Tatuaggi, i pentiti dei disegni sulla pelle: ecco perché la nuova tendenza è rimuoverli

«Il trattamento di rimozione del tatuaggio comporta dolore ma dura molto poco»

Nuovi trattamenti di rimozione del tatuaggio
Nuovi trattamenti di rimozione del tatuaggio
di Emma Onorato
Sabato 3 Dicembre 2022, 18:00 - Ultimo agg. 19:03
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Se prima fare i tatuaggi era di tendenza, ora sembra che il trend stia cambiando. Le richieste legate alla rimozione, infatti, sono in continuo aumento. Il motivo? I ripensamenti dei pazienti spaziano da ragioni strettamente estetiche, a motivazioni di tipo personali, fino ad arrivare a chi scegliere di sottoporsi al trattamento per motivi di salute. Ma la storia legata alla rimozione dei tatuaggi ha origini partenopee. Napoli, infatti, rientra tra le prime tre città italiane ad aver dato il via a questo tipo di trattamento: «Agli inizi degli anni '90, intorno al 1993, con un'intuizione del professore Gabriele Argenziano, abbiamo iniziato ad interessarci di laser per la rimozione dei tatuaggi - racconta Giovanni Del Plato, dermatologo - Fin dall'inizio abbiamo utilizzato una tecnica che ancora oggi risulta essere la più adoperata, ovvero quella del laser Neodimio-Yag Q-swicciato».

Come si sono evolute le motivazioni che portano a questa scelta?: «Sicuramente 30 anni fa la tipologia di pazienti che si sottoponeva al trattamento di rimozione del tatuaggio era molto differente da quella attuale. Non c'era ancora una vera e propria moda del tatuaggio - spiega il dottore Del Plato - Per tale motivo nei primi anni i pazienti che si sottoponevano a questo tipo di trattamento lo facevano per motivi medico-legali. Erano portati a rimuovere tatuaggi per partecipare a concorsi pubblici - ad esempio per accedere all'Arma dei Carabinieri, Polizia o Guardia di finanza - ma c'erano anche pazienti che desideravano rimuovere il tatuaggio a causa di alcuni errori di natura tecnica, ovvero quando il tatuatore aveva sbagliato il tipo di disegno o la frase - continua a spiegare il dottore - Ma le ragioni dei pazienti potevano essere legate anche a motivi strettamente personali. Ad esempio si presentava chi aveva cambiato fidanzata e voleva rimuovere il tatuaggio col nome dell'ex».

Secondo le stime un americano su 10 sceglie di rimuovere il tattoo, ma la tendenza è in crescita anche in Europa e nel nostro Paese. Ma ad oggi i ripensamenti a cosa sono dovuti?: «Adesso, invece, la richiesta di rimozione è cambiata: ci sono pazienti che decidono di rimuoverlo per motivi strettamente estetici. Si sono semplicemente stancati del tatuaggio. Ma c'è anche chi si vuole sottoporre al trattamento per motivi di salute - chiosa Del Plato - Uno tra i motivi più frequenti è legato all'allergia di un pigmento (in particolare è il rosso a dare più allergia rispetto ad altri colori)».

Con la nuova normativa europea - entrata in vigore il 4 gennaio - si mettono al bando gli inchiostri colorati per tatuaggi e trucco permanente. «Attualmente le nuove normative hanno diminuito la tipologia, la qualità e la quantità di pigmenti da poter utilizzare - ricorda il dermatologo - Sicuramente si possono ancora fare tatuaggi colorati però sono stati eliminati una serie di prodotti ritenuti più tossici». Una conseguenza legata a studi recenti  «dove è emerso come tracce di pigmento potevano essere trovate nei linfonodi satelliti».

Come si sono evolute le tecniche di rimozione del tatuaggio? «Negli ultimi vent'anni ci sono stati pochi cambiamenti. Il laser continua ad essere la tecnica più all'avanguardia - spiega il dermatologo Giovanni Posteraro - Al momento non esiste un'alternativa in grado di garantire esiti esteticamente migliori (rispetto al trattamento con il laser)». «Per la rimozione dei tatuaggi viene utilizzata - infatti - una tipologia di laser definita Q swicciata, per la precisione è un laser a Neodimio-Yag Q-swicciato. È una tecnica che consente la generazione di impulsi estremamente ridotti nel tempo. Parliamo di impulsi della durata di nanosecondi - o picosecondi - quindi si tratta di intervalli davvero molto brevi». La tecnica offerta da questo laser ultra pulsato adopera una spiccata selettività per i tessuti colorati. Questa caratteristica consente di distruggere solo le parti pigmentate e di risparmiare, così, i tessuti circostanti: «Parliamo di una luce che è in grado di bruciare solo, ed esclusivamente, tessuti che hanno un determinato colore - continua il dottor Posteraro - L'intensità che viene utilizzata è inversamente proporzionale al quantitativo d'inchiostro».

Tra le domande più frequenti di chi si sottopone a questo tipo di trattamento emergono alcune che sembrano essere piuttosto standard. Il dermatologo fa chiarezza sul tipo di quesiti: «La prima domanda riguarda gli esiti di fine trattamento (da un punto di vista estetico). La risposta a una domanda del genere è che abbiamo l'opportunità di avere una scomparsa completa - del tatuaggio - pari al 95% dei casi, con un ripristino dei tessuti che tornano ad acquisire un aspetto normale. Mentre solo il 5% dei casi presenta situazioni in cui si riscontra una piccola differenza di colore tra le aree trattate e quelle non trattate, o una minima differenza di superficie cutanea». Il motivo? «Questo dipende sicuramente dalla risposta soggettiva dei pazienti, ma dipende anche dal quantitativo d'inchiostro che è stato utilizzato dal tatuatore».

Attualmente sembra persistere solo un tipo di problema legato a questo tipo di trattamento: «Non si riesce a prevedere un numero preciso di sedute per la rimozione del tatuaggio. Volendo quantificare abbiamo un numero che oscilla da 7 a 20-30 applicazioni».

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Ma come appare la zona cutanea appena trattata? «Appare un tatuaggio completamente sbiadito che però recupera colore nel giro di qualche ora - continua a spigare il dermatologo - questo schiarimento è legato allo scoppio di quelli che sono gli strati più superficiali della pelle: è come se si formassero delle micro bolle che scollano la parte più superficiale - della pelle - da quella più profonda, riducendo così l'intensità del colore». Questo riguarda le prime applicazioni. Mentre quelle successive? «Man mano che si va avanti nelle applicazioni - quindi che si procede ad attaccare quella che rappresenta la quota di pigmento più profonda - assistiamo anche a un sanguinamento. Un sanguinamento modesto, e del tutto normale - tranquillizza il dottor Posteraro - che però necessita delle medicazioni».

Il trattamento di rimozione del tatuaggio è doloroso? «Sì, comporta del dolore, ma è un trattamento che dura molto poco. Normalmente il dolore è maggiore alle prime applicazioni e si riduce con l'avanzare del trattamento - continua a spiegare il dermatologo - ci sono pazienti che traggono giovamento dall'utilizzo di alcuni anestetici locali. Solitamente sono sottoforma di pomate che vengono applicate in inclusione circa un paio d'ore prima del trattamento».

Qual è la distanza tra un'applicazione e l'altra?: «Risulta essere variabile. All'inizio, quando i tempi di riparazione sono più brevi, si parla anche di una sola settimana tra un'applicazione e l'altra. Poi si passa a due settimane d'intervallo» tra una seduta e l'altra, fino ad arrivare a quattro settimane. La distanza tra un'applicazione e l'altra - quindi - va crescendo con l'avanzare del trattamento. «I tempi di attesa - prima di procedere con una nuova applicazione - dipendono anche dal punto in cui si trova il tatuaggio - spiega il dottore - ad esempio i tempi di riparazione del viso sono molto brevi, a differenza di altre parti del corpo come gli arti inferiori», conclude. 

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