La Lega in crisi, Salvini ormai isolato non si fida dei suoi big: vecchia politica

Giovedì 6 Agosto 2020 di Emilio Pucci
La Lega in crisi, Salvini ormai isolato non si fida dei suoi big: vecchia politica

Un Capitano in fuga. Palla avanti e pedalare per la campagna elettorale, nient'altro. Matteo Salvini tira dritto: «Non mi fido di nessuno, non farò più l'errore compiuto con Conte», il suo ragionamento. Ma il problema ammettono alcuni big leghisti è che Matteo da tempo gioca in solitaria anche nel partito. Tanto da considerare «manovre di palazzo e vecchia politica» pure i tentativi di dialogo di chi, come Giorgetti, non vorrebbe che il partito di via Bellerio si isolasse. La tesi è che non permetterà né al numero due della Lega né ad altri di scegliere la strategia.
Il rapporto con l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio è complementare ma l'ex ministro dell'Interno, pur apprezzando le doti di Giorgetti, non vuole delegare, né avere ombre o ostacoli sulla sua strada. Il refrain è che nessuno avrà il coraggio, la forza, il quid per sfidarlo anche se la Lega dovesse uscire penalizzata dall'esito del voto del 20 e 21 settembre. Tutto ruota attorno a quella data. E' la scommessa del segretario, convinto che il centrodestra farà l'en plein, perdendo solo in Campania. Il paradosso è che se la Ceccardi non dovesse prevalere su Giani in Toscana gli alleati avrebbero gioco facile a ridimensionare il potere della Lega nell'alleanza.
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I NUOVI ARRIVATI
Ma chi non vuole essere a traino di Matteo, tra gli azzurri e non solo, ci spera in un suo risultato poco lusinghiero. «Sono io che prendo i voti», ripete ai fedelissimi il Capitano che non crede affatto in uno sgambetto da parte di Zaia. Sarà pure vero che il leader per ora non ha avversari politici interni, anche se le manovre della vecchia guardia (annoverato anche l'ex presidente del Piemonte Cota) «sono portate avanti da qualcuno nell'ombra», secondo molti parlamentari. Ma questo non vuol dire che sottotraccia non ci siano dei malumori crescenti. Perché «Salvini ha abbandonato M5S ma non la politica populista». Una operazione Lega nord contro Lega nazionale è esclusa. L'allarme è un altro: in un partito militare come la Lega i nuovi arrivati, ovvero quelli pescati nel centrosud, ragionano in maniera diversa dalla squadra. E non solo sul tema dell'autonomia.

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Ecco il motivo per cui si affaccia l'ipotesi che in futuro Salvini possa candidare alcuni fedelissimi proprio nel meridione. Il malessere di una parte dei militanti del nord è legato anche agli accordi presi con il centrodestra. Visto che FI viene considerata un partito che sta evaporando e la Meloni un competitor che si sta muovendo per erodere consensi proprio alla Lega.
ASSE PER IL NO
La tentazione di una parte dei lumbard, per esempio, sarebbe quella di stringere un asse sotto traccia con i dem per far fallire il referendum sul taglio dei parlamentari e mettere ancora più in difficoltà i pentastellati. Altri spingono per una linea meno anti-europea, soprattutto ora che sono in arrivo i fondi dalla Ue. Il timore è però legato soprattutto alle inchieste giudiziarie, compresa quella che riguarda Fontana. I sondaggi testimoniano un calo proprio nella roccaforte leghista. «Tanto lì si vota tra tre anni», sospirano i lombardi. La vera partita è un'altra e Matteo la già sta preparando. Per il comune di Milano, ma anche per Roma, Torino e nelle altre città dove si voterà nel 2021 Salvini ha pronta una lista di candidati civici. «Perché dobbiamo dare un segnale al mondo produttivo», ha spiegato ai suoi. Il capoluogo lombardo e Torino dovrebbero toccare alla Lega, Roma invece a Fratelli d'Italia. Salvini farà contare il fatto che nelle trattative sulle Regionali ha vestito i panni del federatore. Il progetto è uno solo: «Andare a palazzo Chigi. Non delego nessuno». La preoccupazione dei fedelissimi però è che possa trovare sbarrato' il portone.
 

 

 

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