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TikTok, i boss della camorra nuove star dei social: così i clan fanno affari in Rete

Venerdì 8 Aprile 2022 di Gigi Di Fiore
TikTok, i boss della camorra nuove star dei social: così i clan fanno affari in Rete

I simboli del potere criminale cambiano pelle: dall'ostentazione attraverso riti di quartiere, feste di piazza locali, o club della squadra di calcio finanziate dal clan dominante, di cui scriveva 40 anni fa il giudice Corrado Guglielmucci, all'uso dei social con gli stessi obiettivi. La camorra si adegua ai tempi, come analizza la Relazione dalle direzione investigativa antimafia al Parlamento relativa al primo semestre del 2021. I clan cambiano gli affari criminali, modificando gli strumenti della loro auto rappresentazione.

Scrive la Dia: «Sempre più frequente è l'uso dei social network per condividere messaggi testuali e frammenti audiovisivi espliciti di ispirazione camorristica». Il capoclan con i tatuaggi, la musica, i video che documentano prepotenze sono la diffusione in Rete, sopratutto da smartphone e iphone, di un potere criminale che ha bisogno anche di rappresentare la sua impudenza per esistere. L'identità dell'«uomo di camorra» usa i profili social. Ai tempi di Raffaele Cutolo erano le poesie del boss a descrivere sentimenti e caratteristiche degli affiliati; negli anni '80 del secolo scorso, i Quartieri-Stato del centro cittadino guardavano alle feste di piazza pagate dal capoclan come affermazione del suo dominio sul territorio. Immagini perpetuate anche, a Napoli città, dai famosi altarini a ricordo dell'affiliato ucciso. Lo spiegò il procuratore capo di Napoli, Gianni Melillo, in un'intervista al «Mattino» riportata nella relazione della Dia: «Murales e altarini consentono la rinnovazione quotidiana di un rito di iniziazione di quel camorrista di strada ed insieme l'esaltazione del controllo mafioso del territorio».

I social come auto-rappresentazione di potere criminale, diventati però sempre più anche fonti di prova degli investigatori, che da tempo setacciano la Rete in cerca di informazioni sugli affiliati. La Dia cita la circostanza riportata nell'ordinanza cautelare dell'aprile 2021, sull'alleanza tra i clan Rinaldi e Aprea della zona orientale di Napoli: un affiliato agli arresti domiciliari che, in permesso per la prima comunione del figlio, si fa riprendere in corteo alla guida di una Ferrari, con un altro pregiudicato su una Lamborghini, per poi postare il video su Facebook. Come a dire: io sono potente e ricco. Secondo la Dia, restano estorsioni, narcotraffico e usura gli affari di base dei clan della camorra, che investe e ricicla poi nel settore immobiliare, nella ristorazione, nel commercio. Grossi cartelli storici, come i Mazzarella e l'Alleanza di Secondigliano, radicati nella provincia napoletana, coabitano ormai con piccoli clan, anche di durata breve. 

Non è invece più tempo di spietati criminali, pronti a massacri, soprattutto nella camorra casertana, quella che faceva riferimento agli storici Casalesi. I capi sono tutti detenuti, alcuni sono diventati anche collaboratori di giustizia. Terminata la fase del sangue e della paura, è subentrata quella della «zona grigia» in mano ai colletti bianchi. I soldi guadagnati dai vecchi clan, che restano in piedi attraverso giovani leve, vengono fatti fruttare da professionisti spesso insospettabili. Scrive la Dia: «L'attività dei clan in provincia di Caserta continuerebbe a sussistere grazie a quegli imprenditori da sempre abituati ad avvalersi della mediazione dell'organizzazione criminale e dei consistenti capitali illeciti, investiti nelle attività imprenditoriali dai sodalizi che in tal modo governerebbero direttamente e indirettamente alcuni processi economici, interferendo spesso pesantemente anche nei meccanismi decisionali della pubblica amministrazione». 

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La criminalità organizzata casertana sarebbe riuscita a infiltrarsi sempre più nei meccanismi della pubblica amministrazione, mantenendo la gestione di aziende impegnate nel ciclo dei rifiuti, ma anche nelle scommesse. Un fenomeno che si inserisce nel quadro generale delle mafie italiane che, secondo la Dia, avrebbero meno necessità di azioni violente dopo l'occupazione «progressiva del mercato legale». Da qui i numeri in aumento, registrati nel primo semestre 2021, delle operazioni sospette nell'economia legale passate da 49.104 del primo semestre 2019 a 68.534 dello stesso periodo nel 2021. L'omicidio, l'intimidazione, l'aggressione violenta sono diventati l'extrema ratio, che le mafie dell'ultimo periodo tendono a limitare a solo quando non esistono alternative per arrivare ai propri obiettivi. L'infiltrazione negli affari illeciti utilizza la «nomea» mafiosa acquisita, e ostentata anche attraverso i social, ma poi sfrutta l'alta disponibilità di capitali per infiltrarsi nell'economia legale. Scrive la Dia: «L'esperienza investigativa maturata nel corso del tempo ha dimostrato che le tecniche di infiltrazione possono verificarsi in fase di programmazione e progettazione esercitando l'azione corruttiva nei confronti dei funzionari della stazione appaltante e dei tecnici-professionisti incaricati». E, nell'era della pandemia, sono cresciute «le truffe on line e delle frodi informatiche, i cui proventi vengono riciclati all'estero attraverso il circuito money transfer» spiega la Dia. 

Ultimo aggiornamento: 9 Aprile, 08:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA