Guendalina Passeri viaggia nella mente di una bimba attraverso la sua stanza

Venerdì 26 Marzo 2021 di Alessandra Farro
Guendalina Passeri viaggia nella mente di una bimba attraverso la sua stanza

Ognuno di noi dentro di sé ha un mondo che scalpita per uscire allo scoperto, un mondo fatto di emozioni, sentimenti, desideri, pensieri, paure. Un mondo mutevole come la realtà. Guendalina Passeri ne parla magistralmente in “Una stanza tutta mia”, pubblicato con la Sabir Editore. Un albo illustrato in cui la stanza rappresenta la mente di una bambina dall’immaginazione fervida quanto i sogni, accompagnata da un procione giocattolo.

Come nasce il libro?
«L’idea non è proprio mia, Virginia Woolf ha scritto ‘Una stanza tutta per me’ molto prima. Ma la mia citazione non è voluta e non è consapevole, ho studiato letteratura e mi sarà lasciata influenzare dai miei studi. Mi sono accorta dopo del riferimento. Come origine, al di là di questo, si è tratta più di un’intuizione casuale: ero a letto, cercando di dormire, con la febbre, e, si sa, la testa sul cuscino capita spesso che vaghi e faccia quello che vuole: mi sono alzata e ho iniziato a scrivere la storia abbastanza di getto. Poi è rimasta un po’ lì finché non sono entrata in contatto con la Sabir».

Ognuno ha la propria stanza, come funziona?
«Ognuno di noi ha una stanza, indubbiamente, che sia la mente o la immaginazione o la fantasia, insomma dove sono padroni i pensieri, che sono influenzati dal mondo delle emozioni e dei sentimenti e da quello che ci accade nelle varie giornate e viceversa. È una stanza anche complessa, che ho cercato di spiegare ai bambini attraverso illustrazioni che mostrassero, da un lato, il volto e le espressioni che assumiamo quando proviamo certe emozioni e, dall’altro, quello che può succedere dentro la stanza mentre si provano certe cose».

E il mare sintetizza il tutto.
«Il mare è un elemento che c’è quasi sempre nella stanza. È calmo e rappresenta un sentimento di serenità, beatitudine e calma. È in burrasca, quando c’è rabbia e caos. È un elemento alla base di tante metafore, anche a livello delle emozioni, che, credo, sia un po’ ancestrale ed anche i bambini lo capiscono bene, mia figlia ha capito perfettamente le metafore che racconto nel libro anche grazie al mare».

Perché un procione?
«Prima del procione, c’era un gatto ed era un gatto vero, non un giocattolo, realizzato in maniera abbastanza realistica, come alcuni elementi all’interno della stanza – i pesci e il pappagallo – ma sembrava, forse, troppo serio. Era un gatto stile egiziano, in termini di sguardo. Insieme alla casa editrice, abbiamo pensato di renderlo più giocoso e a me è venuta l’idea di renderlo realmente un giocattolo con la carica classica dei giocattoli meccanici. A volte i bimbi hanno bisogno di confidarsi e, spesso, è facile confidarsi con qualcuno che ascolta più degli altri: simboleggia la capacità di ascolto che dovremmo avere tutti noi».

Progetti futuri?
«È uscito oggi “Sciroppo”, sempre della Sabir, che è stato scritto da Giuseppe Viroli e illustrato da me. si tratta di una narrativa per ragazzi, ho posto le illustrazioni sottoforma di tarocchi. Poi, ci sono diversi altri progetti: con la Sabir un altro albo illustrato, che esplora come noi vediamo le cose, quello che ci accade. Può essere la stessa cosa per me e per un altro, ma può anche cambiare in base a come si guardano gli eventi e si reagisce: è sulla capacità di vedere le cose in un modo e in un altro. I bambini sono dei lettori molto attenti e riescono a cogliere delle cose anche meglio degli adulti e non vanno sottovalutati come pubblico».

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