ArcelorMittal: entro il 15 gennaio altiforni spenti. Emiliano: «Un bluff». Allarme indotto

Giovedì 14 Novembre 2019
ArcelorMittal: entro il 15 gennaio altiforni spenti. Emiliano: «Un bluff». Allarme indotto

Il Ministero dello Sviluppo Economico convoca azienda e sindacati (come da procedura ex 47) nel tentativo di aprire un canale di confronto istituzionale con un'azienda che finora sembra evitare il governo in campo aperto. Per tutta risposta ArcelorMittal canta il de profundis dell'Ilva comunicando ai sindacati le date di spegnimento degli altiforni, il 13 dicembre si spegne l'Afo2, a fine dicembre l'Afo 4 e il 15 gennaio l'Afo 1, il più grande altoforno d'Europa. 

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L'azienda è tecnicamente tenuta a partecipare all'incontro al Mise dove ci saranno anche i leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo; per ArcelorMittal dovrebbe esserci l'amministratrice delegata Lucia Morselli. L'annuncio dello spegnimento degli altiforni non è una novità: era già stato comunicato il 5 novembre nella lettera ai sindacati che ha aperto la procedura di recessione all'Amministrazione Straordinaria (cioè allo Stato) di asset e lavoratori dell'ex Ilva. Ma in questi 10 giorni tutta l'attenzione era (e lo è ancora) rivolta allo scudo penale che in molti - sindacati compresi - chiedono di ripristinare. 

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Il governo continua a ripetere che ArcelorMittal non ha il diritto di spegnere gli Altiforni e minaccia risarcimenti miliardari. Lo dicono i sindacati per voce di Rocco Palombella: «ArcelorMittal non può fermare gli impianti perché sono di proprietà dello Stato» (in realtà fanno ancora capo all'Amministrazione Straordinaria cioè ai creditori dell'ex Ilva). Il governatore della Puglia Michele Emiliano ha buona voce nel mandare a dire ai Mittal che «spegnere gli altoforni equivale distruggerli» che questo gli costerà «risarcimenti di dimensioni devastanti» e che per lui le mosse di Morselli sono «tutto un bluff».

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Ad oggi l'azienda conferma di essere determinata a spegnere Taranto mentre i Commissari del Governo, dopo dieci giorni dall'atto di citazione, non hanno ancora depositato il ricorso cautelare d'urgenza (ex art. 700) contro la richiesta di recesso di ArcelorMittal. Ricorso che potrebbe permettere al Giudice di bloccare lo spegnimento. Ieri la causa avviata da ArcelorMittal in via ordinaria - leggi: tempi lunghi - è stata assegnata al giudice competente e, come da tempistica italiana, vedrà la sua prima udienza solo a maggio. Ma questo non significa che ArcelorMittal debba restare a Taranto fino a dopo Pasqua, chi si illudeva è stato smentito dall'azienda. E anzi la Morselli ha comunicato che l'acciaieria di Taranto sarà spenta a gennaio.

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Se sia o meno un «bluff» sarebbe il caso di scoprirlo alla svelta. Certo farlo alla vigilia di un vertice al Mise non depone per le buone intenzioni della multinazionale franco-indiana con sede legale a Lussemburgo e quotata su diverse Borse del mondo (non a Piazza Affari). Intanto le aziende dell'indotto che oggi hanno incontrato al Mise il ministro Stefano Patuanelli sono allarmatissime: «ArcelorMittal Italia sta lasciando lo stabilimento di Taranto senza aver pagato le aziende dell'indotto» denuncia Confindustria Taranto. La conclusione - aggiungono gli imprenditori - è che «non siamo nelle condizioni di garantire il pagamento degli stipendi dei nostri dipendenti».

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Dalla città pugliese arrivano, via sindacati, parole rassicuranti: «Morselli ha chiarito che l'azienda rispetterà tutti gli impegni, a partire dal pagamento delle spettanze previste dal contratto di appalto» riferiscono le Rsu. Al momento, secondo indiscrezioni, ArcelorMittal sarebbe in ritardo con i pagamenti dell'ultima rata di affitto inoltre, fanno sapere i sindacati, per «motivi tecnici» ha pagato ai lavoratori della controlla Servizi Marittimi Ilva solo il 90% dello stipendio di ottobre promettendo di saldare a fine novembre.

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Ultimo aggiornamento: 15 Novembre, 07:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA