che si è premurato di persuadere anche i conoscenti. 

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I NUTRIZIONISTI
I nutrizionisti, intanto, non sembrano molto convinti che le scelte radicali a tavola siano sicure. «Poiché i vegani escludono completamente gli alimenti di origine animale dalla loro dieta abituale - spiega l’Istituto Superiore di Sanità - assumono quantità molto ridotte di quei nutrienti che sono contenuti soprattutto in essi: proteine, zinco, calcio, ferro, vitamina D, acidi grassi omega 3». In particolare, può essere particolarmente allarmante la mancanza di vitamina B12: essendo coinvolta in processi biochimici, nella sintesi di neurotrasmettitori e nella riproduzione, serve infatti a svolgere funzioni fondamentali per l’organismo. La vitamina B12 si trova in abbondanza nei cibi di origine animale, non solo nella carne, ma anche in latte e derivati, ma è assente negli alimenti di origine vegetale. 

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LE SCELTE SALUTISTE
Non bisogna però dimenticare che alle scelte salutiste dei vegetariani, si associano spesso sensibilità e premura per l’ambiente. Eppure, secondo Buxton i dati finora disponibili non dimostrano con certezza che la produzione della carne contribuisca davvero a inquinare l’ecosistema in modo rilevante. Mancano, infatti, studi comparati. Senza contare poi che le oscillazioni dei dati dipendono anche da numerose variabili, come per esempio dalle aree prese in esame e dal tipo di produzione adottato dalle aziende. Il documentario del 2020 Apocalypse Cow ha affermato per esempio che l’allevamento è responsabile di un tasso più elevato di emissioni di gas serra rispetto addirittura all’intero settore dei trasporti. Eppure, negli Stati Uniti, il primo incide nell’inquinamento per circa il 3,9%, mentre invece i danni prodotti all’ambiente dalla rete dei trasporti è pari al 28%. Eppure, l’industria alimentare guarda con attenzione alle nuove scelte salutiste. I numeri del Rapporto Coop 2021 lo spiegano bene: il 37,9% delle famiglie ha acquistato alimenti vegetali, con una crescita record delle vendite: +47% le bevande, +44% i piatti pronti, +35% surgelati, +34% salse e condimenti. E non è un caso che il settore del 100% vegetale appaia ormai tra i più promettenti del comparto alimentare. 
 

Ultimo aggiornamento: 11 Luglio, 08:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA