Reddito di cittadinanza, lavoro offerto solo al 40% e 8 su 10 hanno rifiutato la proposta

Reddito di cittadinanza, lavoro offerto solo al 40% e 8 su 10 hanno rifiutato la proposta
di Nando Santonastaso
Mercoledì 23 Febbraio 2022, 23:58 - Ultimo agg. 25 Febbraio, 07:21
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Ci sono altre 1,6 milioni di famiglie in attesa di risposta sulla richiesta di Reddito di cittadinanza. Ma la percentuale di coloro che sono stati contattati dai centri per l’impiego per entrare nel mercato del lavoro resta bassissima, circa il 40 per cento. Ancora più bassa quella di quanti hanno accettato la proposta di lavoro, non ritenendola adeguata al loro titolo di studio (oltre il 78% ha rifiutato: quasi 8 su 10), mentre solo il 7% l’ha respinta perché troppo lontana dalla propria abitazione. 

Emergono numeri e analisi in gran parte inediti sui percettori del Reddito di cittadinanza dallo studio dell’Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (ex Isfol) reso noto ieri e condotto su un campione nazionale di oltre 45mila individui dai 18 ai 74 anni. Da esso emerge che oltre 814mila cittadini, in rappresentanza di altrettante famiglie, hanno percepito il Reddito di cittadinanza già da prima dell’emergenza Covid, pari al 45% dei percettori. Poco più di 1 milione di famiglie (il 55%), invece, ha iniziato a percepire il RdC durante la crisi sanitaria. Complessivamente la platea di percettori di RdC è stata di circa 1,8 milioni di famiglie. A questi beneficiari, come detto, si aggiungono circa 1,6 milioni di famiglie che intendono fare richiesta della misura di sostegno a breve e 1,4 milioni di nuclei la cui domanda non è stata accolta.

La domanda evasa e potenziale di sostegno è dunque assai rilevante.

«Il Reddito di cittadinanza ha rappresentato un’ancora di salvezza per 1,8 milioni di famiglie, ma va notato che circa il 46% dei percettori risultano occupati (552.666 standard e 279.290 precari) con impieghi tali da non consentir loro di emergere dal disagio e da costringerli a ricorrere al RdC per la sussistenza. Si potrebbe dire che basterebbe migliorare le condizioni retributive e lavorative di questi lavoratori per quasi dimezzare immediatamente l’attuale numero dei percettori del Reddito di cittadinanza. Peraltro, anche la grande domanda potenziale (rilevata sempre tramite le risposte degli intervistati) rivela un 49,8% di simili “working poors”- spiega il professor Sebastiano Fadda, Presidente dell’Inapp - e ciò conferma la necessità di osservare il mercato del lavoro ben oltre il semplice aspetto del numero degli occupati per spingere analisi e interventi sul tema della qualità del lavoro, delle retribuzioni, della produttività, e della riduzione della precarietà». 

A conferma di questa tesi e, di conseguenza, della grande debolezza e parcellizzazione del mercato del lavoro italiano contribuiscono proprio le risposte emerse dall’indagine dell’Istituto. E cioè i motivi addotti per il rifiuto delle proposte di lavoro pervenute ai beneficiari del RdC: il 53,6% indica l’attività non in linea con le competenze possedute, il 24,5% attività non in linea con il proprio titolo di studio, l’11,9% lamenta una retribuzione troppo bassa. Solo il 7,9% indica la necessità di spostarsi come causa prevalente del rifiuto. Al di là dell’identificazione dell’offerta congrua, quanto mai difficile da definire – scrivono i ricercatori dell’INAPP - il rifiuto per circa il 78% dei rispondenti beneficiari di RdC è attribuito alla modesta qualità delle proposte ricevute.

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Tuttavia, la stessa presa in carico dei beneficiari del Reddito di cittadinanza da parte dei Centri per l’Impiego o dai Servizi Sociali ha riguardato una quota troppo bassa di essi. Solo il 39,3% ha dichiarato di essere stato contattato dai Centri per l’Impiego e il 32,8% dai Comuni. Ma di quel 40% circa contattato dai Centri per l’Impiego, a sua volta, solo il 40% ha sottoscritto il Patto per il Lavoro, e solo alla metà di questi è stata avanzata una proposta di lavoro (peraltro rifiutata dal 56% degli stessi, con le motivazioni sopra illustrate). Invece, tra coloro che sono stati contattati dai Comuni, solo il 30% ha sottoscritto un patto per l’inclusione sociale, e tra questi solo il 20% ha partecipato a Progetti di Utilità Collettiva. Emerge la difficoltà dei servizi sociali e dei centri per l’impiego a prendere incarico i beneficiari e quella degli enti locali ad attivare progetti di utilità collettiva (PUC). È importante considerare i benefici di carattere psico-sociale percepiti dai fruitori del RdC: il 64% dichiara di avere maggior fiducia nelle istituzioni, il 63% di aver avuto più tempo per la cura dei figli, il 61% di aver migliorato la sua condizione economica, il 58% ha fatto volontariato, il 54% percepisce un miglioramento della sua salute psico-fisica e, in generale, 1 su 2 dichiara di aver aumentato la fiducia in sé stesso, nel futuro, nei rapporti con gli altri e nella classe politica. 

«Il sistema socioeconomico italiano è fragile e la pandemia ne ha peggiorato le dinamiche – ribadisce il presidente dell’Inapp - Il Reddito di cittadinanza si è dimostrato una misura utile per fronteggiare la diffusa povertà, notevolmente peggiorata sotto l’impatto del coronavirus, ma il perimetro della popolazione in condizione di vulnerabilità è più ampio. Una parte della popolazione resta esclusa in ragione degli stessi requisiti formali di accesso o per la scarsa informazione sulla policy. Inoltre, gli strumenti che al RdC sono stati affiancati per promuovere un miglior inserimento lavorativo e una maggiore inclusione sociale, stando ai dati sopracitati, si sono mostrati poco efficaci. Il problema non è solo, e non tanto, quello della disponibilità di risorse, quanto quello di utilizzarle in maniera efficiente nell’ambito di una pianificazione integrata delle politiche del lavoro con le politiche industriali e in genere con le politiche di sviluppo». 

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