Cashback di Natale, commercianti delusi: «È inutile, acquisti a rilento»

Mercoledì 16 Dicembre 2020 di Francesco Bisozzi
Cashback, commercianti delusi: «È inutile, acquisti a rilento»

Quella che doveva essere una misura in grado di rilanciare i consumi a Natale, oltre che capace di combattere l’evasione, per adesso si sta rivelando soprattutto una misura pro-assembramenti. L’extra cashback di Natale ha contribuito in questi giorni a spingere le persone nei negozi, ma l’impatto sulle vendite legato all’iniziativa fortemente voluta da Palazzo Chigi per ora risulta ancora essere minimo. Critica la Confcommercio, la più rappresentativa associazione di categoria, che parla di stimolo insufficiente e reclama la messa in pista di misure più consistenti per aiutare i consumi a ripartire. Così il numero uno dell’associazione Carlo Sangalli: «Quest’anno a dicembre i consumi degli italiani varranno circa 73 miliardi di euro, anziché 110 miliardi come l’anno scorso. Una contrazione che non risparmia nemmeno la spesa complessiva per i regali di Natale che, sempre secondo le nostre stime, subirà un calo del 18 per cento rispetto all’anno scorso, passando da 8,9 a 7,3 miliardi di euro».  

Ieri gli iscritti al cashback erano quasi 5 milioni. Le transazioni elaborate, ossia quelle visualizzabili dai partecipanti, ammontavano a circa 6,6 milioni. L’importo totale del cashback maturato dagli aderenti all’iniziativa era pari invece a 26 milioni di euro, ossia a 5 euro in media a partecipante. I cittadini che hanno già effettuato il numero minimo di transazioni in modalità cashless per avere diritto all’extra cashback di Natale (sono necessarie almeno dieci operazioni) sono poco più di mezzo milione, un decimo degli iscritti. 

L’effetto sui consumi del cashback secondo la Confcommercio sarà molto limitato. «Per aumentare la propensione al consumo la strada maestra è quella di intensificare la risposta alle emergenze economiche e sociali ancora urgenti e aperte e di preparare la ripartenza mettendo in campo le riforme e gli investimenti necessari per accelerare il passo della crescita. In questo contesto si inserisce anche il tema dell’alleggerimento dell’Irpef sui redditi medio-bassi e di possibili riduzioni selettive delle aliquote Iva a sostegno dei settori più colpiti dall’impatto dell’emergenza Covid», prosegue il presidente di Confcommercio. Carlo Sangalli insiste poi sulla necessità di ridurre i costi a carico dei commercianti legati all’uso dei Pos e di fissare una soglia di gratuità per i micropagamenti. «L’avvio del cashback rappresenta solo un piccolo stimolo per ridare fiato a una domanda interna per consumi che quest’anno calerà di oltre il 10 per cento, con una perdita di circa 120 miliardi di euro», sottolinea infine il presidente dell’associazione. 

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Scettica pure Confesercenti: «Accogliamo con favore qualsiasi misura in grado di stimolare i consumi nel retail fisico, ma in questo caso è diverso. Il cashback più che aumentare i consumi punta ad ampliare l’utilizzo della moneta elettronica e sulla riuscita dell’operazione al momento nutriamo numerosi dubbi, visto che chi usa carte e app spende solitamente di più dei limiti previsti dal cashback e dunque va incontro a rimborsi non in linea con i propri consumi e perciò meno attrattivi. Rimane poi il problema delle commissioni, soprattutto per quelle attività che hanno un margine ristretto su ogni vendita, ulteriormente eroso dai costi della moneta elettronica, come benzinai, tabaccai, giornalai.  Hanno anticipato il cashback a Natale, ma il taglio dei costi pagati dagli esercenti per la moneta elettronica partirà solo a gennaio. Taglio peraltro esiguo: andrebbero cancellati i costi di tutte le transazioni sotto i 25 euro e non solo delle operazioni inferiori a 5 euro». Pure per Confesercenti la principale leva per ottenere una maggiore diffusione della moneta elettronica rimane quella di abbassare i costi per i commercianti. 

Sulla stessa linea d’onda Confartigianato: «Nell’attuale fase emergenziale l’extra cashback di Natale appare come una misura contraddittoria. Serviva poi un sistema di gestione più trasparente: l’imposizione dell’app Io rischia di compromettere il successo dell’iniziativa. Sarebbe stato più opportuno sfruttare al massimo i sistemi interbancari già esistenti per evitare disagi ai cittadini». 

Ultimo aggiornamento: 11:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA