Caserta, partono i saldi fai-da-te:
ma i negozi in centro restano vuoti

Lunedì 29 Giugno 2020 di Lidia Luberto

Una città desolatamente deserta, Caserta ieri mattina: poche persone in giro, pochissime nei negozi, anche loro, tristemente vuoti, nonostante il richiamo delle prime vendite promozionali appena partite. Una situazione, forse, prevedibile, considerato il caldo e la voglia di uscire dalla città dopo il lungo lockdown. Così, come, altrettanto prevedibile sembrerebbe lo scarso afflusso di clienti negli esercizi commerciali, nonostante gli sconti che molti hanno anticipato.

L'avvio ufficiale dei saldi è stabilito, infatti, in Campania come nel resto d'Italia, per l'1 agosto. Una data posticipata di un mese rispetto a quella normale, che viene usualmente concordata per il primo luglio, alla luce dell'emergenza da Covid-19. Una decisione presa con l'obiettivo di aiutare i commercianti che, con la chiusura forzata dei negozi, hanno registrato una significativa contrazione delle vendite. Il timore era che, iniziare la stagione con i capi in saldo, avrebbe potuto comportare un ulteriore danno economico per i commercianti. Invece, sono proprio questi, a non essere soddisfatti del rinvio.

«Non è utile posticipare le svendite: il momento è critico e con il mercato fermo, questa decisione non ci aiuta», dice Simona Mandato, titolare di una catena di negozi di abbigliamento a Caserta. D'altra parte tutto quello che è successo ha sconvolto, per tutti noi, la scala delle priorità, provocando un ridimensionamento di certi bisogni. Se a questo aggiungiamo, l'incertezza che caratterizza il periodo che stiamo vivendo, l'evidente crisi economica, la mancanza di eventi e cerimonie e una certa apatia e disinteresse verso gli acquisti, si capisce perché questa scelta è stata penalizzante».

Da qui il tentativo di aggirare l'ostacolo e di fare da sé. Così, sulle vetrine si sono moltiplicati cartelli più o meno espliciti, da Magie d'estate a «50 hot days» e chi vuol capire capisce, anche se i saldi per legge non ci sono ancora. «Abbiamo cominciato con gli sconti del 30 per cento già dal primo giorno di riapertura. Dopo ciò che è successo volevamo offrire un incentivo agli acquisti», dice Giovanni Principato, titolare di due negozi di abbigliamento a Caserta e altri tra Aversa e Salerno. Anche Gerardo Prodomo, nel Consiglio direttivo di Confcommercio, ha già iniziato le vendite promozionali nei suoi negozi di abbigliamento maschile. «Non c'è altro da fare per contrastare la forza delle vendite online e l'attrattiva che ancora riescono ad esercitare i Centri commerciali», afferma. Mario D'Anna non ha ufficialmente cominciato le vendite promozionali, ma «un'attenzione ai clienti affezionati la facciamo già. Anche se noi non ci siamo mai fermati neppure nel periodo di chiusura visto che abbiamo continuato le nostre vendite online», dice.

In controtendenza i titolari del negozio Nida di Caserta. «I saldi non sono nella nostra politica commerciale e meno che mai lo sono in questo momento. Lavorare con grandi marchi significa non svalutare i capi e garantire la clientela, evitando di farla trovare, dall'oggi al domani, davanti a sconti improvvisi», dice Salvatore d'Alessandro. Che aggiunge: «D'altra parte riteniamo che la clientela si conquisti con la qualità dei prodotti e la serietà dell'offerta». E perché no anche con una politica dell'accoglienza e della bellezza che a Caserta è ancora carente. È il parere di Sandra d'Alessandro. «Non capisco perché non si riesca ad inventarsi qualcosa di attraente, a immaginare iniziative che puntino sul bello. Basterebbe un'idea originale. Come far dipingere da ragazzi e bambini le tante saracinesche abbassate delle vie del centro per dare vita ai negozi morti e riempire la città di colori. Anche questo può servire a vivacizzare Caserta e dare una spinta al commercio ormai agonizzante».
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA