Andrea La Rosa, l'ex calciatore ucciso: «Chiuso vivo nel bidone con l'acido»

Andrea la Rosa, perizia choc: «Era vivo quando fu chiuso nel bidone con l'acido»
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Era ancora vivo mentre si trovava in un bidone di gasolio in cui era stato spinto dopo essere stato narcotizzato e poi è morto soffocato per avere inalato i fumi dell'acido che gli è stato versato addosso. Così è stato ucciso, con «premeditazione», «crudeltà» e «particolare efferatezza», Andrea La Rosa, l'ex calciatore del Brugherio calcio ritrovato nel dicembre scorso in un fusto di benzina nel bagagliaio dell'auto di Antonietta Biancaniello, in carcere da sette mesi insieme al figlio Raffaele Rullo, entrambi accusati di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e soppressione di cadavere. 

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La dinamica del delitto, compiuto la sera tra il 14 e 15 novembre 2017 nella cantina della casa della 59enne a Quarto Oggiaro, quartiere periferico e popolare di Milano, emerge dall'avviso di conclusione delle indagini firmato dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco, assieme ad un altro particolare inquietante e soprattutto ad una nuova accusa. Ovvero il presunto tentato omicidio, da parte sempre di madre e figlio, della moglie di Rullo col solo scopo di riscuotere la polizza da 150 mila euro di un'assicurazione sulla vita che l'uomo aveva fatto sottoscrivere alla consorte. Ai carabinieri del Nucleo investigativo, che hanno condotto le indagini, la donna aveva raccontato che il 5 ottobre 2017 aveva tentato il suicidio tagliandosi le vene dopo aver assunto benzodiazepine, ma aveva spiegato anche di non ricordare l'esatta dinamica e di conoscere quei dettagli solo grazie al racconto del marito e della suocera. 
 

Dagli accertamenti, poi, è venuto a galla che i due avrebbero tentato di ammazzare anche lei. Negli atti dell'inchiesta, inoltre, si legge che il movente dell'omicidio di La Rosa era legato al denaro prestato da quest'ultimo a Rullo (circa 30 mila euro e altri 8 mila che gli aveva chiesto), e alla paura dei due presunti killer che il giovane denunciasse i raggiri da loro compiuti assieme ad altri quattro familiari (indagati a piede libero in un'altra tranche dell'inchiesta) ai danni delle assicurazioni di auto. La Rosa, secondo quanto ricostruito, era infatti diventato un creditore «pericoloso» per i due, che nelle scorse settimane hanno ricevuto anche una nuova ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Nell'inchiesta sull'omicidio, inoltre, risulta indagato per favoreggiamento anche il 72enne Sante Cascella, proprietario della rimessa dove è stato custodito per una decina di giorni, nel dicembre 2017, il fusto in cui era contenuto il corpo dell'ex calciatore. Infine, le carte delle indagine raccontano anche che madre e figlio non solo avrebbero versato acido sul giovane, mentre era chiuso nel bidone, ma avrebbero anche infierito sul corpo, procurandogli «tagli sul volto e sul collo».​
Lunedì 2 Luglio 2018, 16:55 - Ultimo aggiornamento: 4 Luglio, 00:37
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