Palamara contrattacca, verifiche su 20 giudici

Lunedì 22 Giugno 2020 di Giuseppe Scarpa
Luca Palamara

Venti magistrati nel mirino della prima commissione del Csm. Lo scandalo sul “mercato delle toghe” fa un salto in avanti e rischia di trascinare la categoria in una crisi senza precedenti. Si tratta della commissione che decide sulla sanzione para disciplinare per l’eventuale trasferimento d’ufficio “per incompatibilità ambientale”. Ebbene sono state avviate le istruttorie per 20 togati che compaiono nelle chat di Palamara. Qualora gli accertamenti dovessero confermare che le conversazioni superano soglie di inopportunità, si potrebbe proporre la rimozione al plenum dell’organo di autogoverno. 

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È un vespaio la magistratura italiana. All’indomani della cacciata di Luca Palamara dall’Anm, l’associazione di cui è stato presidente, scoppia il caos. L’ex numero uno, dopo la sua espulsione, ha contrattaccato facendo una serie di nomi di colleghi che avrebbero partecipato “al mercato delle toghe”. Sarebbero i primi, sempre secondo Palamara, di una lunga lista. 
È chiaro che le parole del magistrato hanno provocato fibrillazione in diverse procure. Quella di Roma su tutte, dove fino a poco tempo era in servizio lo stesso pm. I magistrati tirati in ballo promettono querele. 
 

IL SINDACATO DELLE TOGHE
La prima risposta dura a Palamara arriva intanto proprio dal sindacato delle toghe. L’Anm è stata accusata dal magistrato di non avergli concesso il diritto di difendersi. «Quando dice che non ha avuto spazio per difendersi, Palamara mente» e cerca ora «di ingannare l’opinione pubblica con una mistificazione dei fatti» replica la giunta dell’Anm. 

L’ex presidente non è stato sentito dal Cdc «semplicemente perché lo Statuto non lo prevede», ma è stato invece ascoltato, come prevedono le norme, dai probiviri, di fronte ai quali «non ha mai preso una posizione» sugli incontri «con consiglieri del Csm, parlamentari e imputati». Quelle riunioni notturne sulle nomine dei procuratori di Roma e di Perugia con gli allora togati del Csm Luigi Spina, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini, Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli e i deputati del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti che hanno realizzato «un’interferenza» nell’attività del Csm. «Fatti purtroppo veri e per questo sanzionati» sottolinea ancora la giunta, ricordando a Palamara che «le regole si rispettano, anche quando non fanno comodo». 

LE ACCUSE
Al pm romano risponde anche il segretario dell’Anm Giuliano Caputo, che secondo Palamara era inserito nel suo “sistema” .«Nel disperato tentativo di difendersi inventa una realtà che non corrisponde ai fatti», dice Caputo spiegando di non aver «mai parlato con lui» della sua nomina al vertice dell’Anm . Pronto a ricorrere alle vie legali è un altro ex presidente dell’associazione, Eugenio Albamonte, pm romano e segretario di Area, il gruppo che rappresenta le toghe progressiste.

«Palamara in una serie di interviste lo ha diffamato - spiega il suo legale Paolo Galdieri - parlando di fatti mai avvenuti, in particolare di non meglio precisate cene tra il mio assistito e l’onorevole Donatella Ferranti, già presidente della commissione Giustizia della Camera, nelle quali si sarebbe discusso della nomina del vicepresidente del Csm David Ermini e delle nomine di avvocati generali della Cassazione». «Non vediamo cosa ci sia di diffamatorio nelle dichiarazioni del nostro assistito» ribattono gli avvocati di Palamara, Benedetto e Mariano Marzocchi Buratti, che insistono invece sulla privazione da lui subita del diritto di difesa. 
E ancora il pm ha puntato il dito contro altri colleghi, come un altro numero uno dell’Anm, Francesco Minisci, Bianca Ferramosca, Alessandra Salvadori (componenti del Cdc dell’Anm) e Gimmi Amato. Magistrati che hanno respinto le illazioni di Palamara. 
 

Ultimo aggiornamento: 14:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA