Avellino, consultori chiusi:
per l'Asl la colpa è del Comune

Mercoledì 13 Novembre 2019 di Rossella Fierro

«Auspichiamo che il prima possibile il sindaco di Avellino trovi una sede alternativa data l'importanza del lavoro svolto dai consultori familiari sul territorio provinciale, quale fondamentale sostegno alle donne e al benessere dell'intera famiglia». Il direttore generale dell'Asl, Maria Morgante, si appella a Festa affinché il Comune trovi al più presto nuove sedi in cui poter ricollocare i due consultori chiusi prima al centro sociale «Samantha della Porta», poi a via Fontanatetta. Con una nota serale l'assessore al Patrimonio, Stefano Luongo, ha fatto sapere che il Comune ha individuato nell'ex Eca di Via Tagliamento i locali adatti per ospitare il consultorio. L'azienda di via Degli Imbimbo conferma che la chiusura del presidio di Borgo Ferrovia è dovuta a problemi di carattere strutturale e precisa «non vi è stata nessuna volontà da parte dell'Asl di eliminare un importante presidio nel comune capoluogo, per il quale recentemente erano state investite risorse per lavori di manutenzione.

La struttura, infatti, era stata concessa in comodato d'uso gratuito dal Comune di Avellino che ne ha richiesto lo sgombero e la restituzione entro il 7 novembre. Le attività previste nel consultorio e il relativo personale in servizio sono state spostate, previo preavviso all'utenza, presso la sede del Distretto Sanitario di Avellino». Al netto delle responsabilità degli enti, il Comune che mette a disposizione i locali e l'Asl che gestisce il servizio di tutela, ascolto e cura in particolare delle donne e delle fasce più deboli della popolazione, resta il dato di fatto che ad oggi la città di Avellino, a fronte di tre consultori previsti dalla legge, ne vede funzionare soltanto uno. Sul caso interviene anche il consigliere regionale della Campania Carlo Iannace che esprime solidarietà e vicinanza alle donne e alle famiglie di Avellino. «I consultori sono da sempre un presidio importante sul territorio per la loro salute, dal punto di vista medico e psicologico, e in particolare per le fasce più deboli della popolazione. Auspichiamo pertanto una veloce e positiva risoluzione della vicenda».

A sollevare la questione, fino a 48 ore fa totalmente sconosciuta alla comunità nonostante entrambi i consultori in questione fossero stati disattivati da tempo, lo Sportello Ascolto della Rete «Soma- Solidarietà e Mutualismo», che ieri pomeriggio, nei locali dello Spi Cgil, ha rilanciato la propria mobilitazione con un'assemblea pubblica chiedendo l'attivazione immediata di un tavolo istituzionale a cui far partecipare anche le associazioni che si occupano della questione. «Si tratta di presidi fondamentali per il territorio, innanzitutto perché sono gratuiti, non si paga nessun ticket e possono accedervi le donne, i migranti, gli anziani e le persone in difficoltà economiche - spiega la psicoterapeuta Maria Grazia Papa -. Nei consultori si fa prevenzione, accompagnamento alla maternità e alla paternità, certificazione e accompagnamento all'interruzione volontaria di gravidanza, assistenza alla procreazione. La funzione che svolgono è sociale e sanitaria contemporaneamente. E' necessario che ci siano figure professionali di tipo sanitario, psicologi, mediatori, educatori di comunità. Chiuderli è un atto antidemocratico e di scarsa civiltà di un territorio». Per l'esponente della Rete Soma il problema non è strutturale, bensì di organizzazione perché manca il personale necessario. «Di locali completamente dismessi e ch, potrebbero essere utilizzati ce ne sono tantissimi. Il problema è che non c'è interesse: la politica e i dirigenti pubblici restano sordi rispetto alle esigenze della cittadinanza. Mancano le figure professionali andate in pensione che però non vengono sostituite, e il consultorio viene svilito e svuotato della sua capacità operativa».

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