La chef Ludovica Gargari : «Odiavo il cibo, ma adesso è la mia arte. Tutto cominciò con una lettera al Messaggero e ora ecco le mie ricette»

Mercoledì 27 Ottobre 2021 di Veronica Cursi
La chef Ludovica Gargari : «Odiavo il cibo, ma adesso è la mia arte. Tutto cominciò con una lettera al Messaggero e ora ecco le mie ricette»

Quella di Ludovica con il cibo è una storia complessa, di amore e odio e viceversa. La cucina per lei è stata prima di tutto sopravvivenza, cura. Poi passione, studio. Oggi è un lavoro che la rende finalmente felice. A 23 anni, Ludovica Gargari, romana, chef da 116 mila follower su Instagram, è una che non ha mai dato nulla per scontato: sul set da quando aveva 8 anni, ha lavorato al cinema e in tv dove, nella serie Rai Provaci ancora prof!, dal 2005 al 2017 è diventata famosa con il personaggio di Livietta, ma quello non era il palcoscenico a cui era destinata. Finito il liceo si è iscritta alla facoltà di Filosofia alla Sapienza di Roma «mossa dall’amore per la letteratura e lo studio», fin quando a 18 anni, «toccando il fondo», la vita le ha riservato una nuova sorpresa.

LA MALATTIA

«Mi diagnosticarono uno squilibrio dovuto agli zuccheri. Era un periodo particolare. I miei genitori si erano appena separati, il fidanzato di allora mi tradiva. Mi sentivo sola e cominciai a vedere il cibo come qualcosa di dannoso, un nemico. Diventai anoressica. E in quell’inferno un angelo mi salvò la vita. Una dottoressa mi fece riscoprire il cibo in chiave amica. Sostituii le regole negative che avevo in testa con regole sane. Il cibo divenne un alleato pieno di cose da scoprire e cominciai a studiarlo. Scoprii alimenti nuovi come l’avocado o la quinoa. Sostituti della pasta al pomodoro che non riuscivo più a mangiare. Il cibo divenne una forma d’arte per colmare quel vuoto che avevo dentro e pensai: potrei farlo diventare un lavoro». E la recitazione? «Ho sempre saputo che il cinema non sarebbe stato quello che avrei fatto da grande. Da fuori sembra un mondo bellissimo, ma dietro le produzioni ci sono tante luci e ombre». Ludovica capisce così che la cucina rappresenta il fil rouge della sua vita. «Volevo sapere tutto. Cominciai il mio percorso alla scuola di Gualtiero Marchesi, Alma. Dopo il corso, seguii uno stage dallo Chef Antonio Guida (2 stelle Michelin». Ed è una lettera che scrive proprio sul Messaggero a cambiare la prospettiva delle cose. «Raccontai la mia sofferenza sul giornale e da allora tante ragazze cominciarono a scrivermi. Nel 2019 pubblicai il mio primo libro, “Nient’altro che la verità” per aiutare chi, come me, ha vissuto quell’incubo».

L’APPROFONDIMENTO

Lulù diventa una cuoca contro il parere della famiglia: «Mio padre è dentista, primario e professore universitario. Avrebbe voluto che seguissi la sua strada. Mia sorella più grande Benedetta ha lavorato in tv come me e ora sta studiando per il concorso da magistrato. Per loro il mestiere dello chef non si conciliava con la vita privata, senza orari, Natali o Capodanni. Ma io ho scelto quello che volevo fare, trovando il modo per adattarlo alla mia vita». Ora è uno “chef digitale”. «A differenza dei food blogger non riprendo una ricetta o il piatto finito, ma racconto tutto quello che c’è dietro, lo studio e la ricerca degli ingredienti. E lo faccio attraverso i social, una vetrina fondamentale per avvicinare le persone al mio modo di cucinare: sostenibile e sano. Perché la cucina non è solo fat (sgarro) o fit (fitness): può essere una via di mezzo fatta di spunti e creatività». Piatti forti? «Dai primi ai dolci: rivisito le ricette tradizionali aggiungendo qualcosa di mio».

UN PROGRAMMA TV

«Amo comunicare la mia idea attraverso qualsiasi tipo di mezzo: Instagram (con il profilo “lulugargari”), laboratori o corsi amatoriali. Anche se il mio sogno sarebbe tornare in tv, magari per condurre un programma di cucina, ora che la cucina è diventata un mestiere per donne anche fuori casa. Fino qualche tempo fa infatti lo chef era considerato un lavoro da maschio con orari di lavoro folli che a noi non erano concessi. Ora le brigate di cucina si stanno aprendo a molte figure femminili, basta pensare ad Antonia Klugmann o Isabella Potì. E poi c’è chi sostiene che il sesto senso della donna e una certa sensibilità nell’impiattamento facciano la differenza in cucina. Bisogna solo metterci alla prova».

LE RICETTE

NON CHIAMATELA NERANO

Pasta sana e gustosa: 200g di pasta di semola di grano duro, 80g di pecorino, 4/6 zucchine romanesche (più piccole sono e meglio è, qb basilico, qb pepe, 1 limone solo scorza). Tagliare sottilissimamente le zucchine e cuocere in forno senza grassi a 160 gradi per 30 minuti. Devono essere croccanti e secche. Unire al pecorino, il pepe, il limone grattugiato, il basilico e un po’ d acqua di cottura. Frullare. Cuocere la pasta al dente (3’ prima del tempo indicato) in acqua non salata o poco salata. Finire la cottura in padella con un bel mestolo di acqua di cottura, un po’ di zucchine e il basilico fresco. Fuori fuoco aggiungere la crema e mantecare.

TARTALLETTA CON LAMPONI E MANDORLE

 

Pasta frolla: 250 g di farina 00, 150g di zucchero, 125g di burro, 1 uovo, qb vaniglia. Impastare burro e zucchero. Aggiungere l uovo e far assorbire. Finire di impastare con la farina fino ad ottenere un panetto liscio e omogeneo. Poi 8 ore in frigo.

Frangipane alle mandorle: 100g di farina di mandorle, 100g di uova (2), 100g di zucchero, 100g di burro, 20g di farina 00. Impastare il burro con lo zucchero, aggiungere le farina e l’uovo e impastare ancora con una spatola o in planetaria con la foglia.

Crema al mascarpone: 250g di panna, 250g di mascarpone, 25 g di zucchero a velo. Montare con delle fruste elettriche 100g di confettura di lamponi e 300g di lamponi freschi per decorare. Cuocere l’impasto delle tartellette a 165 gradi in forno ventilato per 11 minuti, far raffreddare e mettere la crema di mandorle e infornare nuovamente a 170 per 11 minuti. Finire la tartelletta con la confettura, la crema al mascarpone e i lamponi freschi.

 

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Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre, 10:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA