Napoli, la rievocazione storica del patto con San Gennaro

Sabato 12 Gennaio 2019 di Eduardo Improta
Napoli, la rievocazione storica del patto di San Gennaro

Tra il 1525 ed 1527 la città di Napoli fu messa duramente alla prova: Napoli era assediata dalle truppe francesi che tentarono l’invasione, afflitta da un'epidemia forse causata dall'avvelenamento delle acque potabili, eruzioni vulcaniche del Vesuvio e terremoti. Un popolo intero si rivolse al suo Santo Patrono: San Gennaro. In cambio della salvezza gli avrebbe edificato una nuova grande Cappella dove custodire le sacre reliquie ed il Tesoro che sarebbe nato in suo onore. Il voto fu sottoscritto dai deputati eletti dei sei Sedili, la struttura amministrativa della Città divisa all’epoca per “Piazze”, davanti ad un notaio, il 13 gennaio del 1527. «Oggi 12 gennaio - commenta Giuseppe Serroni, presidente dell’associazione “I Sedili di Napoli - rievochiamo quei fatti per rinsaldare il "patto" tra la Città ed il Santo Patrono».
 

Oggi, nel 492° anniversario di quell’evento storico che sancì definitivamente la lunga ininterrotta storia di fede e devozione verso San Gennaro, nel Centro Storico di Napoli, le Associazioni “I Sedili di Napoli”; “Fantasie d’Epoca”; “Musica Reservata” e “Pistonieri Santa Maria del Rovo”, insieme alla “Proloco di Notaresco”, e “Liceo Braucci di Caivano”, grazie alla collaborazione dei Complessi Monumentali di San Domenico Maggiore e San Lorenzo Maggiore, col patrocinio morale del Comune di Napoli, Curia Arcivescovile di Napoli e Cappella del Tesoro di San Gennaro, è stata rievocata la decisione assunta degli Eletti dei Sedili di Napoli, di convocare un notaio per sottoscrivere, col Santo Patrono, un vero e proprio contratto certificato! La rievocazione avvenuta dopo il corteo storico in abiti cinquecenteschi (realizzati dalla nota sartoria di Francesca Flaminio) che, recando un artistico busto offerto dalla prestigiosa Bottega di Arte Presepiale Petrucciani di San Gregorio Armeno, è partito dalla Basilica di San Domenico Maggiore e ha attraversato l’area dell’antica Neapolis, passando per piazzetta Nilo, via San Biagio dei Librai, via San Gregorio Armeno, piazza San Gaetano e raggiunta la Basilica di San Lorenzo Maggiore e la Sala Sisto V del Complesso Monumentale che ospita la Neapolis sotterrata, all’interno della quale, (testi e recitazione di Angelantonio Aversana e Salvatore Leonangelo) con le musiche rinascimentali di Musica Reservata, si è svolto il racconto della seduta del “Parlamento” dei Sedili che decretò il contratto! Il testo del contratto è stato poi letto e commentato da uno dei diretti discendenti di quei sottoscrittori, il marchese Pierluigi Sanfelice di Bagnoli, famiglia patrizia che nel 2018 ha compiuto i 1000 anni e che era iscritta nel Sedile di Montagna.
 

 

Oltre 25 milioni di devoti in tutto il Mondo, decine di Comuni che l’hanno eletto come Santo Patrono: il Culto di San Gennaro rappresenta una “anomalia” tutta napoletana e caratterizza l’Identità non solo dei cittadini napoletani ma continua a preservare un legame veramente di sangue con milioni di emigranti e dei loro discendenti sparsi nell’intero Pianeta. Basti pensare, ad esempio, alla grandiosa festa che ogni anno, in onore di San Gennaro si tiene a New York, per comprendere il valore di questa Devozione che meriterebbe sicuramente il riconoscimento come Patrimonio dell’Umanità da tutelare e da salvaguardare!

E una particolarità, tutta napoletana nei confronti di un Santo; il legame “viscerale” tra il Patrono principale e il suo Popolo tutto, è dato dalla Eccellentissima Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro: un ente laico nato da un vero e proprio contratto sottoscritto e certificato dalla presenza di un notaio nel lontano 1527 quando la Città s’impegnò a costruire la grandiosa Cappella all’interno della Cattedrale e che custodisce il preziosissimo Tesoro, famoso in tutto il mondo!
 
A seguire, la Pro loco di Notaresco, cittadina abruzzese legata a Napoli dalla famiglia Acquaviva d’Aragona iscritta nel Sedile del Nido o Nilo, ha presentato il libro di Riccardo d’Eustachio: “Monsignor Giuseppe Acquaviva e la Notaresco del Seicento”, con gli interventi dell’antropologa Alessandra Gasparroni e lo storico Sandro Galantini.

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