Napoli. Vigile anti-roghi ucciso dai veleni, Inail ci ripensa: «Fu malattia professionale»

Martedì 24 Marzo 2015 di Enrico Ferrigno




ACERRA. Michele Liguori, il vigile eroe si è ammalato e poi è morto a causa del suo lavoro di sentinella dell'ambiente. A riconoscerlo è stato l'Inail che dopo mesi ha fatto marcia indietro e riconosciuto il nesso causale tra l'attività lavorativa di Liguori ed i due tumori che lo hanno stroncato a gennaio dell'anno scorso.



L'ente di previdenza ha anche provveduto a rimborsare parzialmente le spese sostenute dalla famiglia per il funerale. Del sottotenente Liguori fondatore della sezione ecologica comunale che nella sua carriera ha rinvenuto decine e decine di discariche di rifiuti tossici e la cui tragica vicenda (che ha commosso l'Italia intera) si era occupato anche l'ex presidente Giorgio Napolitano che investì della spinosa questione del riconoscimento della malattia professionale il prefetto di Napoli.



«È un'amara vittoria, nessuno ci restituirà mio padre, ma almeno gli è stata resa giustizia. È stato riconosciuto il suo operato, il suo lavoro che lo ha portato a sacrificare la sua vita e a perdere i suoi affetti», spiega con compostezza ed amarezza il figlio Emiliano Liguori. Il sottotenente Michele Liguori aveva lottato per oltre 20 anni contro gli ecotrafficanti che avvelenavano la sua terra, fino ad ammalarsi e a morire stroncato da ben due tumori a gennaio dell'anno scorso. Ma per l'Inail in un primo momento questo non era stato sufficiente a riconoscere il risarcimento in quanto non era dimostrabile il nesso tra l'attività lavorativa e l'insorgere dei tumori.




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