La raccolta differenziata arranca: montagne di rifiuti assediano Napoli

Mercoledì 1 Luglio 2020 di Paolo Barbuto

La scogliera, i ragazzi che si baciano e poi si tuffano, le barchette che si fanno cullare dall’acqua e poi... immondizia, sacchetti che troneggiano beffardi, un salottino in rattan con il numero del ritiro Asìa mezzo cancellato che occupa un angolo di quel paradiso: immagini da Riva Fiorita. Un film che, però, si ripete con metodo in molte parti della città.
Attenzione, non lanciamo l’ennesimo allarme rifiuti. In questo caso la questione è differente perché sulla nostra strada abbiamo incontrato cumuli di differenziata non raccolta, in molti casi anche correttamente selezionata eppure lasciata lì ad attendere un ritiro che non c’è, o almeno non c’era stato da domenica fino a ieri mattina (un tempo d’attesa accettabile, no?).
Sulla specifica questione la presidente Asìa, Maria de Marco, è corretta: «C’è una spiegazione, per la maggior parte sono rifiuti recuperati dal personale di Risorsa Mare e non c’è stato coordinamento con noi. Però non cerco di scaricare nessuna colpa. Se quel materiale sta lì da due giorni è compito di Asìa andare a recuperarlo, e anche in fretta».
La questione, però, non si limita ai sacchi non raccolti.

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Dall’inizio dell’anno le percentuali di raccolta differenziata sono crollate vertiginosamente. E non è questione di pandemia né di lockdown: la situazione precipitava come una valanga già a gennaio e a febbraio, quando il Covid-19 praticamente non esisteva.
I dati puntuali li leggete nel grafico qui di fianco: un abbassamento percentuale impressionante con livelli imbarazzanti soprattutto sul fronte dell’umido. Su questo punto la presidente di Asìa si fa seria e pensierosa: «Certo che quei dati li abbiamo visti - dice amara Maria de Marco - e stiamo cercando di correre ai ripari perché non possiamo permetterci di perdere terreno sul fronte della differenziata. Napoli non può arretrare, non dobbiamo consentirlo».
Sembra realmente preoccupata, si trattiene dalla facile scappatoia di piazzare le colpe del tracollo sulle spalle del management che l’ha preceduta. Una spiegazione dell’allontanamento dalla differenziata, però, se l’è data: «Forse i cittadini hanno perso fiducia. Ne hanno viste o sentite troppe e si sono detti che era una perdita di tempo fare la differenziata. Invece non è così». Qui le parole assumono il tono dell’appello alla popolazione, almeno a quella che ha ancora a cuore il futuro della città, del pianeta: «Dobbiamo tenere duro su questo fronte, magari cercare di essere noi stessi a convincere i vicini a non mollare. Per conto suo, l’Asìa da quando è terminato il lockdown ha ricominciato a mandare sul territorio persone che spiegano la necessità, l’urgenza, l’utilità di fare la differenziata. Ecco, abbiamo pensato di ricominciare da zero per spiegare come fare, cosa fare e perché farlo».
 
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Appare realmente coinvolta in questa battaglia la de Marco, porta esempi da brivido come quel signore che ha lasciato il suo sacchetto indifferenziato al centro di via Luca Giordano nell’area pedonale del Vomero dicendo che gli avevano tolto il cassonetto: «Sono 15 anni che i cassonetti non ci sono più in quella zona - spiega la presidente di Asìa - è evidente che si trattava di un tentativo di tornare indietro. E purtroppo di episodi simili ce ne sono tanti».
Impossibile non cercare a tutti i costi la polemica: l’immondizia prodotta è più o meno la stessa dell’anno precedente, se la gente ha smesso di fare la differenziata un colpevole ci sarà... «Non mi sentirà dire che è colpa di qualcuno. Io dico solo che Asìa ha individuato il problema e sta cercando di riconquistare la fiducia dei napoletani. Sono certa che ci riusciremo e recupereremo su quei dati di differenziata che, attualmente, sono davvero preoccupanti».
 

Ultimo aggiornamento: 11:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA