Marco Ciriello

David Mamet boulevard

di Marco Ciriello
Sarà che lo preparava da vent’anni; sarà che quasi tutto quello che fa – dal cinema al teatro alla saggistica – diventa una lezione; sarà che rifugge dalla banalità, e che è un vero fuoriclasse dei dialoghi; sarà per il tempo e la tecnica ma ogni sua pagina è un boulevard di gente e fatti e palazzi e fogne: un sopra e sotto che è difficile ormai trovare nei romanzi; sarà che è ambizioso e che sì, può permettersi di perdere il tempo e andare di perfezione; sarà che ha Chicago e non New York come città-racconto, quindi meno scrittura con la quale confrontarsi; sarà che usa il genere non per arrivare al pubblico del genere ma perché il crimine contiene l’estremo; sarà che punta ad essere diretto come solo Hemingway; sarà anche che ha un orecchio musicale come J.D. Salinger; sarà che conosce le affinità tra alta cultura e malavita – le dinamiche sono uguali – e riesce a farle correre parallelamente; sarà che a settantadue anni può andare oltre se stesso, sarà per questo e per altri mille motivi che David Mamet con “Chicago” (Ponte alle Grazie) annulla tutti i noir italiani usciti in questi venti anni che lo hanno preceduto.
Lunedì 7 Gennaio 2019, 12:51
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