Cani e gatti come i figli: in affido dopo il divorzio. La Spagna cambia il codice civile: «Sono esseri senzienti»

Lunedì 20 Dicembre 2021 di Elena Marisol Brandolini
Cani e gatti come i figli: in affido dopo il divorzio. La Spagna cambia il codice civile: «Sono esseri senzienti»

BARCELLONA - Che gli animali sperimentino emozioni come piacere, paura, stress e felicità è qualcosa che la comunità scientifica ha dimostrato da tempo, aiutando a modificare la percezione umana circa il benessere dei loro amici domestici a quattro zampe. L’assunzione di questo concetto nella legislazione di un paese rappresenta una vera e propria innovazione, perché afferma che la natura degli animali è differente da quella delle cose. È questo il principio cardine cui s’ispira la legge sul regime giuridico degli animali approvata dal Congresso spagnolo, che modifica il codice civile e alcune altre leggi a questo collegate. Un percorso legislativo iniziato nel 2017, interrotto col cambio di legislatura nel 2019 e portato a conclusione all’inizio di questo mese di dicembre. Considerare gli animali come “esseri senzienti” li rende soggetti titolari di protezione legale nei confronti di pratiche abusive da parte dei loro proprietari, interviene sul loro affidamento in caso di divorzio e non consente più alcuna loro assimilazione con beni da sequestrare. La Spagna si aggiunge così al gruppo di paesi che hanno smesso di considerare gli animali cose.

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LE NUOVE NORME
Uno degli aspetti più interessanti della nuova normativa riguarda il diritto alla custodia condivisa in caso di divorzio dei coniugi che ne hanno la proprietà. In questo caso, le parti devono specificare nell’accordo chi si prenderà cura dell’animale, chi si farà carico dei costi per il suo mantenimento e i termini della custodia condivisa. Se l’intesa è impossibile, interviene un giudice per vigilare sul benessere dell’animale. Il giudice non permetterà che l’animale rimanga col coniuge che lo maltratti o lo utilizzi come strumento di vendetta.
La legge spagnola introduce quindi per la prima volta nell’ordinamento l’obbligo di concordare la custodia condivisa degli animali domestici e la somiglianza con quanto accade nel caso dei minori è evidente. Il problema sorge nel caso di coppie di fatto senza figli, la cui separazione non è regolata da nessun accordo prescrittivo.

IN ITALIA
L’affidamento condiviso degli animali domestici si va diffondendo poco alla volta anche in Italia, dove non esiste alcuna norma giuridica che lo disciplini come tale, ma dove ultimamente viene applicato come soluzione giuridica al problema della custodia dell’animale in caso di divorzio dei coniugi. In alcuni casi, infatti, si è concordato un affidamento condiviso al 50% delle spese di mantenimento e del tempo di permanenza con ciascuno degli ex-coniugi, individuando anche un punto d’incontro dove prendere e lasciare l’animale. La disponibilità economica di ciascun coniuge determina la ripartizione degli oneri di spesa all’interno della ex-coppia. Si smette dunque di considerare l’animale di compagnia come un bene materiale, assimilandone il trattamento con quello riguardante l’affidamento dei figli.
 

Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre, 06:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA