L'Onu lancia la prima Giornata mondiale della lingua portoghese. Cusati: «Riconoscimento atteso da tempo»

Martedì 5 Maggio 2020 di Donatella Trotta
«Un riconoscimento che, devo dire, attendevo da sempre». Esulta Maria Luisa Cusati (nella foto), insigne lusitanista, dal 1996 Console onorario del Portogallo per le Regioni Campania, Basilicata e Calabria: da oggi, 5 maggio, si celebra infatti per la prima volta la «Giornata mondiale della lingua portoghese», con tanto di suggello dell’Onu che ha accolto la richiesta avanzata, nel 2008, dai leader della Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese (CPLP) e da molti Lusofoni affinché l’idioma di Camoes, Pessoa, Saramago, Alegre e tanti altri grandi intellettuali diventasse lingua ufficiale nel mondo.

Ma a cosa si deve l’agognato risultato?
Cusati non ha dubbi: «Un fattore decisivo – dice - è probabilmente nella decisione dei legislatori del Portogallo di adottare una standardizzazione dell’ortografia portoghese, circostanza che ha favorito le traduzioni di documenti ufficiali in portoghese da parte di UN News, canale multimediale delle Nazioni Unite. Va anche ricordato che il portoghese è del resto la sesta lingua più parlata nel mondo, in quattro continenti - Europa Sud America (Brasile), Africa (Capo Verde, Mozambico, SãoTomé e Príncipe, Angola, Guinea-Bissau), Asia (Timor Est e Macao) – ed è già lingua ufficiale in nove Paesi del mondo, lasciando tracce significative in tante culture a partire dai primi contatti iniziati nel XV secolo: un segno consistente c’è anche in India, nelle ex colonie portoghesi di Goa e Daman e Diu».

La studiosa ha diversi motivi per festeggiare l’evento: già docente di Lingua e letteratura portoghese, Letteratura brasiliana, Letterature di Espressione portoghese all’Orientale di Napoli e professore di Lingua e letteratura portoghese all’Università Suor Orsola Benincasa, è anche Socia fondatrice e Presidente dell’Associazione Italia-Portogallo, nata a Napoli nel 1986 per iniziativa di un gruppo di amici uniti dall’interesse per la terra del Fado e della Saudade e per la sua cultura, proprio con lo scopo primario – spiega Cusati - «di far conoscere il Portogallo, la sua lingua, la sua storia straordinaria, le espressioni della sua civiltà, rimaste troppo tempo in ombra».

Già. Adesso, la visibilità è davvero planetaria. Ma quanto deve anche a Napoli questa scelta?
«La diffusione della lingua portoghese come insegnamento ha avuto il primo momento importante proprio a Napoli, con l’istituzione della prima cattedra all’Istituto Universitario Orientale grazie agli sforzi del prof Giuseppe Carlo Rossi che aveva insegnato italiano a Lisbona per molto tempo. All’inizio della mia carriera universitaria mi sono resa conto di quanto poco si conoscesse la storia e la cultura del Portogallo: addirittura c’era confusione tra portoghese e spagnolo!….Nel seguito le mie scelte come docente sono sempre state orientate verso attività che ponessero in luce lo straordinario coraggio e intraprendenza di un piccolo popolo che nell’arco del XV secolo riuscì ad individuare le tecniche che permettessero di raggiungere l’Oriente via mare. Una storia complessa, che si legge proprio nella lingua».

Ne è testimonianza l’egemonia dell’inglese, da tempo ormai una sorta di esperanto delle comunicazioni mondiali…
«La lingua, strumento vivissimo di comunicazione, si modella sugli eventi. I contatti con popoli lontani hanno tanto arricchito il portoghese e il portoghese, a sua volta,ha lasciato il suo segno in tante lingue lontane. Ho avuto studenti che si sono entusiasmati e hanno collaborato con me in tante attività e hanno fatto propria questa lingua. Quando vado a Lisbona o a Porto sono tanti gli incontri con loro, italiani ormai portoghesizzati testimoni del lungo magistero che mi ha visto nell’Università che oggi è nota semplicemente come “Orientale”, una istituzione dalla grande tradizione di apertura al mondo».

Cusati, il suo amore per il Portogallo è ricambiato: al di là della vasta rete di amicizie con importanti intellettuali di cui è divenuta punto di riferimento e in alcuni casi traduttrice e divulgatrice della loro opera all’estero, nel 1996 è stata non a caso insignita della prestigiosa Commenda dell’Ordine “do Infante” dal Presidente della Repubblica portoghese…
«Ho avuto lusinghieri riconoscimenti dal Portogallo; e l’offerta di rappresentare, come Console Onorario, il Paese fu proprio orientata dalla considerazione che ormai il consolidamento di una Europa unica avrebbe portato ad un appiattimento della ricchezza costituita da tante identità e quindi sarebbe stato sempre più importante difendere le specificità della cultura di ogni Paese membro. Dal 1996 quindi ho operato, con il sostegno del Ministero degli Esteri portoghese, organizzando mostre, convegni ma principalmente creando contatti che favorissero l’ingresso della lingua portoghese nelle offerte formative scolastiche e, parallelamente, offrendo sostegno ai portoghesi che, nelle regioni di mia competenza, si trovassero in difficoltà». E ora, il suggello di un atteso riconoscimento: 5 maggio, Giornata mondiale della lingua portoghese. Che dopo l’emergenza pandemia che ha drasticamente cancellato, ridimensionato o rimodulato tanti eventi culturali, sicuramente avrà a tempo debito le celebrazioni che merita.
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