Dalle inchieste alla crisi dei fedeli, i dossier che mettono pressione al Papa

Domenica 27 Settembre 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - Per Papa Francesco è un'altra grana che si accumula e si va ad aggiungere alla sfilza dei dossier in attesa di soluzione. L'effetto palude. Gli mancava pure dover far fronte alla grave crisi dei fedeli causata dal Covid. A denunciarla è stato il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei Vescovi, e dunque buona sentinella delle performance della Chiesa, il quale lo ha ammesso senza girarci troppo attorno. «Il lungo digiuno eucaristico dovuto al lockdown ha fatto perdere l'abitudine della messa domenicale». Praticamente una campana a martello che è risuonata all'Assemblea delle Conferenze episcopali d'Europa (Ccee). L'incontro doveva tenersi a Praga, ma il picco dei contagi causati dal Covid nella Repubblica Ceca non ha permesso ai vescovi di raggiungere la capitale e così il summit è diventato una videoconferenza. Si tratta di un'altra brutta notizia approdata a Santa Marta, la residenza di Bergoglio diventato ormai un fortilizio.

Francesco trascorre le giornate sempre più solo e isolato, privato dalle folle e dai viaggi internazionali, passa ore a studiare, scrivere, pregare e capire come uscire dalla palude dei micidiali problemi di governo che in quest'anno complicato gli si sono accumulati. A volte per rompere l'isolamento si collega in video conferenza con comunità estere; lo ha fatto anche l'altro giorno parlando all'Assemblea dell'Onu, ma certamente non è come avere un contatto diretto con la marea dei pellegrini ai quali era tanto abituato. La prospettiva che ha davanti non è delle migliori, visto che per oltre un anno tutto resterà congelato. Per questo pontificato partito sette anni fa con aspettative rivoluzionarie e prospettive di cambiamenti epocali e riforme radicali è certamente un bel grattacapo. A dare angustia non è solo il Covid con tutte le sue conseguenze, ma gli effetti di un cammino che sembra arrancare.

La riforma della curia è al palo, la trasparenza finanziaria da sempre invocata è un obiettivo ancora da raggiungere, basta vedere come si sono sviluppate le vicende di alcune recenti decapitazioni illustri dentro all'Aif, l'authority di controllo. Senza parlare dei processi che non vanno avanti, se è vero che i sei dipendenti della Segreteria di Stato, licenziati il primo maggio perché sospettati di complicità nell'affare del palazzo di Londra, non hanno ancora ricevuto dai magistrati alcuna comunicazione.

Di fatto ad oggi non sanno ancora se sono stati iscritti all'albo degli indagati, se verranno convocati o se verranno rinviati a giudizio. Il clima interno si è fatto sempre più cupo, nei dicasteri le persone che vi lavorano non fanno mistero di avere paura, tutti temono di essere spiati. E sicuramente anche l'ultima defenestrazione illustre, quella del cardinale Becciu, suo ex braccio destro, liquidato in modo tanto brutale, togliendogli anche i diritti alla porpora, non contribuirà di certo a migliorare l'atmosfera generale.

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