Dagli Usa la proposta di Farano:
«Facciamo l'emoji: Ma che vuò?»

di Rossella Grasso

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Dagli Stati Uniti parte l’idea dell’emoji «Ma che vuò». A lanciare l’iniziativa è Adriano Farano, startupper di successo che da Cava De’Tirreni si è spostato in Silicon Valley. «Ho sempre pensato che noi a Napoli le emoji le avessimo create da secoli con la nostra gestualità – ha detto - Mi faceva specie, quindi, non vedere questa ricchezza culturale rispecchiarsi nelle nostre vite digitali. È per questo che mi sono divertito a scrivere una proposta di emoji del classico gesto ‘a cuoppo’». Farano ha accuratamente studiato il contesto sociologico sull'importanza della gestualità, napoletana in particolare e mediterranea in generale, e ha fatto la sua proposta alla Unicode Consortium, un consorzio senza fini di lucro, una sorta di organismo internazionale che regola le emoji. La sua proposta è stata appena aggiunta alla lista di emoji raccomandate per adozione «Unicode» nel 2020. Significa che, se fosse approvata, nel 2020 potremmo trovare l’emoticon proposta da Farano sui nostri dispositivi da utilizzare nelle conversazioni online delle app che decidono di adottarla.



«Tutto è iniziato quando, mentre stavo chiacchierando a una conferenza di giornalismo con la mia amica Jenny 8 Lee un anno fa – racconta Farano - mi viene da usare l'espressione del ‘cuoppo’ quasi a dire ‘ma che vuoi, smettila’. Lei mi guarda divertita con fare interrogativo. Spiego allora che si tratta di uno dei tanti gesti che noi italiani in generale e napoletani in particolare usiamo per meglio esprimerci. Secondo il gustosissimo ‘Come te l'aggia dicere?’ di Paura & Sorge, racchiudendo le dita si inviterebbe l'interlocutore a venire al sodo. Ma più in generale, si tratta di una tradizione antica che affonda le sue radici nella cultura greco-romana. Jenny che, tra le tante cose, è fondatrice di EmojiNation, un'associazione che promuove la democratizzazione delle emoji, mi propone di lavorare insieme a una proposta per la Unicode, l'organismo internazionale che decide quali emoji aggiungere».

Così Farano ha scritto la sua lunga proposta alla Unicode corredata da grafica apposita. Per Farano non si tratta di una emoji che utilizzerebbero solo gli italiani, ma di un simbolo che potrebbe essere adottato in tutto il mondo. Infatti nel 2016 si contano 60.589.445 italiani con oltre 130 milioni di individui nel mondo e oltre 80 milioni di discendenti dislocati in ogni angolo del mondo. Di questi, quasi 40 milioni vivono in Sud America (principalmente Brasile, Argentina, Venezuela e Uruguay), circa 19 milioni vivono in Nord America (Stati Uniti e Canada) e 1 milione in Oceania (Australia e Nuova Zelanda). «Al di là della diaspora italiana – scrive Farano nella sua richiesta alla Unicode - il simbolo è anche estremamente comune in altre culture mediterranee. Sicuramente, se si presta attenzione alla gesticolazione in strada o nei media, si troveranno persone che usano questa particolare configurazione delle dita nella maggior parte delle culture. È semplicemente un segno universale».

Per Farano non si tratterebbe dunque solo di un gesto di orgoglio dell’italiano all’estero ma offrirebbe agli utenti di tutto il mondo un’espressione in più in conversazioni animate, aggiungendo un tocco di umorismo. E cita lo studio di Andrea De Jorio che nel 1832 diede alle stampe il saggio «La mimica degli antichi investigata nel gestire napoletano». Poi passa in rassegna tutte le volte in cui il gesto del ‘cuoppo’ viene usato da Bruno Munari in poi, passando per Toto’ e gli articoli sulla stampa internazionale in cui il gesto è definito «fondamentale», fino a citare le volte in cui anche i politici nostrani hanno lo hanno usato in parlamento. La proposta è ora ufficiale e dovrà essere vagliata dalla Unicode. «Per far capire a questi signori che non sono un pazzo – continua Farano - ma esiste un ampio sostegno popolare, ho deciso di creare una petizione online. Al di là di toglierci questo sfizio, credo sia un'opportunità per cominciare a riprenderci quel che ci spetta come partenopei: un posto d'onore nel mondo della comunicazione globale». 

Imprenditore «startupparo» col vizio della panificazione con pasta madre, Adriano Farano è fondatore di Pactio, un'embrionale piattaforma di crowdfunding per progetti giornalistici (ora in beta). Farano ha fondato il giornale europeo CafeBabel.com ancora in attività dopo oltre 18 anni, è poi stato selezionato per una borsa di ricerca in giornalismo presso l'università di Stanford in California, ed ha fondato Watchup, un'applicazione di video news rilevata da Plex, un colosso californiano dello streaming. Una mente brillante purtroppo fuggita dall’Italia ma che anche dalla Silicon Valley non dimentica le sue origini e non perde occasione per valorizzare il suo background in tutto il mondo.
Venerdì 17 Maggio 2019, 17:11 - Ultimo aggiornamento: 17-05-2019 17:58
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