Petrolio russo, Europa divisa sulle sanzioni: il nodo deroghe e periodi di transizione

Lunedì 9 Maggio 2022 di Gabriele Rosana
Sanzioni alla Russia, Europa divisa: il nodo deroghe e periodi di transizione

BRUXELLES L’Europa si presenta divisa e titubante, ostaggio dell’Ungheria (ma non solo), a Strasburgo per l’appuntamento con la cerimonia di chiusura della Conferenza sul Futuro dell’Ue, la piattaforma che conclude un anno di riflessioni con la partecipazione dei cittadini su come modernizzare l’Unione. Da presidente di turno del Consiglio, Emmanuel Macron, fresco di reinvestitura alla guida della Francia, utilizzerà l’occasione per lanciare il suo programma di riforme per il prossimo quinquennato europeo, ma la verità amara è che Parigi non è riuscita ad arrivare a questa data altamente simbolica (è il 72esimo anniversario della dichiarazione post-bellica del francese Robert Schuman, che gettò le basi per il processo di integrazione Ue) con un accordo sul sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia.

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Le nuove sanzioni

Il giro di vite torna all’ordine del giorno di un confronto fra i rappresentanti permanenti dei Ventisette solo mercoledì, smaltite parata e discorso di Putin. Il nuovo lotto di misure è quello che fa più male di tutti, visto che colpisce tra le altre cose l’import di petrolio e rischia di avere un impatto importante sulle economie di molti Stati membri. In particolare quelli più dipendenti dal greggio russo, che arriva attraverso l’oleodotto di epoca sovietica Druzhba, come Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Budapest, Bratislava e Praga hanno per questa ragione ottenuto deroghe all’entrata in vigore del divieto: due anni per le prime due (tutto rimane com’è, cioè, fino a fine 2024) e di un anno e mezzo (fino a giugno 2024) per la terza.

Le deroghe

Aperto il vaso di Pandora delle eccezioni, tuttavia, altri Paesi si sono uniti al coro e hanno reclamato periodi di transizione più permissivi, in particolare Bulgaria e Croazia. Le concessioni messe sul tavolo da Bruxelles non hanno ancora convinto però il governo ungherese presieduto da Viktor Orbán, impegnato da anni in un serrato braccio di ferro con l’Ue sul dossier stato di diritto e che, fresco di riconferma, è da più parti accusato di essere l’anello debole dell’Europa nei rapporti con Mosca. Budapest avrebbe rigettato l’offerta e si sarebbe appellata a ragioni eminentemente tecniche quanto alla riconversione industriale degli impianti colpiti dallo stop, chiedendo a Bruxelles importanti compensazioni economiche; istanze che hanno pure rilanciato il muro contro muro sui fondi del Recovery Plan magiaro, uno dei pochissimi a non aver ancora ricevuto il via libera da parte dell’esecutivo Ue. È da questa posizione negoziale che ripartono i contatti bilaterali con l’esecutivo Ue, mentre Grecia, Malta e Cipro potrebbero aver ottenuto, secondo alcune indiscrezioni, l’eliminazione dalla bozza di sanzioni del divieto imposto alle compagnie di navigazione e assicurative di trasportare o assicurare i carichi di petrolio russo; una disposizione esplosiva che puntava a colpire le esportazioni di Mosca ovunque nel mondo, ma che si rivelerebbe un boomerang per il settore Ue in assenza di un’intesa per evitare di essere rimpiazzati dagli armatori delle altre principali economie mondiali.

Ultimo aggiornamento: 10 Maggio, 15:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA