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Lady Sapiens, la donna del Paleolitico cacciava e combatteva al pari dell’uomo

Mercoledì 23 Marzo 2022 di Francesca Pierantozzi
Lady Sapiens, la donna del Paleolitico cacciava e combatteva al pari dell’uomo

Homo sapiens? Anche Lady Sapiens.

Si comincia a restituire a Venere quel che è di Venere nel Paleolitico: no, la donna non era confinata in fondo alla grotta a fare figli, ma cacciava, nutriva, costruiva, curava. Raccoglieva le piante e i frutti. Era forte, combatteva anche. Le mani sulle grotte preistoriche, primo gesto artistico nella storia dell’umanità, sono anche femminili, la rivoluzione agricola l’hanno fatta anche – e forse in modo più determinante – loro, lei non tremava davanti al mammut e contribuiva a nutrire il gruppo quanto e più dell’uomo. A ridare vita alla donna nella preistoria è un’opera che ha avuto molto successo e fatto molto discutere in Francia e che ora arriva in Italia: Lady Sapiens, Come le donne inventarono il mondo edito da Piemme, prima di essere un libro è stato un documentario e poi un videogioco.

RITROVAMENTI

 Firmato dall’archeologa Jennifer Kerner e da due noti divulgatori scientifici, Thomas Cirotteau e Eric Pincas, il libro è «un’inchiesta» basata sui pareri di 33 scienziati, che rimette insieme le nuove scoperte scientifiche - per esempio i risultati delle analisi del Dna sui fossili – e beneficia anche di un nuovo “sguardo” storico. Tutto comincia nel 2018 con la scoperta dei resti di un Homo Sapiens a Jebel Irhoud in Marocco: sono vecchi di 300mila anni. «Fino ad allora si credeva che Homo sapiens non avesse più di 200mila anni – spiega Eric Pincas, uno degli autori di Lady Sapiens – ci siamo detti che c’era un lavoro da fare, riscrivere la storia dell’evoluzione dell’uomo. Dell’uomo? E la donna? Forse era arrivato il momento di ridare visibilità alla grande assente della Preistoria, e le nuove scoperte, finalmente, ci davano la possibilità di farlo». Le nuove scoperte e anche un nuovo sguardo storico. Il racconto della preistoria è giovane, è nato non più di un secolo e mezzo fa, nell’Ottocento, e ha subito l’inevitabile influenza dell’epoca: «Sulla donna preistorica sono pesati gli stessi stereotipi che pesavano sulle donne contemporanee».

CRITICHE

 Gli autori di Lady Sapiens sono stati accusati di aver ceduto a un confortante femminismo preistorico, di aver voluto correggere la storia, forzando i risultati del lavoro di archeologi, paleontologi o antropologi per “redimere” una Donna sapiens frutto più del #metoo che dello studio dei fossili. Falso rispondono gli autori: «Sommando tutte le competenze della donna preistorica sembra che ne esca una Wonder Woman del paleolitico, quello che abbiamo voluto dimostrare basandoci solo ed esclusivamente su lavori scientifici, tutti ampiamente citati, è che la donna preistorica era una donna con competenze molto varie, che erano svolte in base ai luoghi e alle culture». Duecentomila anni fa, questa è la scoperta, non esistevano attività rigidamente divise per genere, come accadrà poi. Dal Neolitico le cose cambieranno: l’evoluzione andrà verso una dominazione maschile, ma non è stato sempre così. La donna, non è stata la grande assente del processo di evoluzione, questo spiega Lady sapiens e non dispiaccia a qualche generazione di archeologi (in origine, tra l’altro, quasi tutti uomini di chiesa e comunque maschi). È possibile affermarlo non solo perché è più edificante per l’umanità, ma perché oggi sappiamo che i resti umani del paleolitico non erano maschili solo perché “robusti”: anche le donne allora lo erano. Ormai sappiamo dare un sesso più preciso ai fossili, grazie al Dna e a tutti i procedimenti messi a punto dall’ “archeologia di genere”.

ATTIVITÀ

 No, la nostra antenata andava a caccia, oltre a occuparsi – con l’attività di raccoglitrice - della nutrizione vegetale del gruppo (che rappresentava il 70% dell’apporto alimentare). Proprio perché esperta di piante e delle loro virtù, la Donna paleolitica era anche il medico di base della comunità. Non c’era patriarcato e nemmeno matriarcato: gli studi recenti ci restituiscono una società paleolitica di “riproduttori” cooperativi, in cui i bambini erano figli dell’intero gruppo. Frutto dell’immaginazione vagamente maschilista anche l’idea che le donne preistoriche fossero quasi integralmente dedite alla procreazione, genitrici di decine di figli. «Dall’esame dello smalto dentale possiamo dire che allattavano fino ai tre o quattro anni del figlio. Questo significa che avevano meno figli di quanto si pensasse. Anche sul loro look, le nuove scoperte ci dicono qualcosa. Il colore della pelle, per esempio: rimase scuro a lungo, anche quando i e le sapiens erano ormai europei da decine di migliaia di anni. Si schiarì quando si passò a una dieta con meno carne e più cereali, poveri in vitamina D. In compenso gli occhi erano prevalentemente azzurri. E infine Donna Sapiens faceva poco la guerra, ma anche in questo era abbastanza pari al suo compagno. Per i massacri di massa (come per la discriminazione di genere) bisognerà aspettare il Neolitico e l’uomo più evoluto. 

Ultimo aggiornamento: 24 Marzo, 09:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA