Petti, l'altalena della vita in un nuovo spazio artistico al Centro Direzionale

di Donatella Trotta

Un nuovo spazio per l’arte. Di vivere. E di creare: incrociando sguardi, visioni, relazioni e sensazioni in una “City” partenopea abitualmente dedicata ad accogliere attività economiche ed imprenditoriali, tra uffici, sedi istituzionali ed esercizi commerciali. Una zona di frettoloso passaggio che all’estero viene definita down town – ossia il Centro Direzionale di Napoli, disegnato con una cifra postmoderna da Kenzo Tange in un tessuto sociale lambito dalla storia e dalle storie di devianza e di dolore racchiuse nelle mura del carcere di Poggioreale – dove Area35mm, uno spazio di coworking in via G. Porzio 4, vuole giocare una scommessa: configurarsi anche come galleria, spazio conviviale, bar, luogo di incontri con la fotografia d’autore, punto di ritrovo per gli amanti del food di qualità, tra luce di notte e profumi di giorno.

L’idea di Stefano Nasti – fondatore di Camera Service Italia, che ha lavorato tra gli altri con Enzo Truppo, Patrizia Visone, Simona Frasca e Vincenzo Cimmino per realizzare questo luogo sperimentale – si declina ora in una personale di Renata Petti che apre una stagione di sperimentazioni di arte contemporanea curata dal critico Gianni Nappa. «Un felice connubio – spiega Nappa -  tra la volontà di Nasti di ospitare eventi di qualità, nel solco delle esperienze maturate in questi anni con manifestazioni di spessore e di alta visibilità tra foto e moda, tra passione e professionalità, e la ricerca estetica di artisti accolti in un luogo-avamposto, tra migliaia di uffici e pendolari, che si propone come angolo di cultura, arte contemporanea (fortemente connotata dalla fotografia d’autore) e centro di aggregazione di fianco ed un ex tessuto industriale ormai ricordo lontano».

In mostra, da giovedì primo febbraio (vernissage alle ore 18) a lunedì 12 febbraio, due installazioni della Petti, artista napoletana laureata in Architettura, già docente di Discipline architettoniche presso il Liceo artistico e orientata a sperimentare diversi linguaggi e vari materiali dell’arte (dalla manipolazione di immagini al computer alla ceramica, da intendersi come dilatazione della sensorialità e ampliamento della memoria, fino al linguaggio poetico e cinematografico sovrapponendo sempre, con tagli e inquadrature molteplici, il lavoro di anni sulla materia ceramica) nella ricerca di una dimensione “altra”, da poeta e artigiano, da progettista dentro le cose: come l’anima di quella che Petti chiama “la madre argilla”. Non a caso, per presentare l’opera «Volare. Tra le corde di un’altalena», l’artista ha scelto uno stralcio di uno scritto da Vestiario di Wislawa Szymborska: «Ti togli, ci togliamo, vi togliete cappotti, giacche, gilè, camicette di lana, di cotone, di terital, gonne, calzoni, calze, biancheria, posando, appendendo, gettando su schienali di sedie, ante di paraventi»…

Un gioco di sottrazioni che evoca altri svelamenti. L’opera infatti, dominata dal rosso che domina molte installazioni della Petti, offre allo sguardo panni dismessi come stracci accumulati l’uno sull’altro, quasi a simboleggiare azioni consuete di un vivere di corsa che hanno per protagonisti i vestiti: seconda pelle rappresentativa del nostro presentarci/mostrarci in società, quasi un costume che una volta riposto ci lascia liberi e nudi di fronte a noi stessi. «La Petti – spiega ancora il curatore Nappa - ne interpreta una “visione” fanciullesca legata al gioco e alla spensieratezza, tipica dei bambini, con un’altalena che pone i vestiti come seduta e ne formula un andamento ondulante che ci pone sempre in bilico tra purezza e sovrastrutturazione».

La seconda installazione si intitola invece emblematicamente «Il mondo come un sasso», ed è anch’essa paradigmatica del percorso di un’artista poliedrica che di sé dice: «La mia opera è caratterizzata dallo stretto legame tra il mio corpo e il materiale plastico-ceramico attraverso uno studio teso a penetrare nella materia e negli elementi specifici dell’espressione artistica». Protagonista di numerose mostre in Italia e all’estero, Petti ha inoltre attivato con il gruppo artistico «Laloba rifletti_ il luogo» molti laboratori per la costruzione di oggetti teatrali, sculture e oggetti per performances, installazioni, azioni, scenografie cinematografiche, partendo dalla suggestione di siti, usi e tradizioni, testi letterari. Nell’e-book Renata Petti Poesia della/nella materia (in www.lettoricreativi.com) è espressa in versi la sua ricerca artistica: «Fili nascosti, echi di progetti», in cui l’artista fonde sin esteticamente cultura e natura, corpo e tecnologia, sensi e pixel in un flusso di coscienza che a un certo punto recita: «stordita dal dolore e sono argilla/ calore e senso vivo sulla pelle/ perdo la forma e mi contraggo in pixel/ sogno di ritrovare la natura/ che parla e sente ed è per me cultura». 
Lunedì 29 Gennaio 2018, 21:51 - Ultimo aggiornamento: 29-01-2018 21:51
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP