Assegno unico, mina addizionali: a rischio i redditi bassi

Domenica 11 Aprile 2021
Assegno unico, mina addizionali: a rischio i redditi bassi

È un lavoro meritorio ma terribilmente complicato quello che dovrebbe permettere alle famiglie italiane, dal prossimo primo luglio, di percepire un assegno universale (assegno unico) per i figli al posto dei vari e disordinati benefici attuali. La legge istitutiva è ormai da alcuni giorni in Gazzetta ufficiali e già da tempo è partita la corsa contro il tempo per mettere a punto i decreti legislativi che dovranno rendere la misura concretamente operativa. 

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L’obiettivo principale è evitare che qualche nucleo familiare si trovi danneggiato con il nuovo meccanismo, a fronte dei notevoli vantaggi che ci saranno sicuramente per la maggioranza: una dei nodi da sciogliere è quello delle addizionali all’Irpef (regionale e comunale) che il nuovo meccanismo farebbe scattare per contribuenti che oggi non le pagano. Va ricordato che i contorni precisi del nuovo assegno sono ancora da definire: si fa riferimento ad un importo di circa 250 euro mensili, modulabili però in base all’Isee, con una maggiorazione per disabili e figli oltre il secondo. In cambio dovrebbero essere gradualmente superate ben sei misure di sostegno attualmente esistenti, tra cui le detrazioni Irpef che spettano per i figli a carico: ne deriveranno risorse per il bilancio dello Stato che aggiunte a quelle “fresche” stanziate con l’ultima legge di Bilancio porterebbero la dote complessiva dell’assegno a circa 20 miliardi. Molti soldi, che potrebbero comunque non bastare ad evitare situazioni svantaggiose in alcune casi: dovranno quindi essere trovate ulteriori risorse, per garantire alle famiglie una effettiva “clausola di salvaguardia”: ovvero andare in pari, nella peggiore delle ipotesi.

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L’IMPOSTA
Alcuni delle maggiori criticità tecniche ruotano proprio intorno all’Irpef. Il venir meno delle detrazioni (resterà però quella per il coniuge, se a carico) sarà più che compensato dall’importo dell’assegno. Ma l’attuale struttura dell’imposta nasconde un’insidia per i nuclei numerosi a reddito basso, quelli che proprio grazie agli “sconti” per i figli azzerano l’imposta e quindi per legge non pagano neppure le addizionali dovute a Regioni e Comuni. Con il nuovo meccanismo invece, a meno che il reddito non sia davvero molto basso (sotto gli 8 mila euro per i lavoratori dipendenti) l’Irpef tornerà ad essere dovuta e con essa le addizionali: una novità positiva per i bilanci per gli enti locali ma non per gli interessati, che vedrebbero di fatto i loro assegni erosi di alcune centinaia di euro l’anno. Il problema riguarda soprattutto le famiglie con redditi complessivi tra i 14 mila e i 20 mila euro, che possono però crescere in base al numero dei figli ad alla presenza di disabili, come si vede dagli esempi in questa pagina. Un lavoratore dipendente con coniuge e a carico e tre figli di cui due minori versava zero di Irpef e addizionali, mentre nello scenario futuro ne dovrebbe pagare 526 l’anno a Regione e Comune, oltre a 2.771 di Irpef (assorbite dall’assegno). In una famiglia con due stipendi da 18 mila euro e 4 figli di cui uno disabile e uno al di sotto dei tre anni i genitori si vedrebbero trattenere complessivamente 947 euro l’anno di addizionali (oltre a 5.662 di Irpef). Anche per loro finora il debito era stato pari a zero. 

Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 09:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA