Combattere il tumore alla prostata
Alla Federico II ci pensa ElicaDea

di Rossella Grasso

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Il tumore alla prostata è uno tra i più diffusi ed è caratterizzato da un alto tasso di sovradiagnosi e conseguente sovratrattamento che causa terribili effetti collaterali sui pazienti. Per questo motivo il team di ElicaDea, startup della Federico II, coordinata da Daniela Terracciano sta sviluppando un metodo innovativo per rendere più accurata la classificazione dei pazienti alla diagnosi. Obiettivo di ElicaDea è avere un impatto significativo sulla sopravvivenza e sulla qualità della vita dei pazienti oncologici, fornendo loro la migliore assistenza attraverso l'integrazione di ricerca, clinica e medicina di laboratorio. In particolare, ElicaDea si propone di sviluppare un biochip che valuti i livelli circolanti di 10 molecole che combinate insieme restituiscono un indice di rischio, TenproProstate, associato all’aggressività del cancro alla prostata. Il TenproProstate potrà essere utilizzato dal clinico per la scelta della strategia terapeutica migliore per il paziente: quella che mette d’accordo l’aggressività del tumore con l’invasività del trattamento.
 

«Con la nostra startup vogliamo disegnare pannelli di biomarcatori tumorali per migliorare le scelte terapeutiche per i pazienti affetti da tumori - ha detto Daniela Terracciano, founder del progetto - TenproProstate è solo il nostro primo progetto e stiamo ottenendo risultati molto soddisfacenti. Daniela Terracciano è una giovane e promettente ricercatrice, già professore Associato di Patologia clinica presso il Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali della Scuola di Medicina e Chirurgia e Responsabile dell'Unità Operativa Semplice di Diagnostica oncologica di laboratorio presso il Dai di Medicina Interna, Immunologia, Patologia Clinica e Malattie infettive dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II. Accanto a lei nel team lavorano Raffaele Velotta, docente di Fisica Sperimentale della Federico II, Francesco gentile, docente di Ingegneria Biomedica, Dario Bruzzese, docente di Statistica Medica, Matteo Ferro, Urologo dell' Istituto Europeo Oncologico di Milano e i giovani dottorandi «che sono la parte più creativa del nostro team», ha detto Terracciano.

«I vantaggi del nostro biochip sono molteplici - ha spiagato la ricercatrice - Evitare strategie terapeutiche aggressive evitanto prostatectomie radicali e i temibili effetti collaterali associati. In più del 50% dei casi infatti i pazienti, dopo essersi sottoposti all'intervento, sviluppano disfunzioni erettili e in più del 10% dei casi incontinenza. Effetti collaterali che rendono impossibile la vita del paziente. In più con il nostro biochip il Sistema Sanitario Nazionale potrà vedere una drastica riduzione dei costi per l'intero iter diagnostico del paziente». La startup è incubata da CampaniaNewsteel e già sta ricevendo numerosi riconoscimenti come il premio per l'imprenditoria al femminile di InnovaSiBioC, selezionata tra i finalisti di BioUpper e si è aggiudicata il primo posto della tappa napoletana del BioInItaly Roadshow. «Il biochip va ultimato e ottimizzato - ha concluso Terracciano - ed è quello che speriamo di fare nel prossimo anno». 
Mercoledì 20 Marzo 2019, 15:19
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