Balletto del Teatro San Carlo, si torna in scena a marzo: incluse due coreografie del '900

Mercoledì 2 Marzo 2022
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Torna in scena dal 5 al 10 marzo Balletto del Teatro di San Carlo, diretto da Clotilde Vayer con un dittico, i maestri del XX secolo che include due coreografie novecentesche: concerto di Kenneth MacMillan, concepita sul Concerto n.2 per pianoforte e orchestra di Dmitrij Šostakóvič e Tema e Variazioni di George Balanchine, ideata sulla Suite per orchestra n. 3 in sol maggiore op. 55 di Pëtr Il'ič Čajkovskij. Dirige l’orchestra del Massimo napoletano Hilari García. Lo spettacolo sarà in scena dal 5 al 10 marzo per otto recite.

La coreografia di Concerto di Kenneth MacMillan è ripresa da Julie Lincoln, i costumi sono di Jürgen Rose e le luci di John B Read. Pianista solista è Sepp Grotenhuis. Solisti in scena nei tre movimenti in cui è suddiviso il Concerto n.2 per pianoforte e Orchestra di Dmitrij Šostakóvič saranno: nel primo movimento Claudia D’Antonio e Salvatore Manzo, Claudia D’Antonio si alternerà con Giorgia Pasini nelle recite dell’8 marzo, del 9 marzo alle 17 e del 10 marzo alle 21. Nel secondo movimento Luisa Ieluzzi e Stanislao Capissi che si alterneranno con Martina Affaticato e Ertugrel Gjioni. Infine il terzo movimento vedrà protagoniste Chiara Amazio, Annalina Nuzzo e Irene De Rosa.

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«Non so perché Kenneth MacMillan abbia scelto proprio il Secondo concerto per pianoforte e orchestra di Šostakovič, - racconta Julie Lincoln - ma penso semplicemente perché gli piacesse. In realtà cercava una musica in tre movimenti per un balletto in tre parti. Poco prima di questa creazione MacMillan si era trasferito a Berlino come direttore della compagnia di balletto della Deutsche Oper, dal 1966 al 1969, prima di assumere la direzione del Royal Ballet di Londra. Aveva portato con sé Lynn Symour, la sua musa per tanti anni, che divenne anche a Berlino la prima destinataria delle sue coreografie. Il secondo movimento di concerto – continua la Lincoln - nacque nella composizione di MacMillan mentre osservava il riscaldamento alla sbarra di lei: il pas-de-deux è in realtà la riproduzione di quei movimenti con la mano del compagno di danza che le si offre come una sbarra.

Tutto intorno si aggirano molto rapidamente e con passi molto difficili i componenti dell’intero corpo di ballo: una difficoltà tecnica voluta per poter far progredire il gruppo di giovani danzatori che gli era stato affidato. Un ruolo fondamentale è assegnato naturalmente al pianista solista, che a Napoli sarà Sepp Grotenhuis». La seconda parte dello spettacolo prevede l’esecuzione di tema e variazioni di George Balanchine, ideata sulla Suite per orchestra n. 3 in sol maggiore op. 55 di Pëtr Il'ič Čajkovskij. Maître de ballet e répétiteur è Sandra Jennings, i costumi sono di Giusi Giustino. Solisti in palcoscenico Annachiara Amirante, Claudia D’Antonio - nelle recite dell’8 marzo alle 21, 9 marzo alle 17 e 10 marzo alle 21 - e Alessandro Staiano.

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«Il balletto – ricorda Sandra Jennings - fu creato originariamente negli anni ’40 del Novecento per i suoi primi interpreti, Alicia Alonso e Igor Yougskevitsch, al Ballet Theatre, più tardi divenuto l’American Ballet. Quando sono entrata nella compagnia del New York city Ballet,molti anni più tardi, - prosegue la Jennings - Balanchine aveva inserito questo brano in un balletto più ampio, dedicato all’intera Suite n.3 di Čajkovskij, rappresentato per la prima volta nel 1970. L’atmosfera che aveva voluto ricreare era quella imperiale russa della fine dell’Ottocento, all’epoca del compositore ma anche del balletto “classico”: vesti lunghe, scarpette da danza e tutù. Balanchine ridisegnò i costumi per questo balletto, usando colori come il bianco, l’arancione, un blu scuro e nuovi tutù. Se i costumi di allora erano molto belli, qui a Napoli sono stati meravigliosamente ripresi da Giusi Giustino».

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