L'annuncio di sindaca e assessora:
«Inchiesta finita, ora possiamo sposarci»

Giovedì 28 Novembre 2019 di Mary Liguori

Non ci furono nozze clandestine in Costa Azzurra, né una luna di miele pagata con i soldi delle mazzette. I fiori d’arancio tra l’ex sindaco Rosa De Lucia e la «sua» assessora Cecilia D’Anna però sbocceranno, qui, in Italia, ora che la bufera giudiziaria è passata, lasciandosi dietro le macerie dell’amministrazione «rosa» di Maddaloni, ma non del loro amore. Ché, l’amore, appunto, è una pianta forte e rampicante, capace di insinuarsi ovunque e di arrivare al cuore di chi è lontano.

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«Aspettavo che in quell’ora d’aria arrivasse il solito gabbiano che per me, eri tu» l’ex sindaca ha atteso la sentenza assolutoria per la fidanzata per chiederle la mano pubblicamente, su Facebook, e sfogarsi dopo tre anni di pettegolezzi maligni e falsi. «Fiera nella tua eleganza anche nella più atroce volgarità circostante. Avevo paura per te, tu così fragile. Sei diventata roccia, incrollabile e coraggiosa. C’è voluto coraggio a restare, senza scappare, senza fuggire. In qualsiasi condizione». Perché l’amore è anche evadere con la mente, evadere da un carcere, e resistere alla tempesta, e rimanere saldi sull’altro capo, dove c’è l’amata, detenuta ai domiciliari. E, a questo punto, detenuta ingiustamente.

Accadde così a Rosa De Lucia e alla sua compagna Cecilia D’Anna. Si innamorarono durante la campagna elettorale del 2013 e due giorni fa, quando Cecilia è stata assolta dall’accusa di corruzione, Rosa le ha chiesto la mano, pubblicamente. «È tutto finito. Cancellato, siamo libere! La libertà che abbiamo pagato. Resta la grazia di essere vere non lontano da ciò che diciamo d’essere. A proposito, ci hanno fatto sposare in ogni luogo e tempo, non credi sia arrivato il momento di farlo sul serio?»: è il post che Rosa De Lucia ha scritto dopo la sentenza per Cecilia D’Anna. Uno scritto liberatorio. Comprensibile, perché accadde che l’inchiesta sulla tangentopoli da un lato sconvolse il tessuto economico-politico casertano, dall’altro fece finire le loro vite, fino a quel momento vissute con discrezione e lontano dai riflettori, sulla pubblica piazza.

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Fu uno dei grandi e discutibili accusatori dell’ex sindaca a riferire di quel matrimonio ad Antibes che mai c’è stato. Fu Antonio Scialdone, plurindagato imprenditore dei rifiuti, ex presidente del Cub, poi gola profonda accreditata dai magistrati, a raccontare ai pm che con il denaro delle mazzette le due avevano passato un mese in Costa Azzurra dopo essersi sposate, in gran segreto, all’estero. Mentiva. Due giorni fa, Cecilia D’Anna è stata assolta con formula piena dall’accusa di corruzione «per elementi già evidenti dal principio della vicenda», come sostiene il suo avvocato, Alfredo Sorge. 

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L’allora sindaco De Lucia, un brillante ingegnere, finì in cella e tredici mesi dopo patteggiò la pena a tre anni e mezzo. E il prossimo 6 dicembre ci sarà sentenza per un’altra accusa, quella di peculato. Ma il peggio, a quanto pare, è passato. È il momento di volare. «Torneremo ad ascoltare Modugno insieme» ha scritto, ancora, la De Lucia. Potranno sposarsi, a Santa Maria a Vico, dove già convivono e gestiscono insieme una scuola di formazione. Non dovranno andare all’estero, visto che l’unione civile tra persone dello stesso sesso è in vigore in Italia dal maggio del 2016, due mesi dopo il loro arresto. Rosa e Cecilia possono gettarsi alle spalle tutto.

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L’inchiesta che le ha coinvolte s’incentrava su Alberto Di Nardi, imprenditore del settore ecologico che si pentì dopo trentasei ore di carcere e riferì d’essere diventato il «bancomat» dei politici e fu poi autore del libro autobiografico «Il corruttore». Furono anche le sue dichiarazioni a «inguaiare» l’ex sindaca e la sua giunta. Ma nei vari processi che si sono tenuti finora le sorti dell’impianto accusatorio tratteggiato sulle sue affermazioni ha avuto sorti alterne. Era già scritto invece, il destino di Rosa e Cecilia, che oggi hanno 37 anni. Da quel 2013 tante cose sono cambiate, si sono disfatte e non torneranno. Ma loro non si sono mai lasciate. Né le manette, né le sentenze, tantomeno le malelingue bigotte degli «accusatori» hanno scalfito il sentimento che le lega. 
 

Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 12:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA