Cinque amici mollano il lavoro e imbracciano la motosega: «Facciamo i boscaioli»

Martedì 20 Agosto 2019 di Elena Filini
Cinque amici mollano il lavoro e imbracciano la motosega: «Facciamo i boscaioli»
La vicenda umana e professionale di cinque ragazzi che hanno abbandonato il lavoro per fare i boscaioli e difendere le antiche conifere al confine con Austria e Slovenia «Lottiamo contro i nostri colleghi d'Oltralpe che fanno scempio di ogni tipo di albero».

LA STORIA
Non hanno l'aspersorio ma la motosega. Anche la loro, però, è una missione: sono i custodi della foresta di Tarvisio. Giovani boscaioli che hanno riscoperto il mestiere dei nonni per difendere il bosco demaniale più grande d'Italia dalle lottizzazioni degli stranieri. Gente di confine, che non teme la solitudine e la fatica, perchè tra quegli alberi avverte lo spirito degli antenati, la forza del genius loci. Tarvisio, Malborghetto Valbruna e Ugovizza: questo il perimetro della più grande foresta demaniale d'Italia. Un piccolo gioiello di 24 mila ettari, attraversato dal fiume Fella e dai laghi di Fusine, al confine tra Austria e Slovenia. «Fai venti chilometri di curve a gomito e ti trovi  oltreconfine - sottolinea Zeno Gelbmann, 21 anni - per i boscaioli austriaci è uno scherzo arrivare qui. Ma non hanno rispetto, utilizzano la tecnologia per aggredire i nostri boschi. Noi abbiamo detto no». Zeno ha provato a fare altri lavori. «Al bar ho resistito un giorno. Tra i boschi io mi sento a casa. Il mio posto è qui». Hanno dai 20 ai 35 anni, hanno messo la laurea o il diploma nel cassetto e al posto fisso hanno preferito il lavoro manuale nelle foreste più a Nord d'Italia, in una terra di confine che abbraccia idealmente tre nazioni: l'Italia, l'Austria e la Slovenia. 

CROCEVIA DI NAZIONI
Gregorio Vuerich, 30 anni, arriva con il pick-up. D'inverno fa il maestro di sci, d'estate si prende cura degli abeti. «Lavoro ancora con tecnica tradizionale. La mia unica innovazione tecnologica è la motosega. Bisogna sentire gli alberi, toccarli e capire dove cadranno. Una questione di intuito e d'esperienza». Gregorio e altri boscaioli hanno deciso di superare le ataviche divisioni e di mettersi insieme, creando un consorzio per arginare l'aggressività dei taglialegna austriaci e sloveni. «Hanno possibilità economiche diverse, macchinari di ultima generazione. Noi non possiamo lavorare in Austria perchè il loro governo favorisce le aziende locali. Loro arrivano, sbancano il bosco rovinando la foresta e creando problemi di dissesto». I giovani hanno una visione imprenditoriale moderna, incrociano sapere e manodopera. «Così siamo più forti per battere la concorrenza». Fino a 8 ore al giorno nel bosco, trasferte in Veneto e sulle Dolomiti, e un lavoro che garantisce di vivere ma non certo di fare business. Il legno da opera vale 75 euro al metro cubo, legno da imballaggio 55, da carta 30 e da triturare 20 euro. I maggiori acquirenti? Ancora una volta gli Austriaci. Con la tecnica tradizionale si tagliano circa 70 alberi in 5 giorni. Meno di un terzo di quanto è possibile fare con i macchinari. Ma così si rispetta il bosco e il suo equilibrio» riprende Gregorio. 

DIFENDERE LA NATURA
Stefano Bar è un campione. Con 3 coppe del mondo e 2 medaglie d'oro, era considerato quasi imbattibile nel kilometro lanciato. Di medaglie ne ha portate a casa parecchie, ma la vera vittoria è quella di custodire i luoghi dove è nato. «Allo stress degli allenamenti ho preferito la vita da boscaiolo. La fatica è uguale, ma la calma del bosco mi rigenera». La sua voce si riempie di orgoglio. «Dobbiamo difendere queste foreste antiche». Lo chiamano ragno: agguanta le piante e le pulisce dei rami e delle chiome. Daniele Matiz e suo padre sono tra i pochi a possederne uno quassù. «Lo abbiamo comprato di seconda mano» ribadisce Daniele, 29 anni. «È un macchinario che accelera la pulitura dei tronchi. Così cerchiamo di reggere la concorrenza. Ma non abbiamo certo le spalle grosse dei nostri vicini. Per poterci davvero misurare coi boscaioli stranieri, dovremmo essere molti di più. Gli austriaci dovrebbero stare a casa loro». Il gioiello di questa foresta si chiama Abete rosso di Risonanza. Lo riconosci dal fusto slanciato e regolare. E dal prezzo: fino a 350 euro al metro cubo. Da quelle piante nascono i migliori violini e violoncelli. È il legno più pregiato della foresta, quello con cui si costruiscono le tavole armoniche, cioè la parte dello strumento che riceve, amplia e trasmette i suoni.

LEGNO MUSICALE
Un'importante risorsa naturale della montagna valorizzata a partire dagli anni Ottanta dal principe dei liutai Giobatta Morassi grazie al lavoro di Bruno Deotto nei boschi. «Mio padre arrivava a casa col trattore pieno di tronchi. Gli altri bambini avevano il lego, io la legna. È il lavoro che ho sempre desiderato fare» conferma Valerio Pittino, 29 anni. Lui ha iniziato a 18. «L'Austria cannibalizza gli appalti italiani, e i Comuni spesso non aiutano i lavoratori locali perchè scelgono chi propone commesse al ribasso». Non c'è solo la concorrenza: la grande malattia dei boschi oggi si chiama bostrico. Il coleottero, da alcuni anni, sta martoriando le foreste d'Europa. «Lo vedi appena alzi la corteccia - mostra Pittino - Si riproduce velocemente e passa di pianta in pianta. Per questo l'unica soluzione è abbattere migliaia di piante». La malattia del bostrico rischia di radere al suolo le Foreste. Per questo quassù c'è molto da fare per i legnaioli della valle. La necessità di un abbattimento massiccio rischia di creare un'emergenza ambientale? «Non ancora - spiega Vuerich - la nostra è una foresta molto vecchia. Paghiamo anni di mala gestio. Bisogna tagliare e fare spazio al novellame. Dobbiamo pensare alla ricrescita». Oggi questi boschi stanno rinascendo grazie al turismo. «Il Governo dovrebbe tutelarci contro la concorrenza transfrontaliera». Perchè quei venti chilometri sono un confine troppo labile per fare da scudo alla foresta demaniale più grande d'Italia e ai suoi preziosi abeti.
Elena Filini Ultimo aggiornamento: 21 Agosto, 11:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA