«Italianism», Barnbrook in reggia
master con il guru grafico di Bowie

David Bowie versione Barnbrook
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di Luciano Giannini

Già da giovane era attratto dall'arte dei caratteri a stampa, quelli che oggi si chiamano «font» E, per studiarli, perdeva ore tra le tombe, osservando nomi, date e citazioni incise nel marmo. Uno dei più sovversivi lo chiamò Manson (come l'assassino di Sharon Stone), e lo ideò per esaltare il rapporto tra parola e forma grafica che la rappresenta. Inglese eclettico e provocatore, disegnatore, grafico, tipografo, Jonathan Barnbrook è una leggenda della cultura pop, che vanta collaborazioni con Damien Hirst e David Bowie, per cui creò le copertine di «Heathen», «Reality», «The next day» e l'ultimo, «Blackstar», uscito solo un giorno prima della sua morte. Per illustrare la sua filosofia - racchiusa nel libro Barnbrook bible - e parlare del rapporto col Thin White Duke, venerdì sarà alla Reggia di Portici per una masterclass.
Il fantasista pop della grafica è la star di «Italianism», conferenza creativa indipendente creata 5 anni fa da Renato Fontana, docente ed esperto di comunicazione, con l'intento - spiega - di «dare ai giovani creativi italiani la possibilità di incontrarsi, scambiare esperienze, produrre idee e lavoro. Sa quante volte, in 25 anni di attività, ho scoperto che dietro i nickname e gli alias di eccellenti artisti, in tutto il mondo, si celavano ragazzi fantasiosi e brillanti, costretti a emigrare? Perciò, ho deciso di fare qualcosa per loro, con lo scopo di frenare la diaspora e di fondere la genialità tricolore con l'efficienza anglosassone». Così è nata la piattaforma «Italianism», che ogni anno chiama a raccolta giovani grafici, disegnatori, docenti e artisti, in collaborazione con alcuni prestigiosi istituti universitari, impegnandoli in contest, gare, mostre e masterclass. Giovedì e venerdì la conferenza arriverà per la prima volta al Sud, scegliendo come tema il pop italiano. Perché questa scelta? Fontana: «Se lavoriamo sulla musica, come possiamo non partire da quella napoletana? Senza i suoi artisti, la nostra musica non sarebbe quella che è». Infine Portici: «La Reggia è un simbolo di tradizione, bellezza, antichità, e suggella nuove relazioni tra contenuti e luoghi che li ospitano».
«Ignoro dove l'artificiale finisce e cominci il reale»: nel solco di Andy Wharol e della sua filosofia, con il sostegno dell'Istituto Treccani, Fontana invita a Portici «chiunque ami la cultura visiva dei nostri tempi» e lo attira con «un programma ricco, che declina variamente il tema scelto». Dopodomani si comincia con un «Creative match»: «Sulla falsariga delle pop band 11 tra le più importanti scuole italiane di comunicazione e creatività, divise in squadre di cinque elementi, si sfideranno, dalle 10 alle 22, per realizzare un progetto di comunicazione richiesto da un vero committente. Il vincitore otterrà un premio in danaro». Venerdì, dopo la masterclass di Barnbrook (ore 11-13), spazio alle «parole della musica italiana», con interventi dei giornalisti Federico Vacalebre, Sandro Cappelletto e Cristina Marozzi, di Francesco Lettieri (il regista dei videoclip di Liberato), del designer pugliese Vito Nesta, della street artist romana Alice Pasquini, del producer e dj salentino Andrea Mangia aka Populous.
Tre le mostre: «Una è sulla forma e la funzione della musica, nell'ambito di una ricerca commissionata a quattro università, tra cui la Federico II. Un'altra - Italianisimm' - è un omaggio al sound napoletano. Federico Vacalebre, infatti, ha scelto 21 tra i suoi più illustri protagonisti, da Carosone a oggi, «illustrati» in qualche modo attraverso le foto realizzate dal laboratorio di Antonio Biasucci e dal MiMaster di Milano. Infine, Dieci copertine presenterà le opere premiate alla fine di un contest organizzato da noi nei mesi scorsi, in cui si chiedeva a vari artisti di reinterpretare 10 copertine di dischi importanti per la musica italiana degli ultimi 50 anni». Se «la Pop art è un modo di amare le cose», come sosteneva Warhol, «Italianism» è lo strumento per esprimerlo «non solo sul web», conclude Fontana, «ma dal vivo, identificando nella conferenza creativa un punto di riferimento obbligato della cultura visiva nazionale».
Martedì 8 Maggio 2018, 08:31 - Ultimo aggiornamento: 08-05-2018 08:38
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