Case occupate a Napoli, c'è l'ultimatum: «Conto alla rovescia per il palazzo dei clan»

Venerdì 10 Dicembre 2021 di Leandro Del Gaudio
Case occupate a Napoli, c'è l'ultimatum: «Conto alla rovescia per il palazzo dei clan»

Sono partite le prime diffide. Ed è scattato il countdown: trenta giorni per lasciare le case occupate, per restituire le chiavi di abitazioni che appartengono al patrimonio immobiliare di Palazzo San Giacomo. C'è tensione in via Egiziaca a Pizzofalcone, siamo in particolare all'altezza del civico 35, di fronte al ritorno dello Stato in un edificio da tempo lontano dal controllo delle istituzioni. Non passa inosservata la presenza dell'ufficiale giudiziario che, in modo discreto, individua gli interni nel complesso edilizio che un tempo apparteneva agli uffici del Demanio e che da quasi venti anni è sotto la gestione del Comune.

Azione discreta, quella degli ufficiali giudiziari, strategia al momento efficace: sono una ventina le lettere di diffida notificate dai pubblici ufficiali ad altrettanti abusivi. Poche righe e un timer abbastanza chiaro: trenta giorni per lasciare la casa, per restituire un bene dello Stato. È la traiettoria tracciata pochi giorni fa in sede di comitato per l'ordine pubblico e per la sicurezza, in un confronto che ha visto protagonisti i principali esponenti istituzionali della città. 

Chiara la strategia: si lavora su azioni mirate, su sgomberi che puntano a rimuovere i casi più eclatanti di illegalità. Una strategia che è giusto raccontare da una premessa: non c'è alcuna volontà di colpestare il diritto alla casa o a una condizione di vita dignitosa da parte delle istituzioni cittadine, ma solo la volontà di scongiurare il protrarsi di situazioni di violenza e di arroganza nei confronti di chi non ha voce. È una storia, quella del civico 35 di via Egiziaca a Pizzofalcone, che parte da lontano quando le abitazioni dell'ex edificio del Demanio vennero prese d'assalto. Tutto in una notte, con il probabile via libera di un soggetto in odore di camorra con le mani bene in pasta nel mondo della amministrazione locale. Una vicenda che è poi esplosa - almeno da un punto di vista mediatico - lo scorso inizio di novembre, quando il parroco di Pizzofalcone don michele Pezzella decide di rivolgersi ai fedeli.

Al termine della sua omelia, ecco arrivare quel monito: non entri nella casa di Dio chi agisce con violenza contro umili e indifesi. Decisivo, in questo come in altri casi che riguardano piccole e grandi forme di prepotenza, il ruolo del consigliere regionale dei Verdi Francesco Borrelli, che ha segnalato un caso diventato emblematico. Parliamo della vicenda della docente Carlotta. 

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Ricordate la storia svelata lo scorso novembre? Novant'anni e impossibilitata a rientrare nella propria abitazione, docente di Lettere costretta a vivere in Irpinia e di recente raggiunta da una strada telefonata da parte di un soggetto che l'ha invitata a non tornare in via Pizzofalcone. Stranezze di un caso sul quale due giorni fa si è registrata una nuova svolta. Otto dicembre, giorno dell'Immacolata, festa grande da queste parti. È la festa della Madonna dell'Immacolata che dà il nome alla parrocchia di Pizzofalcone, diventata laboratorio di progetti ma anche presidio di legalità per tante famiglie della zona. A tenere messa, accanto a don Michele, anche il vescovo ausiliario Michele Autuoro, uno degli uomini forti della curia guidato da don Mimmo Battaglia. Durissima e densa di significato l'omelia tenuta dal vescovo ausiliario: no allo spaccio, no alla camorra, soprattutto no all'occupazione abusiva delle case ai danni di persone che non possono difendersi. Spiega don Michele al Mattino: «Abbraccio tutti i miei fedeli, è stato un momento di coralità, mi auguro che chi ha sbagliato sappia fare un passo indietro». Intanto, dopo l'ultimo ultimatum, il conto alla rovescia è iniziato. 

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