I tre napoletani spariti in Messico venduti a una banda per 43 euro: in campo Farnesina e servizi segreti

Lunedì 26 Febbraio 2018 di Giuseppe Crimaldi

Alla fine, da quei pochi spiragli di verità emerge uno scenario tragico. Raffaele Russo, 60 anni, suo figlio Antonio, 25, ed il nipote 29enne Vincenzo Cimmino sono stati «venduti», ceduti da un manipolo di poliziotti corrotti ad una banda di criminali. E, sulla scomparsa dei tre connazionali - risalente al 31 gennaio scorso - arrivano le prime conferme ufficiali a quello che «Il Mattino» aveva già anticipato da giorni.

Il punto di svolta giunge al termine dell'ultima giornata convulsa di indagini partite tardivamente. Molte, e forse troppe le responsabilità - oltre a qualche censurabile assenza anche in casa nostra, in Italia - che ricadono oggi sulle autorità inquirenti chiamate a far luce su un caso gravissimo. E dunque ricapitoliamo. Gli ultimi aggiornamenti rilanciati dagli organi d'informazione e dalle agenzie di stampa (del caso si è interessato persino il «Los Angeles Time», titolando sul «Mistero che circonda la sparizione di tre italiani in Messico) sono quelli che seguono.
 


I tre napoletani residenti nella zona del centro storico di piazza Mercato sarebbero stati «venduti» a una banda di criminali per una manciata di banconote. Quanto vale una vita in Messico? Niente. Se poi si tratta della esistenza di un extranjero, di un «gringo» americano o - meglio ancora - di un europeo, allora si arriva alla «plusvalenza»: 43 euro per ogni essere umano. Si diradano le nebbie su un caso che, però, continua a riservare ancora molti misteri.
 
Come il nostro giornale aveva già scritto quattro giorni fa, i sospetti si sono concentrati su due pattuglie di agenti della polizia municipale di Tecalitlan; a conferma di quel disperato messaggio vocale inviato via whatsqpp agli altri parenti rimasti in albergo dal figlio e dal nipote di Raffaele Russo (il primo ad essere scomparso, la mattina del 31 gennaio): «Stiamo facendo rifornimento di benzina, sono arrivati i poliziotti ordinandoci di seguirli: due in moto e altri in auto». Ebbene, 24 ore fa, a confermare la svolta nelle indagini è stata lo stesso ministero degli Esteri italiano: in una nota ufficiale la Farnesina ha ammesso l'arresto dei quattro poliziotti messicani coinvolti nel caso dei tre napoletani nello stato di Jalisco.

Già rinviati a giudizio, per i presunti poliziotti corrotti è già scattato un anno di carcere preventivo. Gli agenti hanno confessato, senza tuttavia fornire elementi utili alla ricerca dei desaparecidos. Altra circostanza che aumenta l'angoscia dei familiari. Sebbene sottoposti a ripetuti interrogatori, a Città del Messico dov'erano stati trasferiti, i poliziotti di Tecalitlan - tre uomini e una donna - non hanno rivelato il nome della banda alla quale gli italiani sono stati «ceduti». La regione in cui è maturato il dramma è quella di uno stato nel sud-ovest del Messico: Jalisco. Area tristemente nota per i rapimenti lampo, soprattutto ai danni di stranieri, e nella quale imperversa il clan «Nueva Generation de Jalisco», che traffica anche in stupefacenti.

Alla luce degli sviluppi delle ultime ore esplode la rabbia dei familiari dei tre scomparsi. I Russo e i Cimmino - sostengono - sarebbero stati venduti dai poliziotti che li avevano bloccati per «43 euro»: 14 euro a persona, denunciano i parenti. Il punto essenziale da capire ora è a chi siano effettivamente stati venduti i tre italiani e dove si trovino in questo momento.

A Jalisco, come pure negli stati confinanti di Michoacan e Colima, proseguono serrate le ricerche con l'uso di unità cinofile: i cani «molecolari», specializzati - dispiace doverlo dire - anche nelle ricerche di corpi sepolti. E dunque l'odissea continua. «Siamo brave persone, semplici venditori ambulanti ed eravamo andati lì solo per lavorare», ripetono i figli di Raffaele Russo. Aggiunge Francesco Russo, figlio di Raffaele, l'ultimo ad avere lasciato solo qualche giorno fa il paese centro-americano: «Hanno venduto i nostri parenti per una manciata di soldi: una vergogna inaudita. Ma noi non perdiamo la speranza di rivederli a Napoli».
Sul caso è intervenuto ieri l'europarlamentare di Forza Italia Fulvio Martusciello: «Impressiona - ha dichiarato - il silenzio della Mogherini sul caso dei napoletani scomparsi in Messico. Abbiamo o non abbiamo un commissario europeo che dovrebbe occuparsi di politica estera? Possibile che non si è sentito il dovere di intervenire su questo argomento? Il gruppo del Ppe nella plenaria di giovedì a Bruxelles interrogherà ufficialmente la Mogherini per sapere come attivarsi».

Ultimo aggiornamento: 15:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA