L'eredità umana e scientifica
di Anna Costanza Baldry

di Anna Sorrentino *

A distanza di tre mesi dalla sua precoce ed improvvisa scomparsa, Anna Costanza Baldry, professore ordinario presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’, continua a lasciare un enorme vuoto e allo stesso tempo una grande, enorme eredità scientifica e umana.

Anna era innanzitutto una donna, una donna che ha sempre lottato per la tutela e la difesa di altre donne e dei minori.

Una donna forte, una “guerriera”, combattiva, libera, empatica, divertente e piena di idee.

Nonostante i suoi numerosi successi scientifici ed accademici, Anna è sempre rimasta una persona modesta, umile e gentile. Sempre di corsa e sorridente, riusciva a trovare comunque il tempo per prendersi cura delle persone che amava, delle sue studentesse e dei suoi studenti. La porta del suo studio era sempre aperta, e lei era sempre pronta con la sua carica di energia, empatia e sensibilità ad accogliere, ascoltare, aiutare e supportare chiunque ne avesse bisogno.

Credo siano state proprio la sua forte vitalità, la sua empatia e la sua sensibilità ad averla portata alla realizzazione di innumerevoli progetti e ricerche, talvolta pioneristiche, che hanno cambiato il nostro modo di guardare, e di studiare, fenomeni socialmente complessi come la violenza contro le donne e i comportamenti aggressivi e devianti.

Per spiegare il lavoro e le ricerche di Anna si può pensare al cosiddetto ‘effetto farfalla’, piccola e delicata come lo era lei, con il suo battito di ali, che ha causato un vero e proprio uragano nel mondo scientifico. Coniugando il lavoro di ricerca sul campo all’applicazione di rigorosi e validati metodi scientifici, Anna ci ha insegnato che non si può guardare, analizzare, ed investigare un fenomeno senza guardare ‘oltre’, senza adottare una prospettiva dall’alto, a 360°.

Il lavoro di Anna, infatti, ad un primo sguardo può sembrare frammentato, tuttavia se lo si guarda con attenzione esso assume la forma di un cerchio che si chiude. Anna ha lavorato alla prevenzione e al contrasto di tutte le forme di violenza, quella di genere ma anche quella rivolta contro i minori.

Anna ci ha fatto un grande, enorme regalo, ci ha lasciato metodi, strumenti e strategie per analizzare il fenomeno della violenza di genere, il femminicidio, i fattori di rischio connessi alla violenza all’interno delle relazioni intime, e per la tutela dei minori a rischio.

I suoi primi lavori scientifici si sono focalizzati sullo sviluppo di programmi di prevenzione e contrasto del bullismo, analizzando la relazione tra coinvolgimento degli adolescenti in dinamiche appunto di bullismo e l’esposizione alla violenza domestica. Tra i numerosi lavori relativi al contrasto della violenza di genere, va annoverata la validazione del protocollo Sara in Italia, per la valutazione e la gestione del rischio di violenza all’interno delle relazioni intime.

Il suo impegno costante e la sua immensa passione hanno permesso che il suo lavoro di prevenzione e contrasto dei fenomeni violenti coinvolgesse numerosi attori. Anna ha lavorato con bambini ed adolescenti, ha sostenuto e aiutato molte donne ad uscire dalla violenza, restituendo loro la vita, la dignità e l’autostima, ha formato forze dell’ordine, assistenti sociali, avvocati e operatrici dei centri antiviolenza, non solo in Italia, ma anche all’estero (Albania, Afghanistan e Iran) in qualità di consulente esperta delle Nazione Unite, dell’OSCE e della Nato.

Tuttavia, Anna non ha mai dimenticato la tutela e la difesa dei minori, in particolare quella di bambini ed adolescenti coinvolti in dinamiche di prevaricazione e cyberbullismo, lavorando allo sviluppo di progetti e programmi di prevenzione cross- culturale come il Tabby (Threat Assessment of Bullying Behaviors among Youngesters – www.tabby.eu) implementato in otto paesi Europei.

In ultimo, quasi a marcare la chiusura di questo cerchio metaforicamente tracciato, lo studio, la ricerca sui cosiddetti orfani speciali (http://switchoff-ita.weebly.com/).

Anna ha il merito di aver gettato luce, su una parte della popolazione, a lungo ignorata, e che pure esiste, e che ha dei bisogni, delle esigenze e delle rimostranze da sottoporre all’intera comunità che è colpevole, perché non è riuscita o non ha potuto evitare loro il trauma, trauma associato alla perdita della loro mamma per mano del loro padre.

Per l’impegno, la dedizione e la ricerca sul tema della prevenzione della violenza di genere, nel novembre 2015 Anna è stata insignita del titolo di Ufficiale di Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Anna ci ha lasciato un sentiero già tracciato ed un enorme responsabilità; continuare a lavorare con la stessa passione, energia, etica ed impegno per migliorare la vita delle persone, delle donne vittime di violenza e dei minori.

* Ricercatore in Psicologia Sociale, titolare degli insegnamenti di Psicologia Giuridica e Investigativa e Laboratorio di Vittimologia Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli
Lunedì 17 Giugno 2019, 15:00
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