La sinistra si spacca su Nato e termovalorizzatori
Alleanza congelata, Calenda al Pd: niente cambi

La sinistra si spacca su Nato e termovalorizzatori Alleanza congelata, Calenda al Pd: niente cambi
La sinistra si spacca su Nato e termovalorizzatori Alleanza congelata, Calenda al Pd: niente cambi
di Alberto Gentili
Mercoledì 3 Agosto 2022, 13:53 - Ultimo agg. 4 Agosto, 11:40
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Elezioni politiche 2022 -   Si complica per il Pd la partita delle alleanze. Dopo aver faticosamente stretto il patto elettorale con Carlo Calenda, Enrico Letta deve fare i conti con la rivolta dei promessi sposi Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. I leader di Sinistra italiana (SI) e Verdi, corteggiati dal M5s di Giuseppe Conte che sogna un “Polo rosso”, hanno disdetto l’incontro fissato per ieri pomeriggio. La ragione: «Registriamo un profondo disagio», in seguito all’intesa tra Pd e Azione, «ed essendo cambiate le condizioni su cui abbiamo lavorato in questi giorni, sono in corso riflessioni».


IL PROFILO
Riflessioni che Bonelli esplicita così: «L’accordo con Calenda, con quel profilo programmatico, non parla più al popolo di centrosinistra». Senz’altro non ai capi di SI e Verdi, contrari all’agenda Draghi su cui si fonda il patto Pd-Azione, dove è chiaro il sì alla collocazione nella Nato, al sostegno all’Ucraina, ai termovalorizzatori, in nome di una linea riformista e non massimalista. Non a caso i rosso-verdi chiedono la «rinegoziazione dei punti programmatici». Ma Calenda stoppa sul nascere l’eventuale trattativa: «Non c’è alcuna disponibilità da parte di Azione a farlo. L’agenda Draghi è il perno di quel patto e tale rimarrà. Fine della questione».


Letta, intervenuto in serata su La7, però cerca di ricucire con i rosso-verdi. Ripropone un vertice: «Oggi sarò a Roma tutto il giorno». E lancia un appello: «Voglio fortissimamente l’intesa con Fratoianni e Bonelli perché sono tantissime le cose che ci uniscono. Farò di tutto per creare una coalizione larga in grado di battere la destra. L’agenda Draghi non è sufficiente perché era il frutto di un governo di coalizione, dobbiamo migliorarla con temi come lo Ius scholae». C’è da dire che SI e Verdi escludono, al momento, «rotture» o «porte in faccia» a Letta. Anche perché è da un anno che il segretario del Pd tesse i rapporti con Fratoianni e Bonelli.

Ma stroncano, appunto, l’intesa siglata dal segretario dem con Calenda: «È squilibrata al centro. Da ieri sembra che il leader del centrosinistra sia Calenda e noi siamo frattaglie», dicono fonti vicine a Fratoianni, «ma non può essere Calenda a dettare la nostra agenda. Così non ci stiamo. Ora Letta, che ha fatto il guaio, ci dia risposte. Dica qualcosa di sinistra. Tanto più che ha dato ad Azione il 30% dei collegi...». Insomma, il braccio di ferro potrebbe essere superato se il leader dem concedesse ai rosso-verdi, candidati nei collegi uninominali «provenienti dalla società civile». E Letta apre a questa soluzione.


Si vedrà. Di certo nel Pd c’è allarme. Un esponente dem parla di «potenziale disastro». Questo perché l’eventuale strappo dei rosso-verdi, quotati intorno al 4% secondo Youtrend, farebbe perdere al centrosinistra 14 collegi (9 alla Camera e 5 al Senato). Così ecco Matteo Ricci, della segreteria dem, provare a convincere i due ribelli: «Ciò che va siglato è un accordo bilaterale con il Pd, non con Calenda. Un accordo per noi importante perché non possiamo regalare SI e Verdi a Conte, dandogli l’opportunità di fare una campagna elettorale dicendo: “Siamo noi la sinistra”. Cosa assurda e non vera». Al Nazareno in ogni caso escludono la rottura, garantendo «contatti continui» tra i rosso-verdi e Letta, che ieri ha visto Luigi Di Maio e Bruno Tabacci alla Camera, offrendogli solo due posti in lista. La reazione: «Serve rispetto e parità di trattamento». 


OTTIMISMO DEM
«C’è bisogno di tempo, gli accordi seri non si fanno in poche ore», sostengono al Nazareno, «ora si tratta di far decantare la situazione dopo l’intesa raggiunta con Calenda. Del resto anche l’accordo con Azione sembrava difficile, ma poi è stato raggiunto».
La rottura con i rosso-verdi viene esclusa anche perché il segretario del Pd ha in mano un’arma non da poco: «A fine luglio», dice una fonte di rango di Liberi e uguali, «Letta ha chiesto al nostro gruppo della Camera di cambiare il nome e di aggiungere la denominazione: “Articolo 1-Sinistra italiana”. Questo per dare a Fratoianni la possibilità, dopo avere avuto la garanzia che avrebbe stretto il patto elettorale con il Pd, di non raccogliere firme per presentare la sua lista. Ebbene, se saltasse l’accordo, è probabile che Letta ci chieda di cambiare di nuovo il nome e di togliere il riferimento a SI. A quel punto Fratoianni sarebbe spacciato». Vero? «Beh, effettivamente il nome è stato cambiato in base a un “entente cordiale”, dunque...», conferma un’altra fonte di LeU.

Da parte sua Calenda non agevola il lavoro di tessitura di Letta. A chi gli chiede un commento sul fatto che SI non condivide l’agenda Draghi, il leader di Azione risponde così: «Se Fratoianni non la condivide deve rispondere ai suoi elettori del perché sta in una coalizione che sostiene l’agenda Draghi. È un problema suo, non mio»

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