«Azzorre», l'esordio letterario di Cecilia Giampaoli: «Io, a nudo davanti ai lettori»

Venerdì 19 Giugno 2020 di Alessandra Farro
Esce oggi il romanzo di esordio di Cecilia Giampaoli, “Azzorre”, edito da Neo Edizioni, una storia autobiografica che racconta il suo viaggio nell’arcipelago portoghese, segnato da una profonda frattura. Nel febbraio 1989, a sei anni, Cecilia perde il padre in un incidente aereo, su un volo, con 144 persone a bordo, partito da Bergamo, che si schianta sulle isole Azzorre. Lei decide di raggiungere quel luogo, a 25 anni dalla scomparsa del padre e lo racconta cercando di spogliarsi dei suoi sentimenti per accompagnare il lettore in un mondo composto non soltanto dalle persone incontrate, ma anche dalla ricostruzione dell’episodio, armandosi di testimonianze e dati oltre che di ricordi. 



Quando hai deciso di scrivere la tua storia?
«Ci sono due componenti: una professionale e una personale. Professionale perché io mi occupo di progettazione artistica e narrativa e avere un tema guida per me è fondamentale, poi ha rappresentato un’occasione per riuscire a tirare fuori un progetto valido e nessuna tematica è fondamentale per la mia vita come questa. Dal punto di vista personale, invece, ho attraversato un momento di grande cambiamento, ho vissuto una separazione molto dolorosa che ha riacceso il senso di abbandono rimasto in sospeso dalla morte di mio padre. Ho perso due uomini, in modi completamente diversi, e ho sentito l’esigenza di scriverne».

È stato difficile mettersi tanto a nudo con i lettori?
«Il lavoro grosso è stato il tentativo di non caricare il libro di sentimentalismo sia a livello stilistico, perché non mi appartiene, ma anche in modo tale che persona che lo legge possa mettere i suoi sentimenti e la sua storia nelle mie parole. Questa per me è stata la parte più difficile: passare indietro su quello che ho producendo e liberarlo dalle mie paturnie. Se scavi nella vita delle persone, ti rendi conto che tutti hanno provato dolore, lo sforzo è trovare una connessione tra il tuo dolore e quelli di chi ti legge».

Quanto è stato difficile rivivere quei momenti nella scrittura?
«Facilissimo nemmeno io pensavo di riuscire cosi e vero che ho scritto tutto il lavoro in viaggio tranne l ultimo capitolo con una grade rapidita momenti in cui non succedeva nulla scrivevo il lavoro grosso e stato tornando a casa da una parte il lavoro di raccolta di dati quando prendi un tema come questo devi essere certo di quello che scrivi e poi il mio romanzo fayico un po’ a chiamarlo cosi per me riuscire un editore non e stato facile e ci e voluto temoo non sono brava in questo per cui ci sono volute persone che l hanno letto ognuno ha detto un po’ la sua e ogni volta torni sul libro con i suggerimenti di ogni persona e tu lo rileggi ogni volta cercando di mantenere punto critico senza farti sopraffare ma tenendo conto delle critice degli altri ripercorrerlo piu difficile di scriverlo».

Hai già in mente il prossimo romanzo?
«Occupandomi di progettazione in modo trasversale per me il linguaggio come mezzo non è essenziale. Ora sto lavorando al documentario legato a questa storia e aspetto un bambino, quindi non c’è ancora un’idea precisa. Sicuramente scelgo temi importanti, perché ho bisogno di tematiche che spieghino a me, prima che ad altri, qualcosa: lo farò se avrò qualcosa da dire».

Hai un blog, diaridiunmarinaio.com, di cosa parla?
«Il blog è nato intorno al 2011 scrivendo in viaggio. Mi ero accorta che era più facile scrivere che portarsi dietro una macchina da presa o fotografica, così, senza filtro, le cose che vivevo, le riportavo. Ho scoperto che le parole riescono a coinvolgere tutti i sensi. Semplicemente postavo su Facebook i miei pensieri, avendo grandi apprezzamenti e quindi, a un certo punto, ho pensato di caricarli su un blog per averne memoria e così è ancora. Sono tutti spaccati della mia vita, anche se c’è qualche racconto in terza persona, sono tutti riferimenti puntuali a cosa successe a me». © RIPRODUZIONE RISERVATA