«Voti comprati dalla camorra»,
la Dda sequestra schede elettorali

di Mary Liguori

Si mette male per Maddaloni: ieri la polizia ha sequestrato tutte le schede elettorali del seggio 27. Ordine della Dda di Napoli, l’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Luigi Landolfi, prosegue spedita l’inchiesta sulle presunte infiltrazioni della camorra alle elezioni amministrative dello scorso 10 giugno che si sono chiuse, al primo turno, con la vittoria bulgara di Andrea De Filippo. Sono millecento i voti nel mirino. Le schede sequestrate hanno evidentemente un «segno» distintivo che analizzare sarà utile alle indagini. 

Come si ricorderà, nelle settimane scorse, la squadra mobile di Caserta ha sequestrato i verbali elettorali bloccando le procedure di riconteggio in corso e «congelando», di fatto, la cerimonia di proclamazione dei consiglieri eletti. Pochi giorni dopo, come da prassi, i verbali sono tornati nella disponibilità della commissione elettorale, ma le indagini hanno continuato con gli investigatori impegnati a studiare le fotocopie dei verbali in questione. Intanto si sono concluse le operazioni di riconteggio e il sindaco ha preso possesso della poltrona conquistata con una media del 55 per cento a sezione. Per ora sotto accusa c’è una sola persona. Si tratta di Teresa Esposito, sorella minore del boss ergastolano Antonio ‘o sapunaro, già eletta consigliere nel 2013 e nel 2017. A giugno la Esposito è risultata prima dei non eletti nella sua lista, con 298 preferenze. È accusata di scambio elettorale politico-mafioso. Secondo la Procura Antimafia, dunque, la Esposito in concorso con persone al momento non identificate avrebbe dato o promesso denaro per ottenere voti. I voti, sempre seconto il quadro indiziario, sono stati comprati per somme oscillanti tra i dieci e i quindici euro. Il sequestro di ieri, vista la mole di schede portate via, fa ipotizzare che le persone iscrite sul registro degli indagati siano più d’una: la Esposito ha avuto meno di 300 voti, le schede sotto accusa sono più di mille. Al momento, naturalmente, sono solo ipotesi. Come è un’ipotesi quella secondo la quale la Esposito aveva già assicurato un posto in giunta per il contributo dato durante la campagna elettorale al candidato sindaco poi eletto al primo turno. D’altro canto le indagini non riguardano la sola sezione di via Feudo, fortino del clan nelle palazzine popolari della Iacp, ma anche altre aree di Maddaloni in cui, sospettano gli inquirenti, il voto sarebbe stato inquinato. 

A conferma di ciò il fatto che le schede sequestrate ieri sono quelle del seggio di via Giacomo Sani, a ridosso dell’area popolare di via Serao, il «regno» del boss Antonio Esposito, fratello della donna indagata.
Giovedì 12 Luglio 2018, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 11 Luglio, 20:14
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