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Aggressioni, corso di karate per infermieri
contro le aggressioni in corsia

Martedì 24 Maggio 2022 di Ornella Mincione
Aggressioni, corso di karate per infermieri contro le aggressioni in corsia

L'approccio verbale per prevenire un'aggressione, con una buona dose di autodifesa: questi gli ingredienti del corso in tecniche di comunicazione preventive a manifestazione di aggressioni verbali e fisiche, promosso dall'Ordine Professionale degli Infermieri di Caserta (Opi) che ad oggi conta settemila iscritti. Il corso è iniziato con le prime otto ore di tecniche della comunicazione che verranno seguite dalle giornate dedicate ancora al linguaggio e alla difesa fisica, con istruttori di karate che insegneranno le regole base dell'arte marziale. «L'abbiamo ideato perché negli ultimi anni, complice anche l'esasperazione dovuta al Covid e al fatto che l'ingresso nei reparti era vietato, sono aumentate le aggressioni specie verbali, ma anche quelle fisiche verso gli infermieri, specie quelli che sono al front office», spiega Gennaro Mona, presidente dell'Ordine casertano, che ha ideato il corso che si svolge nella sede dell'ordine in via Petrarca, 25.

Fu proprio il ministero della Salute nel 2007 a sollecitare le Asl nell'organizzazione di corsi per insegnare agli infermieri come porsi verso gli utenti, nel tentativo di umanizzare quei luoghi dove la sofferenza, l'ansia, la paura, possono fare da detonatore a episodi di violenza verbale o fisica. «Gli infermieri - spiega il giornalista Pasquale Di Benedetto, docente del corso - devono tener conto di tanti fattori quando si trovano di fronte utenti che necessitano di assistenza, dalla condizione emozionale, visto che in ospedale si arriva per qualcosa di brutto per cui c'è un misto di emozioni, dallo stress alla paura. L'infermiere deve rassicurare il paziente, metterlo a suo agio, calarsi empaticamente nello stato in cui è l'utente». Il corso prevede anche simulazioni, come quelle, tratte da casi reali che si verificano tutti i giorni, dell'infermiere che usa un linguaggio difficilmente comprensibile perché burocratico. «Bisogna sempre mantenere il self control e contestualizzare - dice Di Benedetto - nel senso di considerare il tasso di alfabetizzazione e il grado sociale di provenienza dell'utente».

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Corsi come quelli organizzato dall'Opi, secondo il segretario generale della Uil Fpl di Caserta Domenico Vitale, «rappresentano sicuramente percorsi formativi utili per prevenire e, in casi estremi, fronteggiare casi di aggressione nei primi punti di arrivo ed accoglienza degli utenti in ospedale: tuttavia, la problematica è molto complessa e, accanto alla formazione, occorre altro». Anche la Uil Fpl si è mossa in questa direzione: «La nostra organizzazione a più riprese è intervenuta interessando le autorità preposte per l'istituzione di posti di polizia permanenti, nonché per rinforzare l'organico degli infermieri».

I corsi di formazione nella comunicazione, secondo Nicola Cristiani segretario della Cisl di Caserta, con delega alla Sanità, «sono sempre importanti, in particolare sono gli operatori dei servizi di pronto soccorso. Però come Cisl riteniamo che la situazione vada affrontata. I problemi nascono dalla carenza di personale: gli operatori sono stressati e lavorano male. Spesso un paziente permane anche 72 ore in osservazione per carenza di posti letti. Le lunghe attese e lo stazionamento dei parenti determina nervosismo sul servizio. Sarebbe opportuno potenziare i servizi con personale dedicato», è la proposta di Cristiani che continua: «In questo caso ci vorrebbero dei servizi di accoglienza e del personale preposto dall'azienda a dare continue informazioni. Spesso gli incidenti di aggressioni non sono dovuti a cattiva informazione da parte degli operatori, ma ha mancanze di procedure».
 

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