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Pasta Rummo, manca il grano:
stop alla produzione nel pastificio

Venerdì 25 Febbraio 2022 di Paolo Bocchino
Pasta Rummo, manca il grano: stop alla produzione nel pastificio

Spaghetti e linguine sono fermi già da martedì. Pasta media e corta dovranno alzare bandiera bianca a partire da stasera. Anche il pastificio Rummo deve fare i conti con le gravi difficoltà che stanno attanagliando le attività produttive italiane, e in particolare con le proteste degli autotrasportatori causate dall'esplosione dei prezzi dei carburanti. Una catena di problematiche che si trascina da settimane cui da ieri si è aggiunta come un carico da novanta l'invasione russa dell'Ucraina con le conseguenti fibrillazioni dei mercati internazionali. Incremento dei prezzi, scarsità delle forniture, trasporti a singhiozzo, incertezza del quadro geopolitico: ovvero la tempesta perfetta per un'azienda.

Due giorni fa era stato la campobassana La Molisana a dichiarare il fermo delle produzioni per analoghe ragioni. Cosimo Rummo ha resistito altre quarantott'ore ma alla fine ha dovuto dare forfait: «Per garantire la qualità dei nostri prodotti - spiega il patron del pastificio fiore all'occhiello del made in Sannio - lavoriamo materie prime sempre fresche, evitando stoccaggi lunghi. Il blocco degli autotrasportatori ha interrotto i rifornimenti che da noi avvengono a cadenza pressoché giornaliera. Da martedì stiamo viaggiando al 70 per cento della capacità produttiva complessiva, ma alcuni settori sono fermi da giorni. È il caso ad esempio della linea dedicata alla pasta lunga. Per soddisfare il fabbisogno degli altri formati abbiamo attinto alle giacenze dei nostri silos aziendali che si sono esaurite in queste ore. Pertanto siamo costretti a fermarci, salvo improvvise svolte positive che però al momento non si intravedono».


Da ieri sera lo stabilimento che lavora formati serviti sulle tavole di tutto il mondo è desolatamente silenzioso. Con le conseguenze che è facile immaginare: «Sarò costretto a collocare in cassa integrazione 100 dei 148 dipendenti diretti» annuncia l'erede della dinastia di pastai che opera a Benevento dal 1846. Ma le difficoltà non riguardano soltanto la produzione. Rummo esporta in tutta Italia e in vari Paesi stranieri, Russia compresa anche se in misura marginale sul fatturato. La protesta dei tir che paralizza da giorni alcuni tronchi autostradali è la principale causa del fermo obbligato del pastificio di Ponte Valentino che riceve dalla Puglia gran parte delle semole utilizzate per i propri formati. Ma il quadro delle problematiche non è omogeneo su scala nazionale: «Per quanto riguarda la distribuzione del prodotto - rivela Cosimo Rummo - al momento non abbiamo avuto grossi problemi nel raggiungere le destinazioni del Nord Italia. Al contrario, non riusciamo assolutamente a consegnare in Sicilia, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. Una situazione che lascia perplessi dal momento che le problematiche sollevate dagli autotrasportatori, pur condivisibili, non riguardano soltanto alcune aree del Paese. In ogni caso non è accettabile che operatori intenzionati a svolgere il proprio lavoro debbano privarsene temendo per la propria incolumità e per quella dei loro mezzi. Non comprendo francamente come tutto ciò possa avvenire senza che lo Stato trovi il modo di intervenire per assicurare, a chi vuole lavorare, di farlo serenamente. Ho contattato anche gli uffici prefettizi per segnalare la situazione e sollecitare correttivi».

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Gli echi di guerra che arrivano dall'ex Unione Sovietica creano timori e difficoltà aggiuntivi. E dal crinale tra Europa e Russia partono anche le problematiche legate all'abnorme aumento dei prezzi, trainato dal boom dei prodotti energetici e petroliferi che ha fatto schizzare in alto le bollette e il prezzo dei carburanti da autotrazione. E, di conseguenza, il prezzo delle merci sugli scaffali: «Abbiamo dovuto ritoccare al rialzo i listini, inevitabilmente - ammette Rummo - In media un pacco della nostra pasta è salito di 25, 30 centesimi di euro dall'inizio dell'anno. E non avremmo potuto fare diversamente del resto se si considera che il prezzo dei combustibili è cresciuto del 650 per cento e la bolletta dell'energia elettrica pesa per il 300 per cento in più rispetto al 1 gennaio. Anche se con grande rammarico siamo stati costretti ad applicare degli aumenti a nostra volta, oggettivamente significativi eppure insufficienti a compensare i maggiori esborsi per il fabbisogno energetico. Ci priviamo di una quota di utile per gravare quanto meno possibile sui consumatori con i quali abbiamo un patto di fiducia che per noi è sacro».
 

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