Dogana, non c'è traccia del ricorso
contro l'Anac e il recupero si allontana

Domenica 10 Ottobre 2021 di Flavio Coppola
Dogana, non c'è traccia del ricorso contro l'Anac e il recupero si allontana

Nessuna decisione in merito ad un possibile contenzioso. Ormai è difficile che mi diano l'input, è passato tanto di quel tempo». Il celebre amministrativista romano, Mario Sanino, sa bene che il tempo a disposizione dell'amministrazione comunale di Avellino, per impugnare la delibera Anac che stoppa l'affidamento diretto della progettazione del restyling a Massimiliano Fuksas, è agli sgoccioli. E fa capire che non se ne farà niente. Il pronunciamento dell'Anticorruzione fu emanato il 13 luglio scorso. I sessanta giorni massimi per il ricorso considerato che agosto non si conta dovrebbero terminare proprio nella settimana che sta per aprirsi. L'avvocato a cui si è rivolta l'amministrazione Festa riferisce dunque che non ha depositato «alcun atto giudiziale». Quindi? «L' amministrazione comunale è abbastanza tranquilla aggiunge vediamo quello che succede». Salvo colpi di scena dell'ultimo secondo, insomma, anche la strada strampalata della battaglia legale con l'Anac - Festa aveva annunciato battaglia in tutte le sedi - è saltata. Amministrazione bloccata e spaccata il rup D'Agostino, come anticipato da «Il Mattino», ha chiesto senza successo di essere sostituito la riqualificazione del bene resta una chimera e i residenti del centro storico sono esasperati. In tanti, ormai, pensano che sia preferibile abbattere il monumento piuttosto che continuarne l'agonia.

Dal suo balcone al terzo piano della palazzina che sta alle spalle della Dogana, il signor D'Argenio vede avvicinarsi sempre più alla sua abitazione l'albero che sembra surreale è cresciuto rigoglioso tra le rovine del bene. Non si tratta più solo di erbacce, sebbene alte qualche metro. All'interno c'è davvero di tutto, dai rifiuti agli animali di ogni sorta. «Questo squallore va abbattuto senza perdere tempo. - dice - Per noi la pazienza è finita, e tutti i sindaci che si sono avvicendati negli ultimi 40 anni non sono stati capaci di risolvere il problema. Si sono dimostrati tutti incompetenti». Parole forti, che rendono l'insofferenza degli abitanti del centro storico. «Qui continua il residente non c'è un parcheggio, non c'è spazio. Solo animali che ci entrano in casa, spazzatura e un'impalcatura che sembra pericolante. Uno squallore in-credibile mastica amaro - e il sindaco Festa che fa oltre a promettere a vuoto?». Anche per le attività commerciali che orbitano intorno all'antica Dogana, le condizioni delle rovine sono ormai motivo di vero e proprio allarme. Se già Fuksas aveva avvertito l'amministrazione rispetto al pericolo che la crescita della vegetazione avrebbe potuto determinare presto o tardi veri e propri crolli, dall'osteria «Giù da Thomas», il proprietario pone anche una questione di tipo sanitario: «Abbiamo difficoltà enormi per lavorare. Questo cantiere è caratterizzato chiaramente da scarsa igiene. Non c'è manutenzione, non si è mai visto un operaio, l'impalcatura è abbandonata a se stessa e noi abbiamo anche segnalato la cosa all'Asl e al Comune».

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L'osteria in questione è posizionata letteralmente tra due fuochi: da una parte, la le rovine della Dogana; dall'altra il palazzo disastrato dal terremoto che sporge su via Nappi: «Noi abbiamo fatto di tutto, questa estate, per abbellire il centro storico con i tavoli all'esterno. E' vero, il Comune ci è venuto incontro, ma credo che anche a loro abbia fatto piacere che noi ci siamo impegnati per rivitalizzarlo. Riqualificazione o abbattimento, a questo punto, per me è la stesa cosa. Questa - riflette è certamente una parte turpe della città, e va eliminata in un modo o nell'altro». Chiaramente, la realizzazione di un'opera di valore attirerebbe clienti. «Saremmo contenti se la Dogana risorgesse, ma l'amministrazione comunale deve sbrigarsi. Come commercianti ricorda - abbiamo già sollecitato il Comune, ma sappiamo anche che i problemi sono amministrativi e qui noi non possiamo incidere». Cittadini e commercianti pressano, ma l'amministrazione di Palazzo di Città sembra rimasta senza una via di uscita. La strada maestra di un bando pubblico, indicata dal Codice degli appalti, proprio non piace al primo cittadino. Ma è l'unica.
 

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