Il latte dei Casalesi:
i vertici della Parmalat in Procura

Sabato 18 Gennaio 2020 di Mary Liguori e Dario Sautto
Il latte dei Casalesi: i vertici della Parmalat in Procura

Saranno ascoltati in Procura e dovranno chiarire in che modo i referenti campani della Parmalat, nonostante un passato che ancora brucia, sono riusciti a favorire l’azienda dei Casalesi. A partire da lunedì, i pm Antimafia Maurizio Giordano e Giuseppe Cimmarotta, del pool dell’aggiunto Rosa Volpe, ascolteranno alcuni dei vertici di Parmalat Italia sui quali Antonio Santoro e Lorenzo Vanore, i dirigenti campani della multinazionale arrestati mercoledì, avrebbero esercitato pressioni per favorire la ditta dei nipoti di Michele Zagaria. Filippo e Nicola Capaldo non avrebbero mai perso l’egemonia nella distribuzione del latte nel Casertano grazie all’appoggio dell’imprenditore stabiese Adolfo Greco e ai suoi ottimi contatti con i manager Parmalat finiti agli arresti. I due, secondo il teorema accusatorio, avrebbero preso direttive da Greco e poi si sarebbero fatti portavoce della causa dei nipoti del boss presso i loro superiori. In questo modo, la concessione in capo alla Euromilk fino al 2013, anno della confisca, sarebbe passata alla coop, poi srl, che i Capaldo hanno fondato su indicazione di Greco e intestato a prestanome. 

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Ieri, intanto, tutti gli indagati sono sfilati in silenzio davanti al gip Leda Rossetti: si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.  La posizione più delicata resta quella di Adolfo Greco, 69 anni, passato da «amico» del capo della Nco Raffaele Cutolo, oggi imprenditore del latte e immobiliarista,  già in carcere da oltre un anno e a processo per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Greco (difeso dagli avvocati Ettore Stravino, Michele Riggi e Vincenzo Maiello) era in procinto di lasciare il penitenziario di Secondigliano per motivi di salute, quando mercoledì è stato bloccato nel reparto sanitario per la notifica della nuova ordinanza. Il tribunale di Torre Annunziata, infatti, aveva accolto l’istanza dei legali, nonostante il parere negativo della Dda, disponendo i domiciliari in clinica a Napoli, prima del trasferimento fuori regione. Ieri Greco non ha risposto perché, spiegano i legali, «non era in grado di farlo per le sue precarie condizioni di salute». 

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E infatti al gip è stata reiterata la richiesta di scarcerazione per le cure mediche, sulla quale non è stata ancora sciolta la riserva. In silenzio anche i Capaldo, in carcere da tre giorni, assistiti dall’avvocato Giuseppe Stellato come Teresa Zazzaro, una delle «teste di legno» dei Casalesi. Non hanno risposto al gip nemmeno i manager della Parmalat Santoro (difeso da Nello Sgambato) e Vanore (avvocato Pasqualino De Lucia), entrambi ai domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa.
 

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