Cent'anni di Pinin Carpi: Fochesato ne ripercorre vita e opere in diretta Fb su «Andersen»

Lunedì 7 Dicembre 2020 di Donatella Trotta
Cent'anni di Pinin Carpi: Fochesato ne ripercorre vita e opere in diretta Fb su «Andersen»

Si chiamava Giuseppe, ma per tutti era Pinin. Pinin Carpi (11 luglio 1920-31 dicembre 2004): un diminutivo-vezzeggiativo che ben si addiceva alla sua figura, alta e dinoccolata, di Puer Aeternus dal sorriso disarmante e dolcissimo, che conquistava il cuore di tutti - grandi e piccoli – come le sue storie per bambini: inventate, scritte, disegnate, dipinte, illustrate ad acquerello con una leggerezza e un’ironia che solo i grandi riescono ad avere, e a intrecciare con la loro intelligenza emotiva e sapienza del cuore. Chi non ricorda il suo primo romanzo per l’infanzia, Cion Cion Blu? Fu pubblicato nel 1968, ma è solo nel 1972 – grazie all’acume di Gianna Vitali e Roberto Denti, indimenticabili fondatori a Milano della prima Libreria dei Ragazzi in Italia -, che con Le avventure di Lupo Uragano iniziò anche la sua esperienza di illustratore, accompagnato molte volte dalle tavole della moglie Marilena Rescaldani.

Da allora, ha imbevuto l’immaginario di generazioni con un oceano mare di fiabe, racconti, libri per avvicinare i più piccoli alla scoperta dell’arte (da Klee a van Gogh, da Rousseau a Matisse), da profondo conoscitore dei due universi: l’arte e l’infanzia. A cui dedicò anche l’antienciclopedica enciclopedia Il mondo dei bambini. Di sé diceva, con l’umiltà autentica dei giusti e l’intuito pedagogico di chi sa porti in ascolto dei più piccoli: «Sono sempre vissuto vicino ai bambini, in mezzo a loro e per i miei figli ho inventato favole, filastrocche e canzoncine, sorprese per migliaia di sere. Quasi tutti i miei libri, pubblicati o no, li ho vissuti insieme ai bambini e sono stati formulati in ogni minima emozione con il loro aiuto». Di qui il suo stile unico e inconfondibile, segnato, come ricorda Rolando Bellini, da «una simultaneità di eventi, pittorici, grafici, pittografici e segnici, che bene corrispondono alla sincronica crescita del testo scritto».

Figlio d’arte di una famiglia di artisti (il padre era il pittore accademico di Brera Aldo Carpi, deportato in campo di concentramento nazista a Gusen e salvato dalla sua arte, come il figlio ci ha fatto scoprire curando per Einaudi la pubblicazione del Diario di Gusen del padre), Pinin cominciò sin da bambino a scrivere e a illustrare storie, confezionando veri e propri libri con forbici e colla. Padre prolifico e nonno tenerissimo, con il suo sorriso indimenticabile e fanciullesco (come testimonia la foto sopra, scattata a Napoli in un incontro promosso dalla Libreria dei Ragazzi di Napoli il 7 giugno 1989 nella Casina Pompeiana della Villa Comunale), si trovava a proprio agio con i puri di cuore come lui. Perciò il suo habitat prediletto erano i bambini piccoli, per i quali amava scrivere, dipingere, raccontare e poetare per immagini e inventare storie colorate di parole leggere e profumate di vita.

In questo funesto anno bisesto che ha ostacolato le celebrazioni di molti centenari importanti (Gianni Rodari, Michele Prisco, Loris Malaguzzi, Federico Fellini…) il centenario della nascita di Pinin correva il rischio di finire nel dimenticatoio. Bene ha fatto perciò la rivista «Andersen-Il mondo dell’infanzia» a correre tempestivamente ai ripari promuovendo un sapiente ricordo affidato a un esperto del calibro di Walter Fochesato (oggi in diretta alle 17:30 sulla pagina Facebook del mensile), dal titolo: «Cento anni di Pinin Carpi». L’intervento di Walter Fochesato faceva parte di un convegno online promosso dal Comune di Milano, ma che per alcune difficoltà tecniche non è stato registrato (Il convegno – con gli interventi degli assessori, dell’illustratore Alessandro Sanna e di Susanna Carpi – è disponibile qui: https://bit.ly/centenarioPinin_convegno). Cent’anni da ricordare, meritatamente. Perciò, tra le pagine di Andersen n. 378, non mancherà un articolo di approfondimento, disponibile da leggere anche online: https://bit.ly/pinin_carpi. Per chi non ha avuto la fortuna di conoscere di persona Pinin, ma desideri assaporarne comunque l’incanto dell’opera che ci ha lasciato.

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